Vivere, il finale del film di Francesca Archibugi e la sua spiegazione

La regista scrive (con Francesco Piccolo e Paolo Virzì) e dirige un dramma corale ritratto delle famiglie italiane contemporanee, fino ad un finale sospeso e ricco di sfumature ed interpretazioni.

Andrea Miconi / 01 Distribution Micaela Ramazzotti e Elisa Miccoli in una scena del film Vivere

Vivere, come la parola che pronuncia il Perind, il vicino di casa che scruta gli avvenimenti accadere e che tutto sa, e come il senso sotterraneo dell'intero film di Francesca Archibugi, scritto dalla regista a sei mani con gli amici Francesco Piccolo e Paolo Virzì.

Prodotto dalla Lotus di Marco Belardi e passato Fuori Concorso a Venezia 76, Vivere rimanda nel titolo a un film del 1952 di Akira Kurosawa e affronta quelli che la Archibugi definisce "i confini negoziabili" di verità e menzogna, bene e male.

Vivere è il ritratto di una famiglia non tradizionale, imperfetta e disfunzionale, basato sul racconto (mai pubblicato) Un anno in Italia della stessa Archibugi. Un'osservazione (su classe media da punto di vista strettamente borghese) che si chiude su un finale aperto, contradditorio come i protagonisti.

La trama del film

In una villetta della periferia di Roma vive la famiglia Attorre. Susi (Micaela Ramazzotti) è moglie dolente, insegnante di danza aerobica e madre incasinata della piccola Lucilla (Elisa Miccoli), bambina affetta da una preoccupante forma d'asma (psicosomatica). È sempre di corsa, parla da sola (ma in realtà sta parlando con sua madre generatrice di ansia, che di lei ha stima pari a zero), dimentica tutto ovunque (inclusa la figlia a scuola) e cerca come può di far quadrare i conti in casa.

Il marito Luca (Adriano Giannini) fa il giornalista freelance: è precario e perennemente in bolletta. È un uomo debole e fragile, superficiale e irresponsabile, vacuo e fallimentare. Ha avuto un altro figlio, il pariolino ma decisamente più maturo di lui Pierpaolo (Andrea Calligari), dalla precedente relazione con Azzurra (Valentina Cervi), figlia del ricco, potente e severo De Santis (uno splendido Enrico Montesano), un avvocato ammanicato con la politica, la magistratura e non solo.

I già precari equilibri domestici e sentimentali della famiglia Attorre sono sconvolti da Mary Ann (Roisin O'Donovan), una ragazza alla pari irlandese e studentessa di storia dell'arte che vive con loro. Sta imparando la lingua e si occupa di Lucilla in cambio di vitto e alloggio. Il dramma brucia a fuoco lento sotto lo sguardo attento e voyeuristico del Perind (Marcello Fonte, il canaro di Dogman), il vicino (la crasi è di perito industriale, dalla targhetta sul citofono) gentile, solitario e un (bel) po' ambiguo.

Andrea Miconi / 01 DistributionMicaela Ramazzotti e Adriano Giannini in una scena del film Vivere
Susi e Luca, gli incasinatissimi Attorre

Il finale e la sua spiegazione

Mary Ann resta sola a casa con Luca quando Susi è a lavoro e Lucilla a scuola. Sedotta dal giornalista, comincia con lui una relazione clandestina e presto rimane incinta. Susi "volteggia sul magma oscuro della menzogna": non sembra accorgersi del tradimento, anche se sa senza sapere. Inoltre, da quando Lucilla è in cura dal dottor Marinoni (Massimo Ghini), ricambia con affetto le attenzioni gentili dello pneumologo.

Scoperta la gravidanza, Mary Ann lascia casa Attorre e confessa il suo stato a Susi, che la convince ad abortire e a tornare nella loro villetta perché a lei e Lucilla manca tanto. Non c'è un elemento scatenante che sconvolge la situazione: la crisi respiratoria di Lucilla è risolta con il repentino ricovero in ospedale. Si scivola lentamente e con semplicità verso l'epilogo e la ricomposizione del quadro famigliare. Non prima di assistere alla morte dell'avvocato De Santis, seccato da un infarto mentre è a letto con una trans.

