Le donne e l'assassino, il documentario true crime Netflix sulla Bestia della Bastiglia

Arriva sulla piattaforma streaming il film della regista Mona Achache e della giornalista investigativa Patricia Tourancheau sul serial killer Guy Georges e le due donne che con ostinazione e caparbietà l'hanno inchiodato consegnandolo alla giustizia.

Netflix Una scena del documentario Le donne e l'assassino

Nel 1997, un'attenta e minuziosa inchiesta della dirigente a capo della polizia francese riapre il caso di Guy Georges, il serial killer che ha terrorizzato Parigi per più di dieci anni. L'assassino ha commesso i primi delitti tra il 1979 e il 1982, poi sembrava scomparso nel nulla. Ma dopo che ha ripreso a uccidere, Georges è stato finalmente smascherato.

Una delle pagine più inquietanti e drammatiche di cronaca nera nella storia francese è ora al centro di Le donne e l'assassino, un'indagine approfondita (dura 92 minuti) di genere true crime sulle due donne che hanno dato la caccia e catturato la "bestia della Bastiglia", il maniaco che nella zona della storica fortezza avvicinava le sue "prede".

Il documentario arriva in streaming su Netflix giovedì 9 settembre 2021 ed è costruito sulle interviste filmate alle persone che di questo caso hanno fatto una questione personale: Martine Monteil, il capo della Brigade criminelle che riapre i fascicoli in seguito alla morte di Magali Sirotti, avvenuta nel settembre del 1997; la madre mai doma di Hélène Frinking, una delle vittime, studentessa 27enne in medicina uccisa la notte dell'8 luglio 1995.

NetflixIl poster del documentario Le donne e l'assassino
Il poster del doc true crime Le donne e l'assassino

Chi è Guy Georges

Le donne e l'assassino ricostruisce le complicate indagini, le ricerche e la serrata caccia all'uomo. Tutto comincia grazie ad una superstite, Élisabeth Ortega, miracolosamente scampata all'assassino. Monteil riesce a ricavare un identikit e incrociando i dati capisce che il "mostro" è tornato a colpire.

Nato nel 1962 a Vitry-le-François come Guy Rampillon, Guy Georges stupra e ammazza giovani donne nei quartieri est di Parigi. Tra il 1991 e il 1997 ha ucciso e stuprato sette ragazze, anche se il numero delle vittime potrebbe essere superiore e arrivare a più di venti. Di origini antillane, Georges è figlio di un soldato statunitense e di Hélène, una prostituta. Adottato da una coppia che ha già sette figli, mostra disturbi psichiatrici sin dall'adolescenza e manifesta un'aperta aggressività nei confronti delle sorelle.

Ormai cresciuto, vagabonda per la città e dorme nei sobborghi di Parigi, frequentando torbidi giri di droga e prostituzione. Nel 1983 subisce la prima condanna per oltraggio al pudore, mentre nel 1985 arriva quella per violenza sessuale.

Georges comincia ad uccidere nel 1991. Tra il primo e l'ultimo delitto, è arrestato e condannato due volte per stupro e aggressione. Eppure, riesce ad approfittare del regime di semilibertà. Soltanto nel 1998 la tenace e scrupolosa Magali Sirotti ha l'idea di riunire i diversi fascicoli sul conto di Georges. Confrontandoli, si rende conto che c'è un preciso modus operandi.

Lo schema comportamentale della "bestia" è consolidato. Guy è un ragazzo di bell'aspetto, dagli occhi neri e profondi e i capelli rasati. Si apposta all'esterno dei locali notturni di Parigi, segue le ragazze che escono dai club per vedere dove abitano e sceglie quelle che vivono sole.

A quel punto mette in atto il piano: entra nell'appartamento, immobilizza, lega e imbavaglia la vittima, la uccide a pugnalate, tortura il corpo, squarta il cadavere e su di esso compie atti sessuali. Il feticismo lo porta a conservare come trofei indumenti e oggetti appartenuti alle ragazze.

Quando viene catturato, Georges finisce in carcere ma si rifiuta di confessare: si chiude in un mutismo totale. Rompe il silenzio nel 2001, durante il processo: le prove e i riscontri del DNA sono così schiaccianti che ammette gli omicidi.

Descritto dalle perizie come uno "psicopatico narcisista", è condannato all'ergastolo nell'aprile del 2001, senza possibilità di libertà condizionata per 22 anni. Nel frattempo, la "bête de la Bastille" si guadagna tanti soprannomi: Joe the Killer, le tueur de l'Est parisien, G le maudit.

Rinchiuso nel carcere di Ensisheim, diventa persino oggetto di una macabra fascinazione da parte di diverse giovani donne, con le quali scambia parecchie lettere dalla cella. Una studentessa di giurisprudenza di 23 anni finisce addirittura per innamorarsi di lui, come rivela La Dépêche.

Le registe di Le donne e l'assassino

Dietro Le donne e l'assassino ci sono Mona Achache e Patricia Tourancheau. Classe 1981, Achache è la regista franco-marocchina dell'adattamento Il riccio (dal romanzo bestseller L'eleganza del riccio di Muriel Barbery) e della commedia Les gazelles.

Tourancheau è la giornalista di nera di Libération che si è occupata per il quotidiano del caso Georges, dell'affaire Rey-Maupin (la giovane coppia che nel 1994 ha ucciso un autista di taxi e tre poliziotti con un fucile a pompa e un revolver) e dell'affaire Grégory, l'omicidio di Grégory Villemin, un bambino di quattro anni ritrovato in un canale della Vologne, a Docelles.

NetflixPatricia Tourancheau in una scena del doc Le donne e l'assassino
Patricia Tourancheau, la giornalista di nera di Libération

Patricia Tourancheau è alla seconda collaborazione consecutiva con Netflix: a lei si deve la mini-serie Grégory, capace di rilanciare in Francia la caccia al "corvo", il colpevole o il complice del delitto, un anonimo che molestava da tempo i Villemin, individuato dai più in un membro della famiglia del bimbo. La docu-serie ha incollato così tanti abbonati della piattaforma allo schermo che si sono moltiplicati gli iscritti ai numerosi gruppi Facebook dedicati al rapimento e l'omicidio di Grégory e all'assassinio di Bernard Laroche, sospettato del delitto ma liberato e poi ucciso con un colpo di fucile da Jean-Marie, il padre di Grégory che lo riteneva ancora colpevole per la morte del figlio.

Non è la prima volta che la vicenda di Guy Georges è oggetto di indagini dal taglio diretto e poco convenzionale. Nel 2014, l'esordiente Frédéric Tellier ha diretto L'affaire SK1, ricostruzione con Raphaël Personnaz, Nathalie Baye e Olivier Gourmet della caccia all'apparentemente imprendibile stupratore e omicida seriale. Il film si basa proprio su un celebre libro della Tourancheau, Guy Georges - La traque. È stato grazie alle operazioni di profiling per scovare la "bête" che si è aperto un campo inesplorato per la perizia psichiatrica e si sono sperimentati strumenti investigativi all'avanguardia come il Fnaeg, l'archivio nazionale per le ricerche automatizzate di impronte genetiche.

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