Perché alcuni progetti Marvel vanno al cinema e altri su Disney+?

Perché alcune storie del Marvel Cinematic Universe diventano film mentre altre serie TV? La risposta ce la dà il produttore di Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli, Jonathan Schwartz.

Marvel Studios/ Disney Elizabeth Olsen in una scena del primo episodio di WandaVision

Il Marvel Cinematic Universe è il perfetto esempio di transmedialità: partito traendo ispirazione da una serie di opere a fumetti, è arrivato al cinema e poi in TV creando numerosi contenuti fruibili attraverso piattaforme differenti.

Il franchise ha dunque iniziato a espandersi sempre di più producendo oltre ai film da blockbuster anche alcune serie televisive: WandaVision, The Falcon and the Winter Soldier, Loki e What If...? sono state le prime, e presto ne seguiranno altre ancora tra cui Hawkeye (in arrivo il 24 novembre su Disney+), Ms. Marvel e She-Hulk.

Film e serie TV del MCU fanno parte dello stesso universo esteso, e non si esagera se si afferma che alcuni degli eventi raccontati negli episodi di Loki, WandaVision e The Falcon and the Winter Soldier saranno cruciali per il futuro della saga.

WandaVision, per esempio, è stata un viaggio interiore nella psicologia del personaggio della protagonista, che arriverà completamente cambiata in Doctor Strange nel Multiverso della Follia; The Falcon and the Winter Soldier ha aperto le porte al prossimo film su Captain America; Loki, invece, ha sviscerato il concetto di Multiverso, che sarà fondamentale nella Fase 4, e introdotto un pericolosissimo villain: Colui che rimane, una variante di Kang il Conquistatore.

Marvel su piccolo e grande schermo: cosa cambia?

È chiaro che le serie Marvel di Disney+ sono complementari ai film del franchise, e che per avere una visione completa della storia non se ne può perdere neanche una puntata, ma per quale motivo per questi progetti si è scelta la formula seriale piuttosto che un appuntamento sul grande schermo?

A spiegarlo ci ha pensato Jonathan Schwartz, produttore dei due Guardiani della Galassia, di Captain Marvel, e dell'ultimo capitolo cinematografico del franchise, Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli.

Intervistato da Collider, ha parlato del processo decisionale che spinge i Marvel Studios a scegliere quali progetti mandare al cinema, e quali sullo streamer di Disney.

Secondo le sue parole, si tratta di una scelta collettiva, ma tutto si riduce al tipo di storia che si vuole raccontare. Si opta per Disney+ per le narrazioni più audaci e fuori dagli schemi, mentre sul schermo vanno quelle con un taglio più in linea con quanto visto fino a ora nelle prime tre fasi del MCU.

È qualcosa che decidiamo tutti insieme. Cosa ha senso per Disney+? Cosa ha senso per i film? Quali personaggi scegliere? Lo decidiamo collettivamente. Penso che la cosa più bella di Disney+ sia che ci dà l'opportunità di raccontare storie non omologate, diferenti dai lungometraggi, che invece si basano su caratteristiche e strutture diverse, storie che forse sono più particolari e audaci in confronto ai film che abbiamo visto in passato.

Se ci pensiamo, WandaVision è stato il prodotto più sperimentale di tutto il MCU: la struttura che strizza l'occhio alle sitcom anni '60-'90 non avrebbe certamente funzionato al cinema, così come sarebbe risultato estremamente affrettato lo sviluppo del personaggio di Sam Wilson e la sua presa di coscienza di essere il degno erede di Steve Rogers in un paio d'ore di pellicola piuttosto che in una serie lunga sei episodi.

Ma è grazie all'originalità delle prime quattro serie TV Marvel di Disney+ che potrebbe cambiare per sempre anche il modo di creare storie per il grande schermo all'interno dell'universo cinematografico degli Avengers.

Jonathan Schwartz ritiene infatti che ora coi film si possa osare di più rispetto al passato proprio perchè le serie Marvel ci hanno dato la sicurezza per farlo: il pubblico è finalmente pronto a fruire di un diverso tipo di storytelling.

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