Come finisce Bastardi senza gloria? La spiegazione del film di Tarantino

Il finale "impossibile" del film di Quentin Tarantino ha l'ardire di riscrivere la storia: l'analisi del monologo del tenente Aldo Raine (Brad Pitt), la soggettiva di Hans Landa (Christoph Waltz) e la musica che accompagna i titoli di coda.

Universal Pictures Brad Pitt e B. J. Novak nella scena finale di Bastardi senza gloria

Il cinema ha il potere e la forza di riscrivere la storia. Da Bastardi senza gloria a C'era una volta a... Hollywood, passando per Django Unchained, Quentin Tarantino compone una trilogia nella quale è davvero possibile debellare i nazisti, eliminare la schiavitù degli afro-americani e cancellare un massacro come quello di Cielo Drive che ha segnato la fine di un'epoca.

Nel 2009 Bastardi senza gloria raccoglie 321 milioni di dollari al botteghino internazionale e diventa il maggior incasso del regista californiano, almeno fino alla rivisitazione di Django. I "Basterds" del titolo sono i soldati ebrei statunitensi mandati nella Francia occupata dai tedeschi durante la Seconda guerra mondiale per far fuori più nazisti possibile.

Il finale "impossibile" del film è il punto massimo del "revisionismo" storico-cinefilo di Tarantino. Una conclusione come uno scalpo, a ribadire che "l'uniforme si può bruciare, ma un tatuaggio del genere no: ti segna a vita".

Il finale del film

La giovane ebrea Shosanna (Mélanie Laurent), scampata per miracolo allo sterminio della sua famiglia, si è unita al manipolo dei Bastardi e ha attuato il suo piano di vendetta: far saltare per aria il cinema nel quale gli alti ranghi del Terzo Reich stanno ammirando Orgoglio della nazione, il film (nel film: l'ha diretto "l'Orso Ebreo", Eli Roth) con il soldato di prima classe ed eroe di guerra Frederick Zoeller (Daniel Brühl).

Grazie alle pellicole infiammabili in nitrato, i nazisti vengono "arrostiti". Non solo: Adolf Hitler, Joseph Goebbels e la sua amante Francesca Mondino, Hermann Göring, l'attore Emil Jannings e Martin Bormann sono crivellati a colpi di mitra. L'unico che nella celebre "scena degli italiani" ha capito quanto stava per accadere è Hans Landa (Christoph Waltz). Grazie al suo italiano perfetto, il colonnello nazista ha spiazzato tutti, compresa Bridget Van Hammersmarck (Diane Kruger), e si è assicurato una via d'uscita siglando un accordo con i nemici.

Landa fugge in camion attraverso i boschi e arriva alle linee americane, accompagnato dal fedele tecnico radio Hermann. Nel vano di carico ci sono ammanettati il tenente Aldo Raine (Brad Pitt), il redneck del Tennessee (nella sceneggiatura Tarantino lo descrive come "the hillbilly from the Smoky Mountains"), e il soldato Smithson Utivich (B. J. Novak), meglio noto come il Piccolo. Landa li fa scendere e ordina a Hermann di togliere loro le manette.

Il colonnello si consegna ufficialmente a Raine consegnandogli pistola e coltello. "Siamo suoi prigionieri", dice sorridendo sornione, sicuro del patto che ha stipulato con gli americani: la morte di tutti i gerarchi nazisti presenti al cinema in cambio di un salvacondotto per avere salva la pelle. Ma il primo a morire è Hermann, freddato a bruciapelo dal tenente. "Scalpa Hermann", suggerisce subito a Utivich. "Mi sono accordato col tuo generale per la vita di quest'uomo!", urla Landa.

Sì, hanno fatto l'accordo ma non gliene frega un cazzo di lui: gli servi tu.

"Ti fucileranno per questo!", ribatte Landa. La replica di Raine è formidabile.

Naaa, non credo. Magari una lavata di testa. Una più, una meno... Sai, Utivich e io abbiamo sentito l'accordo che hai fatto coi pezzi grossi: far finire la guerra. Lo farei anch'io un accordo così. Non ti biasimo, è un ottimo affare. E quel bel nido che ti sei preparato... Beh, se sei disposto a fare alla brace tutto l'alto comando, penso che un'alta considerazione te la meriti. Ma vorrei farti una domanda: quando avrai quel tuo posticino sull'isola di Nantucket, immagino che vorrai toglierti la sua elegante uniforme da SS. È vero? È quello che pensavo. Ecco, questo non lo sopporto. Insomma, se facessimo a modo mio porteresti questa uniforme per il resto della tua vita da succhiacazzi. Ma mi rendo conto che non è pratico, a un certo punto te la toglieresti. Così, ti darò una cosetta che non ti potrai togliere.

