Il codice da un miliardo di dollari, l'incredibile storia vera dietro la serie Netflix

La mini-serie tedesca ripercorre il procedimento intentato dai visionari progettisti di Art+Com contro Google per la violazione del brevetto di TerraVision, il prototipo mai riconosciuto di Earth: un'epica battaglia giudiziaria durata oltre vent'anni.

Netflix Marius Ahrendt e Leonard Scheicher in una scena della serie Il codice da un miliardo di dollari

C'è una nuova serie, all'interno del catalogo in streaming di Netflix, che è riuscita a non passare inosservata nonostante l'uscita quasi in contemporanea con la hit globale Squid Game: si intitola Il codice da un miliardo di dollari ed è ispirata a un'incredibile storia vera.

Finita subito nella Top 10 della piattaforma, la mini-serie creata da Oliver Ziegenbalg e diretta da Robert Thalheim ripercorre in quattro episodi una vicenda realmente avvenuta a Berlino negli anni Novanta e proseguita fino ad oggi: la causa da un miliardo di dollari intentata contro Google da un gruppo di informatici tedeschi, i veri inventori del software di Earth.

Prodotta da Kundschafter Filmproduktion e Sunny Side Up Films, Il codice da un miliardo di dollari è una ricostruzione quanto più accurata possibile degli eventi: usa la finzione, ma si basa sui documenti processuali per riannodare i fili di un caso giudiziario finito in un'aula di tribunale del Delaware nel 2016.

La trama della serie Netflix

Juri Müller (Marius Ahrendt) e Carsten Schlüter (Leonard Scheicher) sono un ingegnere informatico e un artista digitale che si incontrano e diventano grandi amici nella Berlino dei primi anni Novanta. Il muro è appena caduto, i computer non sono ancora tanto diffusi e internet è agli albori, ma le idee innovative sono nell'aria.

Due visionari come Juri e Carsten ne hanno una vincente in mente: un progetto all'avanguardia che si chiama TerraVision. È un software che fornisce una rappresentazione virtuale della terra senza soluzione di continuità: gli utenti connessi in rete avranno l'opportunità di visitare qualsiasi luogo a scelta del pianeta, comodamente da casa. L'algoritmo sviluppato dal programmatore Juri si basa su immagini satellitari, riprese aeree, dati altimetrici e architettonici.

NetflixMarius Ahrendt e Leonard Scheicher in una scena della serie Il codice da un miliardo di dollari
Juri e Carsten, artefici di un nuovo modo di osservare il mondo

Per realizzare TerraVision, Juri e Carsten fondano la società Art+Com e ricevono un finanziamento dalla Deutsche Telekom. Il prototipo è sottovalutato perché all'epoca nessuno ritiene possibile usare una rete per navigare (o fare tutto quello che si fa oggi) soltanto con uno schermo, un computer e una connessione. La start-up ha usato il sistema di visualizzazione Onyx di Silicon Graphics e uno dei boss della compagnia statunitense, Brian Anderson (Lukas Loughran), invita Müller e Schlüter nella Silicon Valley.

Durante il soggiorno nel paradiso californiano dell'hi-tech, Juri racconta a Anderson quali algoritmi ha usato per sviluppare TerraVision. Tornati in Germania, i due riescono ad ottenere tutti gli investimenti necessari, ma tempo dopo fanno un'inquietante scoperta: Silicon Graphics e Google stanno per lanciare Google Earth, un atlante digitale che permette di fare viaggi virtuali e conoscere distanze e percorsi, seduti in poltrona.

Si tratta di un plagio: una palese violazione del brevetto di TerraVision. La piccola ma agguerrita Art+Com decide di passare al contrattacco. La start-up tedesca sfida il potere della Silicon Valley e nonostante gli avvocati di Google sostengano che Earth e TerraVision si basano su modalità completamente differenti, portano il colosso del web in tribunale.

La storia vera

I veri protagonisti della causa a Google sono cinque e si chiamano Joachim Sauter, Pavel Mayer, Axel Schmidt, Gerd Grüneis e Martin Sibernagl. Sauter ha collaborato in prima persona alla realizzazione della serie poco prima della sua scomparsa, avvenuta nel luglio del 2021 ad appena 61 anni. La mini-serie è dedicata proprio alla memoria di questo autentico pioniere dei new media, uno dei più importanti artisti e designer a livello internazionale, professore all'HdK (oggi la University of the Arts di Berlino) e all'UCLA di Los Angeles.

L'agenzia Art+Com è fondata nel 1988 da artisti, designer e specialisti IT che provengono dall'ambiente dell'HdK e dalla sezione berlinese del Chaos Computer Club. Il loro lavoro spazia tra arte, scienza, sviluppo tecnologico, design, comunicazione, programmazione e ingegneria. Art+Com è supportata da Weathernews International (Hiro Ishibashi e Andreas Schneider) e Berkom, il progetto di ricerca di Deutsche Telekom. Dietro TerraVision ci sono il concept e art director Sauter, il reality engineer Mayer, il 3D renderer Schmidt e il project manager Grüneis. Sibernagl è l'esperto di software che diventerà il mediatore per le controversie tra l'agenzia e Google. Al progetto collaborano anche Dirk Luesebrink, Hendrik Tramberend e Steffen Meschkat.

