Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: l'estetica pop e una colonna sonora straniante non bastano per rivisitare un cult

Realizzare un nuovo adattamento di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino era una sfida. La serie Amazon non riesce a ritrovare la forza dirompente del libro e del film del 1981 e si arena in un dramma adolescenziale glamour (pure troppo).

© Constantin Television_Mike Kraus/Amazon Prime Christiane in Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

C'era bisogno di un nuovo adattamento di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino? In una intervista rilasciata a Variety, il regista Philipp Kadelbach ha dichiarato che il suo primo impulso quando gli è stato proposto il progetto è stato di rifiutare. Ma poi, dopo avere letto la sceneggiatura di Annette Hess, ha cambiato idea e ha deciso di accettare. In realtà, il filmmaker di Francoforte sul Meno avrebbe dovuto prestare ascolto alla voce interiore che gli diceva di "girare al largo". 

La serie in 8 episodi prodotta da Constantin Television e Amazon Studios voleva essere una rilettura in chiave contemporanea, "provocatoria" e "controversa", della cultura della droga e dei club nella Berlino Ovest degli anni '70, rappresentata in maniera cruda e disturbante nel libro autobiografico Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino, scritto da Christiane Vera Felscherinow con due giornalisti della rivista Stern, K. Hermann e H. Rieck. Invece, è una storia Young Adult patinata e superficiale, che più di una volta porta a chiedersi quale messaggio voglia comunicare.

Quanto è glamour drogarsi e prostituirsi

La serie Amazon ha preso fin dall'inizio le distanze dal discusso film del 1981 di Uli Edel, dichiarando di voler raccontare una vicenda corale, attraverso il recupero dei nastri originali delle interviste di Hermann e Rieck a Christiane F. Il regista Philipp Kadelbach ha spiegato che l'idea era di mettere a fuoco il "caleidoscopio di circostanze" che porta i giovani(ssimi) protagonisti ad avvicinarsi alla droga e a diventarne dipendenti e che ha cercato di rappresentare l'evoluzione interiore di Christiane, Benno, Babsi, Axel, Michi e Stella attraverso l'approccio visivo:

È per questa ragione che all'inizio tutto sembra colorato e luccicante. Se parli di droga, devi spiegare perché la gente l'assume e quali sono le conseguenze. [Lo stile, n.d.r.] cambia lungo la strada. La serie è completamente diversa negli ultimi episodi e comunica sensazioni del tutto differenti.

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino: i protagonisti si preparano a bucarsi
Il "buco" diventa glamour in Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

Ma il risultato non è probabilmente quello che aveva in mente il regista. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino ha un'estetica raffinata e piena di fascino, non c'è dubbio. Ma il punto è che la bellezza visiva dilaga e ha il sopravvento sul contenuto e sul messaggio della serie. Christiane e i suoi amici sono glamour anche quando si bucano e si vendono per procurarsi i soldi per una dose. La loro disperazione, la loro distruzione interiore ed esteriore non sono un pugno nello stomaco, ma alimentano il mito della "dannazione".

Il film del 1981 (che pure ha i suoi limiti) è una finestra sull'inferno. Invece, la serie Amazon è il ritratto pop di un gruppo di amici che si drogano, si prostituiscono e muoiono, ma senza mai perdere lo stile. Il punto non è essere perbenisti o moralisti, ma Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è semplicistico in maniera disturbante e trasforma la tragedia di una generazione in un dramma adolescenziale di poco spessore.

Dov'è la forza dirompente di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino?

Probabilmente (anzi, quasi sicuramente), la serie Amazon paga lo scotto di raccontare un'epoca molto lontana e molto diversa da oggi. Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino cerca di smarcarsi scegliendo un'ambientazione atemporale, che mescola la cultura, la musica e l'estetica degli anni '70 a elementi moderni e contemporanei.

In un'intervista di qualche tempo fa, la produttrice della serie, Sophie von Uslar, ha dichiarato che l'obiettivo del nuovo adattamento era di "attrarre sia il pubblico più giovane che gli spettatori degli anni '70 che sono cresciuti con il libro". Ma decontestualizzare la storia finisce per togliere alla vicenda di Christiane e dei suoi amici gran parte della sua forza e del suo significato. Per la generazione Z, che è cresciuta con Skins ed Euphoria, non c'è niente di nuovo sotto il sole. E chi ha letto il romanzo o visto il film di Uli Edel fa fatica a ritrovarsi nel racconto patinato di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino targato Amazon.

© Constantin Television_Mike Kraus/Amazon PrimeNoi, i ragazzi dello zoo di Berlino: Christiane e Axel
L'ambientazione di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è atemporale

Va dato atto che la serie diretta da Philipp Kadelbach non indulge al voyeurismo, cosa che fa la pellicola del 1981 e che in certe storie è sempre in agguato. Per contro, il complesso, difficile e spesso desolato e desolante substrato familiare e sociale in cui prendono forma e si sviluppano le storie di Christiane, Benno, Babsi, Axel, Michi e Stella è pieno di stereotipi e finisce per essere caricaturale. Al punto da fare passare per pericolosamente patetico il personaggio di Günther, che invece è un uomo malato e pericoloso.

Troppo poco per tante premesse (e promesse)

Più in generale, tutti i personaggi di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino sono poco più che un archetipo di genere. A partire dai protagonisti. Il tempo e lo spazio per esplorare la personalità di Christiane e dei suoi amici e dare loro uno spessore c'erano o potevano esserci. A maggior ragione, perché la serie si è presa la briga di andare a recuperare i nastri originali alla base del libro e voleva essere un racconto corale. Invece, i sogni, le paure, i desideri, le fragilità dei sei giovani al centro della storia scivolano via in sordina tra rapporti d'amore, d'amicizia e familiari disfunzionali da manuale e le luci e la musica del Sound.

© Constantin Television_Mike Kraus/Amazon PrimeNoi, i ragazzi dello zoo di Berlino: il Sound
La console del Sound

E a proposito della musica, la colonna sonora, che mescola la discografia di David Bowie (un caposaldo della storia di Christiane F.) a pezzi hip hop e techno e annovera tra gli autori anche Florence + The Machine, è uno degli elementi più interessanti della serie Amazon. Al pari della colorata, raffinata resa visiva, ha un effetto straniante e finisce per essere soverchiante rispetto alla storia e ai suoi protagonisti. Ma crea quell'atmosfera reale, stridente e disturbante che Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino rincorre per tutti gli episodi, senza riuscire a trovare.

Voto 5/10

Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino trasforma un dramma generazionale in una storia adolescenziale glamour e di poco spessore. La raffinata estetica pop e la colonna sonora straniante non bastano.

Silvia Artana

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