Raine sfodera il coltellaccio Apache e con la lama solleva il cappello di Landa. Ora può finalmente infilzarlo sulla fronte e praticare il marchio riservato a ogni nazista lasciato in vita: la svastica incisa sul viso.

A quel punto Aldo l'Apache, in soggettiva di Landa, finisce il lavoro con una frase altrettanto epica.

Sai che ti dico, Utivich? Questo potrebbe essere il mio capolavoro!

La musica della scena finale

"Questo potrebbe essere il mio capolavoro", sono le parole di Raine (e dello stesso regista…) che chiudono Bastardi senza gloria. Sul classico "Written and Directed by Quentin Tarantino" in giallo su fondo nero, partono le note di Rabbia e tarantella di Ennio Morricone. Il brano è il tema principale della colonna sonora di Allonsanfàn dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani.

Tarantino sogna da anni di avere una composizione originale del Maestro in un suo film. Ma nel 2017 Morricone è impegnato a scrivere le musiche di Baarìa di Giuseppe Tornatore e concede a Tarantino l'uso di tre composizioni realizzate per altri film. Oltre a Rabbia e tarantella, nella colonna sonora di Bastardi senza gloria si ascoltano The Verdict (Dopo la condanna) e The Surrender (La resa), entrambe dallo score del western La resa dei conti, diretto nel 1966 da Sergio Sollima e interpretato da Tomas Milian e Lee Van Cleef.

La spiegazione di Tarantino

In un'intervista concessa a Ella Taylor per The Village Voice, Quentin Tarantino torna sulla questione dello scalpo e ripercorre il background di Aldo Reine. Nonostante sia un uomo del profondo Sud degli States, il tenente non incarna gli stereotipi del razzista southerner bianco. Anzi.

Aldo ha lottato contro il razzismo nel Sud. Ha combattuto contro il Ku Klux Klan prima di entrare nella Seconda guerra mondiale. E il fatto che sia in parte 'nativo' è un aspetto molto importante di tutta la concezione del personaggio, anche di trasformare gli ebrei in indiani americani che lottano per una causa persa. Reine è legittimamente un nativo.

Nella sceneggiatura originale, Tarantino aggiunge al monologo di Aldo l'Apache una frase poi tagliata nel final cut: "Saremo crudeli con i tedeschi. Sarà il pensiero di noi a torturarli". I Nazi come il Klan, Raine come un "southern man" pronto a schiacciare il male ed estirpare il disumano dal mondo.

Gli ebrei come i nativi delle First Nations, per far sì che non rivivano il loro genocidio, la loro storia di nazione smembrata e violentata. Non è certo un caso che i "Basterds" riuniti da Reine siano tutti della seconda generazione di ebrei nati in America: Donowitz, Utivich, Ulmer (Omar Doom), Hirschberg (Samm Levine), Kagan (Paul Rust).

Universal PicturesBrad Pitt nella scena finale di Bastardi senza gloria
La cicatrice sul collo di Aldo l'Apache

Il tenente ha una caratteristica cicatrice sul collo: è il segno di un cappio. Come se, ai tempi del KKK, fosse sopravvissuto ad un linciaggio. La nasconde per tutto il film, la mostra soltanto alla fine dalla camicia sbottonata, quando si ritrova faccia a faccia con Landa. "Sono schiavo delle apparenze", ha detto poco prima al colonnello chiedendo a Utivich di ammanettarlo.

Aldo sa bene che Hans Landa può semplicemente togliersi l'uniforme e diventare un uomo qualunque: nessuno saprà mai della sua storia da nazista a Nantucket. È quello che è successo davvero a tanti ufficiali delle SS in fuga dalla Germania dopo la Seconda guerra mondiale, spesso coperti dal Vaticano e dalle dittature latinoamericane.

Landa non deve sfuggire al suo destino: come i nazi-fascisti hanno costretto gli ebrei ad indossare la stella di David gialla con soprascritta la parola "Jude", così lui porterà una svastica (l'unica che si vede in tutto il film) incisa sulla fronte per tutta la vita. Gli Stati Uniti sono una nazione fondata sull'odio e il disprezzo razziale. Ad abbandonare lo stigma associato al colore della pelle ci sono Aldo e i suoi uomini. Soltanto così, suggerisce Tarantino, l'umanità potrà evitare di affrontare la sua fine.

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