Il cattivo poeta riporta a galla vecchi sospetti sulla morte di Gabriele D'Annunzio

Il film di Gianluca Jodice racconta i rapporti ambigui e tormentati tra l'eroe di Fiume e un Mussolini sempre più alleato con Hitler, fino a riportare a galla antichi sospetti sulla morte di D'Annunzio.

01 Distribution D'Annunzio osserva una statua femminile

Farà parlare di sé Il cattivo poeta, il film prodotto da Matteo Rovere che segna l'esordio registico non documentaristico di Gianluca Jodice. Il tema del fascismo - dentro e fuori i cinema - punta inevitabilmente addosso a chi lo affronta gli occhi dell'opinione pubblica, specie se poi nel trattarlo ci si concentra su un personaggio come Gabriele D'Annunzio. Il film lo racconta tra il 1936 e il 1938, quando ormai settantenne il Vate si sta spegnendo e vede intorno a sé scomparire l'Italia di Fiume.

Una nazione che aveva immaginato fiera e indipendente e invece si è affidata alla guida di un uomo che conosce bene come Benito Mussolini. La guerra non è ancora scoppiata, ma è nell'aria e Roma si sta strettamente legando al "ridicolo nibelungo" Hitler. A D'Annunzio il legame con i tedeschi non piace, così come la guida dell'Italia da parte di un uomo che aveva imparato a disprezzare. Sdegno ben ricambiato nelle alte sfere del partito fascista a Roma e raccontato dal film, principalmente ambientato al Vittoriale, sul lago di Garda. La faraonica dimora del poeta costruita a spese pubbliche è in Il cattivo poeta un mausoleo in cui D'Annunzio vive circondato da amanti, ammiratori e spie impiantate dal partito. Una parola sbagliata di una stella al tramonto della vita pubblica e culturale italiana può ancora compromettere i rapporti con la Germania nazista

Il ritratto del tardo D'Annunzio - lucido lettore del destino politico e belligerante dell'Italia ma anche cocainomane paranoico - è visto attraverso gli occhi del protagonista Giovanni Comini, giovane Federale di Brescia a cui viene chiesto di frequentare il Vittoriale e spiare cosa vi succeda. Fino a tirare una conclusione non inedita, non storicamente accertata, ma che dona al film una chiusa che si fa notare

La morte di D'Annunzio fu naturale?

Nel finale del film di Jodice D'Annunzio viene avvelenato dall'amante e infermiera altoatesina Emy Huefler. Anche se il regista non denuncia esplicitamente il fatto, la vediamo selezionare un medicinale tra i tanti assunti dal poeta e versarglierne una generosa dose nel bicchiere. D'Annunzio, impegnato a scrivere un discorso pubblico, beve la medicina e poco dopo spira alla sua scrivania, con Emy che impedisce la chiamata dei soccorsi. 

Nel finale del film Giovanni Comini sembra intuire il legame tra il commissario Rizzo (altra spia impiantata dal partito fascista) ed Emy. È Rizzo a dissuadere i fedelissimi di D'Annunzio dall'interessarsi troppo della morte del poeta, le cui condizioni fisiche e mentali erano comunque in rapido peggioramento. Lo spettatore ha rispetto a Comini ulteriori elementi a sostegno dell'ipotesi avvelenamento.

01 DistributionLuisa Baccara e Giovanni Comini
Luisa Baccara e Giovanni Comini sono tra gli amici di D'Annunzio messi da parte subito dopo la sua morte

Ha infatti visto l'ispettore origliare una conversazione tra il poeta e il giovane Federale in cui il Vate si proponeva di scrivere un discorso di monito contro l'entrata in guerra a fianco della Germania in occasione della sua investitura alla presidenza dell'Accademia della cultura italiana (ottenuta dopo la morte di Marconi). Vediamo Rizzo poco dopo appartarsi per fare una telefonata: è il primo gesto proattivo che gli vediamo fare dall'inizio del film. 

