Proud Mary, il finale del film con Taraji P. Henson, spiegato

L'action con la Cookie Lyon di Empire, diretto dal regista di Attacco al potere 2, fa il verso ai classici della blaxploitation, fino a un finale molto più conciliatorio dei polizieschi black anni '70 dalle travolgenti colonne sonore.

Dana Starbard / Sony Pictures Taraji P. Henson in una scena del film Proud Mary

Proud Mary, capace di evocare, sin dal titolo che cita la celebre cover di Ike e Tina Turner dei Creedence Clearwater Revival, la blaxploitation e il connubio tra cinema e blackness, è una storia di affermazione personale, orgoglio ed emancipazione, non soltanto femminile. Il film, diretto da Babak Najafi (l'iraniano-svedese dei sequel: Attacco al potere 2 e Snabba Cash II), ha per protagonisti Taraji P. Henson e il promettente Jahi Di'Allo Winston.

Produzione griffata Screen Gems (che per l'occasione rispolvera il logo degli anni '60 e '70), Proud Mary è un black movie di puro intrattenimento, senza eccessive pretese ma arricchito da irresistibili musiche soul funk di ieri e di oggi, su tutti The Temptations e Billy Stewart, Anthony Hamilton e Meshell Ndegeocello. Il finale? Un'occasione (piuttosto prevedibile e consolatoria) di riscatto e autodeterminazione.

La trama

La storia di Proud Mary, che saccheggia a piene mani da Una notte d'estate - Gloria di John Cassavetes e Nikita e Léon di Luc Besson, prende le mosse dal lavoro della Mary del titolo: una affascinante e spietata killer professionista che lavora al soldo di una famiglia criminale di Boston, guidata dall'anziano boss Benny (Danny Glover) con il figlio Tom (Billy Brown).

Nelle scene iniziali del film, Mary mette a segno l'ennesima difficile missione: assassinare un allibratore indebitato per più di centomila dollari. Ammazzato il bersaglio a sangue freddo, la hitwoman si rende conto che l'uomo ha un figlio di nome Danny. A causa del senso di colpa, un anno dopo ritroviamo Mary ancora immersa nel crimine ma sempre sulle tracce dell'orfano, diventato frattanto un ladruncolo che fa il "mulo della droga" per conto dello zio (Xander Berkeley), un trafficante che non si fa troppi scrupoli a sfruttare e picchiare i minori ai suoi ordini.

Durante una consegna, Danny subisce il furto dello zaino con l'eroina e resta ferito privo di sensi in un vicolo. È qui che Mary, tenendolo d'occhio da lontano, lo soccorre e lo ospita nel suo appartamento. Ormai vittima della sua coscienza, la sicaria è colpita dai segni di violenza sul corpo di Danny e piomba nell'ufficio dello zio, facendo fuori lo spacciatore e i suoi tirapiedi.

È una mossa impulsiva e azzardata: l'omicidio scatena una guerra tra le bande bostoniane, quella del suo capo Benny e quella capitanata da Luka (Rade Serbedzija), il nipote del morto. Nonostante i sospetti e la condiscendenza di Tom, con il quale ha avuto una relazione, e l'ennesimo omicidio del pervertito Walter (Neal McDonough), individuato come capro espiatorio perfetto per far ricadere la colpa della morte dello zio, Mary non riesce ad evitare la battaglia fra i clan rivali. La faida avrà conseguenze fatali sul rapporto tra lei e Danny, con il quale ha ormai instaurato un legame forte e intenso.

Dana Starbard / Sony PicturesJahi Di'Allo Winston e Taraji P. Henson in una scena del film Proud Mary
Danny e Mary sono sempre più legati tra loro

Il finale, spiegato

Danny non sa ancora che è stata proprio Mary ad uccidere suo padre. L'equilibrio si spezza quando, in occasione del compleanno di Mina (Margaret Avery), la moglie di Benny, il boss invita Mary e Danny a cena nella loro lussuosa villetta. Nel corso della serata, Mary confessa al suo capo che vuole voltare pagina, tirarsi fuori e cambiare vita: è ora di darci un taglio con la criminalità.

