Free Guy, la recensione del film con Ryan Reynolds in anteprima dal Festival di Locarno 2021

Disney eredita da Fox un divertente blockbuster a tema videoludico e ci mette mano aggiungendo il suo tocco (e i suoi franchise). La recensione di Free Guy - Eroe per gioco.

Disney Reynolds con gli occhiali da sole in Free Guy

Guy si sveglia ogni mattina, saluta il suo pesce rosso, fa colazione e si veste sempre allo stesso modo, prende sempre il solito caffè e arriva in banca, in attesa di affrontare insieme al suo amico poliziotto una routine interminabile fatta di rapine e assalti all'istituto di credito in cui lavora. Per Guy questo tran tran quotidiano insieme ordinario e folle è la normalità: d'altronde lui è il personaggio non giocabile di un videogioco online di grido, intitolato Free City, l'ossessione del momento per i videogiocatori di mezzo mondo (che come dinamiche ricorda vagamente GTA). 

Solo che Guy non lo sa e, entusiasta della sua vita instradata su binari ben precisi, non si rende conto di non poter deviare nemmeno un centimetro da quanto il codice binario del gioco gli impone di fare, fosse anche solo ordinare un tipo di caffè diverso la mattina al bar. Chi indossa gli occhiali da sole in Free City - i giocatori connessi al gioco che utilizzano un avatar - hanno libertà assoluta di fare quello che vogliono, ben oltre le missioni del gioco, spesso ai danni dei personaggi non giocabili, che subiscono di tutto e poi semplicemente si riavviano in un loop infinito. L'incontro con la bella e sprezzante Molotov Girl (Jodie Comer) scuote qualcosa in Guy, che comincia a vedere tutti i limiti della sua vita e del suo modo d'essere. 

Se non fosse chiaro sin dalla locandina che si tratta di un film leggero e frizzante, se la presenza di Ryan Reynolds nel ruolo del Guy di nome e di fatto ("guy" in inglese è un modo generico per indicare una persona di sesso maschile, un tizio, un tipo) verrebbe quasi da pensare che Free Guy - Eroe per gioco sia una sorta di The Truman Show con protagonista un'entità digitale. La vera sorpresa è che, pur non cedendo mai il suo approccio mainstream e la sua vena comica e action, in effetti il film diretto da Shawn Levy non si tira indietro nemmeno su questo versante. 

Free Guy - eroe per gioco è davvero ambizioso

Lungi dall'essere il film in grado di raccontare criticamente e in maniera memorabile il mondo videoludico al cinema - mondo che a sua volta per narrazioni e specifiche tecniche ormai compete gomito a gomito con il cinema - Free Guy fa notizia perché questo tipo di discorso lo tenta. Il film parte dal più facile degli spunti, quello con cui il pubblico ordinario si può identificare fortemente. Come avveniva in Lego Movie o Ralph Spaccatutto, Free Guy è la storia di una persona che non sta sfruttando il suo potenziale vitale, intrappolata in una routine tediosa che non riesce nemmeno a identificare come tale. Metaforicamente castrata, ma con il sorriso sulle labbra. 

DisneyRyan Reynolds entra in un cantiere
Free Guy non manca di ambizione, senza però contraddire la sua natura commerciale

Ryan Reynold ha quel volto (e corpo) da ragazzone americano perfetto per la parte, oltre a portare con sé un pregresso (cine)comico che rafforza ulteriormente l'epopea scanzonata di Guy. In parallelo, nel mondo reale, si sviluppa una storia altrettanto convenzionale di un cattivo magnate dell'industria videoludica interpretato da Taika Waititi che sfrutta e ruba le idee dei suoi giovani e idealisti programmatori, che sognano un mondo videoludico con un'etica e una rilevanza propria. 

Disney, basta occhiolini ed easter egg!

L'aspetto più affascinante di Free Guy è come tenti davvero di far dialogare il mondo virtuale e quello reale, mettendoli sullo stesso piano, senza sminuirne...verrebbe da dire l'umanità, ma sarebbe più appropriato parlare d'intelligenza? Autocoscienza? Fate voi. Non stiamo certo scomodando film come Her di Spike Jones, ma ciò che rende Free Guy davvero una bella sorpresa è come non istupidisca il suo spunto per paura di far riflettere il proprio pubblico mentre lo divertente. 

In questo senso ho trovato particolarmente stonata - seppur efficacissima - la volontà di Disney d'inserire a posteriori (probabilmente ritoccando il progetto originale di Fox) una marea di citazioni e riferimenti provenienti dal suo universo di marchi e franchise. Non solo Free Guy aveva la forza e il carattere per stare in piedi senza bisogno di simili additivi, ma lo spazio riservato agli stessi frena possibili, ambiziosi sviluppi della pellicola nel suo discorso videoludico ed etico principale. L'ossessione di Disney di brandizzare ogni pellicola che si ritrova per le mani, anche e se slegata dai suoi franchise principali, sta diventando asfissiante.

DisneyGuy e Molotov Girl ridono felici
È interessante come Guy e Molotov Girl rimangono sullo stesso livello, anche quando comprendono le differenti "nature" reciproche

Free guy - eroe per gioco invece è una bella scoperta e un film per cui vale la pena di tornare in sala questo agosto. La pellicola arriverà nelle sale italiane 11 agosto 2021

Voto 7/10

Ryan Reynolds guida con leggerezza un film che vuole divertire, ma che dispensa un paio di riflessioni non banali sul nostro rapporto con il mondo dei videogiochi e delle intelligenze artificiali.

Elisa Giudici

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