Andrea Miconi / 01 DistributionEnrico Montesano in una scena del film Vivere
Il rigido e severo avvocato De Santis, nonno di Pierpaolo

La morte del cinico e influente patriarca offre a Luca una ghiotta opportunità: sarà assunto a tempo indeterminato dal giornale che gli compra saltuariamente i pezzi (e non assume nessuno da anni) se lui scriverà un'inchiesta a puntate sui loschi affari dell'ex suocero, tenuti nascosti dalla figlia. A sorpresa, Luca rifiuta perché l'avvocato "era uno stronzo" ma pure "il padre di Azzurra e il nonno di mio figlio". Torna alla mente la storia di Silvio Sircana, fotografato con una prostituta transessuale. "Non si crocifigge una persona per una sciocchezza del genere", si difendeva il portavoce di Romano Prodi nelle interviste dell'epoca.

Al funerale di De Santis c'è pure Marinoni. Conosceva l'avvocato ma è lì soltanto per Susi. Lei però chiude questo capitolo, rifiutando le sue cortesi avances. L'unico che ha capito la crisi e i silenzi di Mary Ann è Pierpaolo, che ricuce il rapporto col padre su una barca nel laghetto di Villa Borghese. Ma è Susi a consigliare alla ragazza irlandese di abortire, anche se desidera tenere il bambino che porta in grembo, perché "gli uomini non servono a niente in questi casi".

Andrea Miconi / 01 DistributionRoisin O'Donovan in una scena del film Vivere
Mary Ann scopre l'Italia e i labili confini tra fatti e menzogne

Davanti alle apparenti simmetrie delle chiese "gemelle" di Santa Maria dei Miracoli e Santa Maria in Montesanto a Piazza del Popolo, si consuma l'addio di Mary Ann, lo sguardo concreto di una giovane cattolica straniera sull'Italia di oggi, un Paese che aveva soltanto immaginato e idealizzato. È tutta un'illusione. Quando l'irlandese è in clinica, recita l'Ave Maria. Tra sesso con un uomo sposato, nottate di alcol e cocaina e un aborto, ha contraddetto tutti i suoi principi morali e religiosi. Il viaggio nel Belpaese si chiude all'aeroporto: destinazione Dublino. La sua speranza è che Luca si volti verso di lei, la guardi un'ultima volta: lui lo fa, ma in lieve ritardo rispetto a quanto sperato.

Di ritorno dalla straziante separazione con Mary Ann, Susi bussa alla porta del Perind: il suo vero cognome è Tranò. Susi vuole restituirgli l'automobile che ha prestato loro e scusarsi con lui per i disagi provocati dai problemi di una famiglia così invadente. Perind la interrompe. Il vicino è come lo spettatore che vede gli altri vivere e da fuori guarda Vivere e i suoi personaggi, "pezzi unici che non rappresentano altro che loro stessi" come li definisce la Archibugi nelle note di regia.

So tante cose di voi. Vi vedo correre, sempre in ritardo. Vi sento urlare, vi sento ridere, vi sento litigare. Vi vedo piangere, vi vedo vivere. Io vi invidio.

Marcello Fonte in una scena del film Vivere
Il finale di Vivere è affidato al Perind

Il senso del film è tutto qui, in queste parole, nello sguardo smarrito di Susi e nel semplice gesto conclusivo del signor Tranò, che chiude la porta e si congeda dalla vicina. Quanto accade nella vita degli Attorre – le incomprensioni, i conflitti, i problemi di soldi e di salute – è semplicemente vivere. "Gli spettatori hanno tre occhi. Due in faccia e un terzo seppellito. Inquadro per quel terzo occhio, che non si accorge di niente ma vede tutto", spiega la regista. Vivere è un film di persone imperfette, di incertezze e turbamenti, dove – dice la Archibugi – "nessuno rapina, nessuno ammazza, nessuno vola, nessuno muore di overdose. Eppure, vivere non fa meno male".

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