Oxygène, il finale e la spiegazione del film Netflix con Mélanie Laurent

Il claustrofobico fanta-thriller di Alexandre Aja con Mélanie Laurent (e la voce di Mathieu Amalric) sta facendo discutere gli abbonati alla piattaforma: ecco perché, ovviamente con spoiler.

Shanna Besson / Netflix Un primo piano di Mélanie Laurent in una scena del film Oxygène

Oxygène è disponibile nel sempre più ricco catalogo Netflix da mercoledì 12 maggio. Il film è il ritorno ad una produzione in lingua francese di Alexandre Aja, l'ormai ex enfant terrible dell'horror splatter francofono, lanciato da Alta tensione e dal remake del cult Le colline hanno gli occhi.

Finita l'infatuazione per gli alligatori assassini con Crawl - Intrappolati, Aja è riuscito a dirigere questo claustrofobico film di fantascienza in seguito ad una gestazione a dir poco travagliata. La sceneggiatura di Christie LeBlanc è stata ripescata dalla Black List 2016 (i migliori copioni non prodotti quell'anno), il film doveva essere girato in inglese (con Franck Khalfoun alla regia e Aja produttore) e il ruolo della protagonista affidato ad una star di primo piano di Hollywood.

La pandemia ha modificato i piani di Getaway Films ed Echo Lake Entertainment. Aja è passato dietro la macchina da presa e la francese Mélanie Laurent ha preso il posto prima assegnato ad Anne Hathaway e poi a Noomi Rapace. Girato in Francia nell'estate del 2020, subito dopo la fine del primo lockdown, ora Oxygène esce direttamente in streaming in tutto il mondo.

Aja spiega in un'intervista a Collider di essere rimasto colpito dallo script di LeBlanc perché "mi ha fatto pensare al meglio di Buried - Sepolto, ma con un colpo di scena alla 28 giorni dopo": scopriamo insieme il finale e questo "twist" più o meno inatteso.

La trama

Cosa faresti se ti svegliassi chiuso in una capsula criogenica senza sapere come ci sei arrivato? Come reagiresti all'oscurità, allo stress e alla paranoia, all'ossigeno che sta per finire e all'incapacità di respirare? Come sopravvivresti? Sono queste le domande che si è fatto Alexandre Aja e che lascia alla protagonista, una donna che si desta dal sonno all'improvviso, intrappolata in una camera criogenica dove "si consiglia di rallentare il consumo d'aria per ritardare l'asfissia".

Perché si trova lì, avvolta in un bozzolo organico attaccata braccia, ventre e piedi a dei tubi, e non ricorda nulla di se stessa e del suo passato? Come può uscirne? L'unica voce che le parla è quella di M.I.L.O. (Mathieu Amalric nella versione originale), l'Intelligenza Artificiale e interfaccia di collegamento alla capsula "programmato per rispondere a tutte le tue nuove esigenze". M.I.L.O. la chiama "bioforma Omicron 267", ma la donna scopre presto di chiamarsi Elizabeth Hansen.

La dottoressa Hansen è una scienziata, premiata per il suo innovativo lavoro di ricerca genetica e sposata felicemente con un uomo di nome Léo Ferguson (Malik Zidi). Dopo essere entrata in contatto con la polizia, Liz comincia a visualizzare nella sua mente i ricordi della sua vita. In preda al panico perché il livello di ossigeno è al 34% e le resta pochissimo prima dell'asfissia, Elizabeth ingaggia una lotta contro il tempo per capire cosa le sta succedendo.

Shanna Besson / NetflixMélanie Laurent in una scena del film Oxygène
Liz in trappola nella capsula

Il finale

L'agente con cui Elizabeth è entrata in contatto le rivela che Léo Ferguson non esiste e che le immagini di vita coniugale che le passano davanti agli occhi sono le allucinazioni causate dalla rarefazione, come non sono reali quei topi da laboratorio che popolano l'unità criogenica. Liz chiama allora il numero del marito che M.I.L.O. ha in memoria: le risponde un'anziana, che prima nega ogni collegamento e riattacca, poi la richiama perché è in grado di aiutarla.

La donna riferisce ad Elizabeth che si trova nello spazio, a 68mila chilometri dalla Terra. Sul nostro pianeta si è infatti scatenata una terrificante pandemia (dice qualcosa?) e un virus mortale ha decimato la popolazione: anche Léo ha contratto il virus ed è morto, come milioni di altri. Liz fa parte di una missione che sta andando su un pianeta che orbita intorno a Wolf 10-61C: l'obiettivo è colonizzarlo e trovare un nuovo habitat per gli esseri umani, altrimenti destinati ad estinguersi tra due generazioni.