In quell'occasione Tom capisce che Danny è il figlio dell'allibratore Miller, ammazzato un anno prima da Mary a Jamaica Plain. Il giorno successivo, la "famiglia" si rimette al lavoro per stanare gli scagnozzi di Luka che hanno attentato alla vita del "vecchio" Benny. Mary viene colpita durante il conflitto a fuoco e mentre è a casa per curarsi le ferite, Tom rivela al padre da dove arriva quel "ragazzino" di cui la hitwoman si sta prendendo cura. "Quando stai meglio ce ne andiamo: andiamo via, lontano", chiede Danny alla sua salvatrice, che addormentandosi sul divano risponde quasi sconsolata: "Ci ho provato, non me lo permetteranno".

L'unica soluzione che resta a Danny per ricominciare da zero è risolvere la faccenda a modo suo: ruba una pistola dall'armadio di Mary, prende la metro e va all'ufficio di Benny per regolare definitivamente i conti. Qui è riconosciuto da Jerome (Owen Burke), l'uomo che ha minacciato all'inizio del film e che ora lavora per l'organizzazione di Benny.

Quando il ragazzo chiede al capo di Mary di lasciarla andare via, il boss gli spiattella la verità: è stata la killer a fare fuori suo padre. Danny è sconvolto, non crede a quelle parole e punta l'arma addosso a Benny. Nel frattempo, Mary irrompe nell'ufficio e impone a Danny di scappare. Arriva anche per il padrino il redde rationem. "Ti ho accolto a braccia aperte, ti ho dato una famiglia, sono stato un padre per te", le ricorda Benny. "È la favola che vuoi raccontarti", replica Mary. Il capo non può concedere la libertà a quell'ingrata perché "tu sei mia e non devi andare da nessuna parte", proprio come lo zio diceva a Danny. La risposta di Mary è l'unica possibile: una pallottola al cuore e l'inevitabile fuga.

Dana Starbard / Sony PicturesTaraji P. Henson in una scena del film Proud Mary
La resa dei conti di Mary con la sua "famiglia"

Benny è morto e Mary è fuggita con la sua Maserati. Tom viene a sapere da Jerome che Danny è stata l'ultima persona ad aver visto suo padre e crede quindi che sia stato il ragazzino ad ucciderlo. Mary, intanto, trova Danny nel suo "rifugio" sul molo della città a LoPresti Park. La donna finalmente confessa: quello che ha detto Benny è la pura e semplice verità. Ma la rivelazione di Danny è altrettanto sorprendente: sua mamma ha lasciato suo padre quando aveva sette anni, lui era "la sola cosa che non ha preso". "Si è scordata di prendermi", ammette in lacrime.

Mary rivela che si è occupata di lui non perché era guidata dal senso di colpa, bensì poiché ci teneva davvero. Ha fatto di tutto per ritrovarlo, sin dal giorno in cui ha ucciso il padre. Troveranno insieme un modo per uscirne vivi. Quando Mary rientra nel suo appartamento a prendere soldi e armi, gli uomini di Tom le sono alle calcagna e rapiscono Danny. L'esca funziona: Mary va nel covo della "famiglia", libera il ragazzo e fa fuori tutti i galoppini della gang.

Il faccia a faccia con Tom è ineluttabile. "Noi siamo la tua vera famiglia: se il vecchio non ti avesse tolto dalla strada, saresti una barbona che fa pompini per una pera. Notizia bomba, Mary: tu non hai istinto materno", le urla in faccia Tom. Mary gli volta le spalle e va via. Quando Tom prende coraggio e spara, lei risponde al fuoco e colpisce il suo ex. "Notizia bomba, coglione: io ho assolutamente istinto materno", è la battuta che chiude lo "standoff" prima del colpo mortale che centra Tom in piena fronte. Mary e Danny sono uguali: sono due sopravvissuti, hanno avuto un'infanzia segnata da abusi e tormenti. Ora possono abbracciarsi, mollare quella vita, fuggire verso un posto "caldo e accogliente" e ripensare tutto: il proprio passato, un destino che sembrava segnato e il futuro che verrà.

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