Anche l'Italia ha il suo blockbuster: la recensione di Freaks Out, il "Guardiani della galassia neorealista"

È davvero valsa la pena aspettare: Gabriele Mainetti con Freaks Out regala una pellicola impressionante, che lo incorona come regista italiano più ambizioso sulla scena. La recensione.

01 Distribution I cinque protagonisti di Freaks Out

È davvero valsa la pena aspettare. Quando Mainetti ha cominciato a girare Freaks Out l'attrice Aurora Giovinazzo aveva 15 anni, ora è la ventenne protagonista di un film italiano incredibile, un vero unicum nel panorama cinematografico nostrano. Sono stati anni durissimi per una produzione colossale da 13 milioni di euro (un'immensità per il cinema italiano), talvolta sul punto di rimanere incompiuta, affidata a un regista (e produttore) alla sua seconda prova e desideroso di bruciare le tappe. 

Mainetti ce l'ha fatta: Freaks Out è un film impressionante, una produzione splendida che non sfigura per qualità non solo al fianco del più ambizioso e danaroso cinema francese, ma anche guardando ai rivali di Hollywood. Non è un'iperbole. Esplosioni, battaglie, animali in CGI, effetti speciali: tutto realizzato in Italia, il tutto in maniera ineccepibile. Freaks Out non ha solo ambizioni da blockbuster: lo è. Quello di Mainetti è un grande film d'intrattenimento, che sfida per livello produttivo, qualitativo e resa stilistica altri titoli simili usciti in questi anni. La notizia - strepitosa - è che il "cugino" Jojo Rabbit (che gli somiglia per tematiche e ambientazione e che si era anche fatto un giro agli Oscar) non ha nulla che il rivale italiano possa invidiargli. 

Viene quasi da dire che il secondo lavoro di Mainetti alla regia - presentato in concorso a Venezia 78- avrebbe meritato un posto fuori concorso, magari in apertura. Siamo infatti nel territorio del cinema mainstream e commerciale (così come accadeva per il ben più spartano Lo chiamavano Jeeg Robot), ma la magnitudo (e il conseguente interesse dall'estero) è tale che non sarebbe stata un'apertura di serie B. Non è difficile vaticinare come all'estero compariranno presto fan degli attori protagonisti e del regista del più internazionale dei film italiani visti a Venezia 78. Freaks Out ha chiare ambizioni internazionali, senza però sterilizzare la sua anima italiana e romana. 

La trama di Freaks Out

Roma è una città aperta, i nazisti combattono contro i partigiani, mentre le sorti del Terzo Reich volgono al peggio. Frantz (Franz Rogowski) lo sa, perché ha due doni: ha sei dita per mano con cui eccelle al pianoforte e riesce a vedere il futuro. Ha quindi visto la morte del suo Führer e vuole prevenirla con l'aiuto di quattro misteriose persone che popolano i suoi sogni. Si tratta di Cencio (Pietro Castellitto), Matilde (Aurora Giovinazzo), Fulvio (Claudio Santamaria) e Mario (Giancarlo Martini), quattro artisti di strada con incredibili poteri che lavorano per il circo Mezza Piotta di Israel (Giorgio Tirabassi). Quando Israel scompare, il quartetto deve decidere il da farsi, mentre a Roma s'intensificano i rastrellamenti degli ebrei e il Zircus di Frantz ammalia la città. 

01 Distribution Fulvio, Cencio e Mario
Freaks Out parla di diversità come ricchezza in un'epoca (passata e presente) che aspira all'uniformazione

Nelle intenzioni degli sceneggiatori Mainetti e Nicola Guaglianone, Freaks Out vuole essere un Guardiani della galassia in salsa neorealista, il punto d'incontro tra i classici di Rossellini e De Sica con storie per ragazzi archetipe come il mago di Oz. La sua originalità è basata sulla commistione di un gran numero d'influenze classiche e contemporanee, mescolate con un metodo e un approccio ormai dimenticato in Italia: quello che punta all'intrattenimento di assoluta qualità.

 Lo spettacolo secondo Gabriele Mainetti

Per certi versi è un film molto semplice, con passaggi obbligati e largamente attesi. Mainetti però si rifà alla semplicità dei grandi classici per famiglie girati da registi come Steven Spielberg. Non c'è nulla di dirompente o straordinario negli "esseri umani che sembrano mostri e mostri che sembrano esseri umani in Freaks Out", quanto piuttosto la capacità di fare spettacolo e far sognare lo spettatore, con un grande racconto che porta con sé una lezione di storia e di morale, ma anche un sigillo di pura romanità, dagli accenti all'attitudine ironica dei suoi protagonisti. 

01 DistributionIsrael, Cencio e Matilde
I personaggi di Freaks Out sono immediati, semplici ma efficaci

Un cast esemplare gestisce alla perfezione personaggi archetipi che in altre mani sarebbero privi di profondità, dando a un film tanto ricco di azione ed effetti speciali una solida base umana. Le musiche, gli stunt, i costumi e le ricostruzioni sono semplicemente spettacolari: Freaks Out è un progetto che ti travolge con la sua spettacolarità, uno dei pochissimi che vuole portare le persone al cinema a vedere un film italiano senza impartire una lezione e deviare immediatamente su una comicità boccaccia e greve.

Se questa edizione di Venezia ha provato che l'Italia hai suoi stimati e talentuosi autori, vorrei potervi dire che ci sono altri Gabriele Mainetti sulla scena: registi ambiziosi, che guardano al cinema più amato e popolare e aspirano a stupire e divertire il pubblico con una versione personale, che con quei film condivide gli stessi obiettivi. Forse la storia in sé non è così memorabile, ma la forza di Freaks Out sta nelle sensazioni che regala, in primis la meraviglia e la gioia di vedere un film in sala. 

Voto 8/10

Un po' Spielberg e un po' Leone, Mainetti ci regala un film di fattura impressionante, che coniuga l'immediatezza narrativa del cinema statunitense a un'identità profondamente italiana e romana.

Elisa Giudici

Leggi anche

      Cerca