Dieci anni di Black Widow: Scarlett Johansson spiega come è cambiata Natasha da Iron Man 2 al film a lei dedicato

A oltre dieci anni dalla sua apparizione in Iron Man 2, la Vedova Nera di Scarlett Johansson arriva al cinema con un film dedicato: né un'origin story né un prequel, bensì il racconto di come sia cambiata Natasha (e la sua attrice).

Disney Natasha si commuove

"Meglio tardi che mai" è la risposta che Scarlett Johansson dà a chi le chiede perché ci siano voluti così tanti anni per arrivare e un film dedicato a la Vedova Nera; uno degli Avengers fondatori, un personaggio amatissimo del MCU. Apparso per la prima volta già nel 2010 in Iron Man 2, il personaggio di Black Widow è per giunta interpretato da una delle attrici più famose e richieste al mondo. 

Oltre i modi di dire, nella lunga intervista che ha rilasciato a Collider nel 2019 (congelata finora a causa dello slittamento del film) Scarlett Johansson si dimostra consapevole di quanto le cose siano cambiate dentro e fuori l'universo della Marvel, per Natasha Romanoff ma anche per sé stessa. Ora che è madre sente come attrice e come donna di aver superato le insicurezze di dieci anni fa, che hanno pesato anche sul personaggio di Natasha. La pressione di essere sempre bellissima e desiderabile per gli altri è sparita. Non solo: è consapevole di quanto sia cambiata la sua stessa percezione e quella delle giovani generazioni di donne rispetto al proprio corpo e al proprio valore. 

Tanto da ammettere in tutta franchezza che dieci anni fa Black Widow sarebbe stato un film molto differente, così come lei era una donna molto diversa. All'epoca anche la sua eroina faticava ad uscire da una forte sessualizzazione del personaggio. Tra le righe s'intuisce facilmente che Johansson è più che contenta di aver aspettato. Il cambio di sensibilità, la body positivity, il #MeToo hanno di certo influito sull'aspettativa che ha il pubblico rispetto alle eroine, da cui oggi si pretende molto di più della semplice avvenenza. 

Un "pezzo di carne" ipersessualizzato

Johansson non accusa, anzi non si tira indietro dall'autocritica. Sì, Natasha nella sua prima apparizione in Iron Man 2 era una bomba sexy, descritta unicamente come desiderabile. L'inviata di Nick Fury era esplicitamente desiderata da Tony Stark stesso, con una battuta allora azzeccata, ma oggi dai risvolti un po' infelicI: I want some, ne voglio un pezzo. Come se Natasha fosse una pietanza prelibata, un oggetto desiderabile. Johansson ha ricordato le sensazioni dell'epoca rispetto a quel passaggio: 

Sì a un certo punto la apostrofa come un pezzo di carne e forse all'epoca aveva l'aspetto di un complimento. Capisci cosa intendo? Il mio modo di pensare era differente. Il mio stesso amor proprio era probabilmente influenzato da questo tipo di commenti, come quello di molte giovani donne. 

Adesso però la sensibilità generale sta cambiando. Tanto che Black Widow non racconta una sterile competizione tra Natasha Romanoff e Yelena Belova (Florence Pugh), bensì un rapporto tra donne così stretto da somigliare a una sorellanza.

MarvelLa prima apparizione di Vedova Nera nell'universo Marvel
All'epoca certe battute infelici sembravano complimenti anche a me, ammette Johansson

Uno sviluppo nato nelle lunghe sessioni di prove durante la lettura della sceneggiatura, in cui le attrici hanno fatto proprio il copione, portando anche a molti cambiamenti. Senza tagliare le parti meno desiderabili, il dolore, la fatica. Un approccio forse impensabile dieci anni fa. 

Natasha è potente perché vulnerabile

La stessa percezione di Natasha è cambiata negli anni. In Iron Man 2 è una fredda agente sotto copertura che non esita ad usare la sua avvenenza come arma di seduzione su cui le sta intorno. La sua stessa ipersessualizzazione è la sua forza, la sua arma finale, ha ricordato l'attrice. 

Negli anni però Natasha Romanoff è uscita da questa logica, acquisendo importanza e rispetto all'interno degli equilibri del MCU e nei rapporti con gli altri Avengers.

DisneyUn primo piano di Natasha poco prima di morire in Endgame
Il sacrificio di Natasha in Endgame è figlio del fatto che ora accetta la sua vulnerabilità, spiega l'attrice

Il suo sacrificio in Endgame è un gesto potente perché altruistico e disinteressato. Dopo tante lotte e tanti momenti difficili (Civil War e Infinity War l'hanno messa a dura prova come essere umano) Natasha non teme più di mostrare la sua vulnerabilità. La mette al servizio di Occhio di Falco e degli altri Avenger, sacrificandosi per salvarli tutti.

Black Widow non è un origin story

Scarlett Johansson sapeva della morte di Natasha sin dalle riprese di Infinity War. L'attrice ha dichiarato che le circostanze della morte del personaggio l'hanno aiutata ad assumere la giusta prospettiva rispetto al film a lei dedicato, Black Widow, ambientato dopo gli eventi di Civil War

In Black Widow Natasha si ritrova fare i conti con una situazione nuova e per lei spaventosa: avere totale libertà d'azione, decidere autonomamente come comportarsi e cosa fare. Fino a quel momento Natasha ha fatto parte di associazioni più grandi (lo S.H.I.E.L.D., gli Avengers, la Red Room), in cui seguire gli ordini e fare squadra. Dopo Civil War si ritrova sola, si sente perduta e si ritrova a reagire. 

Per questo motivo Scarlett Johansson è felice che Black Widow non sia la solita origin story:

Non ho mai voluto girare una origin story perché non volevo tornare sui miei passi. Volevo andare avanti. Anche se il film guarda al passato, avrà tutto senso quando lo vedrete. 

Manca poco: Back Widow arriverà nelle sale italiane il 7 luglio 2021

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