Shanna Besson / NetflixMélanie Laurent e Malik Zidi in una scena del film Oxygène
La pandemia irrompe in Oxygène

La polizia rispondeva agli ordini del Ministero della difesa: facendo diventare pubblica l'intera operazione e il suo risveglio, si sarebbero causati caos e panico di massa. Dal momento in cui si sono resi conto che Liz ha ripreso conoscenza, hanno fatto il possibile per evitare che recuperasse la memoria. La dottoressa Hansen è stata messa in ipersonno per portare a termine la missione: stava dormendo nell'unità da tempo. Quindi è appena partita, ma qualcosa è andato storto: c'è stato un problema e si è risvegliata, ora deve tornare in ibernazione prima che l'ossigeno scenda sotto il 2%.

Liz sposta le attività del processore 3-54, che monitora e stimola l'attività cerebrale per evitare l'atrofia cellulare, surriscaldato per la perdita delle riserve di ossigeno. "Trova il modo di far riaffiorare i ricordi, cerca Léo!", le dice la voce dell'anziana al telefono prima che la polizia faccia irruzione nella sua abitazione. Elizabeth capisce che lei, Omicron 267, è l'unica bioforma del suo gruppo risvegliata dalla collisione con l'asteroide X-375, che ha distrutto tutte le altre unità.

Concentrandosi attentamente, ricorda che anche Léo fa parte dell'operazione ed è stato inserito in una delle diecimila capsule che vede ancora galleggiare nello spazio. La bioforma del marito è Omicron 42. Liz chiede a M.I.L.O. di mostrarle la bioforma 42 e di scoprirgli il viso: è Léo, suo marito. C'è però un particolare: Léo aveva una cicatrice sul volto, che Omicron 42 non ha. Ecco cosa sono le Omicron: "riproduzioni genetiche umane non-contaminate progettate per diffondere la razza umana su Wolf 10-61C".

NetflixMalik Zidi in una scena del film Netflix Oxygène
Omicron 42: il clone di Léo

La spiegazione

Liz è un clone di 12 anni, nel quale sono stati inseriti i ricordi e le memorie della "vera" dottoressa Hansen. L'anziana donna con la quale ha parlato al telefono, la scienziata che ha inventato il sistema e che ha sostenuto di essere l'unica in grado di aiutarla, era lei stessa da anziana, ad 82 anni.

La sua scoperta sensazionale è il trasferimento di memoria, considerato impossibile dalla comunità scientifica. Almeno fino ad allora. La dottoressa Hansen l'ha testato sui ratti con successo: era questo il senso di quelle immagini dei topi nel labirinto. "Io sono te in una scatola", dice Liz sconsolata a se stessa.

Sono un maledetto clone! Non sono mai stata fuori da questa scatola! Sono usa e getta, sono un rifiuto dello spazio!

Omicron 267 ha acquisito la consapevolezza di essere un clone e di esistere da 102 minuti, mentre il livello di ossigeno è sotto il 3%, ormai prossimo alla soglia critica. M.I.L.O. avvia il protocollo di "eutanasia caritatevole", ma Liz non vuole morire: ha voglia di vivere e tornare ad abbracciare ed amare Léo. Riesce ad evitare l'iniezione letale e si riattacca ai tubi: è l'unico modo che ha per tornare nell'ipersonno. L'ossigeno è all'1%. Può tornare in ibernazione, però all'arrivo non riuscirà a risvegliarsi perché il sistema necessita almeno il 2% di O2.

L'ingegno umano, seppure in un clone, ha infinite risorse. Liz ricorda che le Omicron perse hanno enormi riserve di ossigeno: può usare le loro per ricaricarsi e proseguire il viaggio. M.I.L.O. chiarisce che "ci vorranno approssimativamente 14.227 minuti per ignorare la limitazione di sicurezza" che vincola il dirottamento dell'ossigeno. L'IA fa ripiombare la bioforma nell'ipersonno "per motivi di tutela durante la manovra".

NetflixMalik Zidi e Mélanie Laurent in una scena del film Netflix Oxygène
Léo e Liz (ovvero Omicron 42 e 267) su Wolf 10-61C

Poco male: l'arrivo di Liz/Omicron 267 su Wolf 10-61C è previsto in 34 anni. La massa del pianeta è quattro volte quella della Terra e la zona abitabile si trova al confine del giorno e della notte. L'elica che Liz ricordava tra le mani di Léo è la forma dei sistemi di atterraggio individuali delle unità, che saranno liberati dall'astronave "seminatrice" Hyve non appena entreranno nell'atmosfera di Wolf 10-61C.

Il ricordo della spiaggia di Maui, la baia di Kapalua alle Hawaii, rimanda a quello che sarà anche sul nuovo pianeta: Liz visualizza Léo (o meglio, il suo clone senza cicatrice) vestito di bianco su una spiaggia a forma di mezzaluna, come quella di Maui. I due sono sopravvissuti e si abbracciano guardando l'orizzonte: adesso possono finalmente mettersi al lavoro per popolare il pianeta e trasformarlo nel nostro "nuovo mondo".

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