Che Rizzo sia un fascista caduto sotto il fascino di D'Annunzio e non più dalla parte del partito d'altronde è quanto viene detto all'inizio del film a Comini dai vertici romani, che però dimostrano anche diffidenza nei suoi confronti. Non è difficile immaginare come possano aver sminuito il suo ruolo in modo da avere due spie che si controllino a vicenda; una tattica utile considerando il carisma di D'Annunzio. 

I fatti reali che hanno ispirato Il cattivo poeta

Alla fine del film vengono mostrate alcune foto dei protagonisti della vicenda. Alla morte del poeta, le sue amanti e confidenti Luisa Baccara e Amélie Mazoyer vengono costrette a lasciare il Vittoriale. Il vero Giovanni Comini venne in seguito cacciato dal partito per aver scritto una lettera in cui esprimeva apertamente dubbi circa l'avvicinamento del partito alla Germania nazista. 

Il destino più interessante è quello dell'amante altoatesina Emy. La donna lasciò immediatamente l'Italia e si rifugiò in Germania, dove andò a lavorare a servizio di un alto funzionario del nazismo (il film non lo specifica, ma dovrebbe trattarsi del ministro degli esteri dell'epoca Von Ribbentrop), corroborando l'ipotesi che la donna fosse una spia che il governo tedesco aveva piantato in seno alla corte di D'Annunzio.

01 DistributionD'annunzio e Comini conversano al Vittoriale
Il D'Annunzio del film è un lucido lettore dei destini politici dell'Italia fascista

Le fonti storiche sembrano per lo più concordare sul fatto che D'Annunzio sia morto di emorragia celebrale, in un quadro clinico peggiorato dal consumo intensivo di cocaina e dalla sifilide di cui soffriva. L'assassinio di D'Annunzio non sarebbe stato necessario, insomma, ma è una conclusione perfetta per un film che rende da metaforico a concreto il deteriorarsi dei rapporti tra il Vate e il Duce. Non è nemmeno un'ipotesi del tutto irrealistica, per cui la sceneggiatura di Jodice trova il giusto equilibrio da licenza narrativa e contesto storico. 

  • D'Annunzio muore avvelenato da un'eccessiva dose di medicinali somministrati dall'amante, infermiera e probabile spia tedesca Emy, su soffiata del commissario Rizzo circa le sue intenzioni di criticare pubblicamente l'alleanza con Hitler in occasione del discorso all'Accademia della cultura italiana. 

    Al funerale di D'Annunzio, Comini riceve dall'amante del poeta una piuma di pavone che gli ha lasciato il Vate, segno che l'incredibile storia delle sue prodezze sessuali con una fruttivendola raccontata dal poeta al Federale è probabilmente vera. 

  • Secondo le principali biografie dedicate al poeta, D'Annunzio morì d'emorragia celebrale, in un quadro clinico peggiorato dal consumo intensivo di cocaina e dalla sifilide di cui soffriva. L'assassinio di D'Annunzio non sarebbe stato necessario, insomma, ma è una conclusione perfetta per un film che rende da metaforico a concreto il deteriorarsi dei rapporti tra il Vate e il Duce. Non è nemmeno un'ipotesi del tutto irrealistica, per cui la sceneggiatura di Jodice trova il giusto equilibrio da licenza narrativa e contesto storico. 

  • Sì. 

    Giovanni Comini è stato il Federale di Brescia incaricato di tessere rapporti con il poeta. Dopo la morte di D'Annunzio entrò in aperto dissenso con il partito proprio sulla questione dell'alleanza con Hitler e venne cacciato. 

  • I rapporti deterioriati tra D'Annunzio e Mussolini sono ritratti con discreta verosimiglianza storica, così come le figure principali del film sono tutte storicamente esistite, a partire dalle spie fasciste al Vittoriale Comini e Rizzo. 

    Sulla morte di D'Annunzio invece il film opta per l'ipotesi dell'avvelenamento da parte della probabile spia tedesca Emy: una teoria circolata per anni, ma senza alcun tipo di evidenza storica. 

    Potete saperne di più in merito leggendo l'approfondimento dedicato

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