Schmidt rivela in un'intervista nel making of della serie che l'incontro cruciale che causerà le sfortune di Art+Com avviene nel 1995 negli uffici della Silicon Graphics a Mountain View. Gli executive che li accolgono e con cui parlano sono Michael Jones e Brian McClendon. Nel 2001, i due fanno parte di Keyhole, una società spin-off di Intrinsic Graphics fondata per implementare la visualizzazione dei dati geospaziali. L'amministratore delegato di Keyhole è John Hanke, futuro vicepresidente della gestione prodotti per la divisione Geo di Google.

Agli inizi dei Duemila, Hanke ha un ruolo centrale e decisivo nello sviluppo di EarthViewer, la prima versione del geobrowser che diventerà Earth. Il software è usato dall'esercito per visualizzare i campi di battaglia durante la guerra in Iraq e la CNN, pur di comprare quelle immagini satellitari, diventa uno dei principali clienti dell'azienda. Successivamente Keyhole, in cui McClendon è impiegato e Jones è membro del Consiglio di amministrazione, è acquisita da In-Q-Tel, una società finanziata dalla CIA. Passano pochi mesi e Google rileva Keyhole: è il 2004, il lancio di Google Earth avviene un anno dopo.

Come si legge sul sito di Art+Com, Il codice da un miliardo di dollari "non è un documentario, è piuttosto un prodotto di finzione".

I personaggi principali sono liberamente ispirati alle persone reali, ma non imitano i veri protagonisti. I realizzatori hanno anche tralasciato dei dettagli per ragioni cinematografiche e drammaturgiche. Inoltre, alcuni elementi sono stati semplificati per rendere accessibile il complesso campo della 'brevettabilità' delle invenzioni al pubblico. I punti chiave dello sviluppo del software e il procedimento giudiziario sono comunque fedeli agli eventi reali. Il codice da un miliardo di dollari termina rendendo omaggio al lavoro pionieristico degli inventori di TerraVision.

Il processo del 2016 in Delaware

Google ha copiato TerraVision? Senza il lavoro di Art+Com, Earth sarebbe mai esistito? Nel febbraio 2014 la società tedesca fa ufficialmente causa per violazione di brevetto al colosso di Mountain View. È Davide contro Golia. La multinazionale fondata da Larry Page e Sergei Brin deve rispondere dell'accusa dinanzi alla corte federale del Delaware. Prima di finire in tribunale, Google prova a negoziare e offre 5 milioni di dollari.

Jones visita persino gli uffici di Art+Com per discutere di licenze e acquisizione dei brevetti. In quel periodo, Google si sta difendendo da un'altra causa simile intentata da Keyhole prima della sua acquisizione e considera la tecnologia TerraVision utile per la difesa.

Michelle Lee, l'avvocato che difende Google e che diventerà la futura direttrice dell'Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti durante la presidenza di Barack Obama, esprime interesse nel lavoro di Sauter e soci. Tuttavia, Art+Com non è disposta a vendere al prezzo offerto da Google e chiude le comunicazioni. La società rifiuta ogni proposta e chiede un risarcimento da un miliardo di dollari.

Secondo l'azienda tedesca, Google Earth infrange il brevetto statunitense numero RE44,550 e la violazione è stata del tutto intenzionale, dando potenzialmente diritto ad Art+Com a danni tripli. Sul banco degli imputati finiscono Michael Jones, direttore tecnico di Google Earth, e Brian McClendon, il responsabile di Google Geo Group e vicepresidente del settore progettazione di Google Maps. Sono loro le due persone che in passato hanno lavorato per aziende che hanno avuto accesso a informazioni sull'algoritmo di TerraVision.

Art+Com fornisce ai giudici una serie di screenshot comparativi, ancora disponibili sul sito, tra il TerraVision del 1996 e il Google Earth del 2014. Nella realtà, i tedeschi escono sconfitti dalla causa contro Google: la giuria rigetta tutti e tre i capi d'imputazione. Art+Com non riesce a dimostrare ai giudici Kathleen O'Malley, Alan Lourie e Richard Taranto che Google ha violato il brevetto RE44,550, ha usato un metodo identico a quello di TerraVision, ha creato un software senza riconoscere il lavoro degli sviluppatori originali.

In occasione della premiere di The Billion Dollar Code al Festival di Zurigo, Ziegenbalg e Thalheim hanno spiegato a Variety che la serie è stata costruita attorno al punto di vista dei geni di Art+Com, i gemelli Winklevoss della situazione. Come i miliardari che hanno conteso la proprietà intellettuale di Facebook a Mark Zuckerberg, gli informatici di TerraVision diventano "beautiful losers", un gruppo di bellissimi perdenti. Il codice da un miliardo di dollari riconosce il loro lavoro pionieristico e diventa "l'episodio finale" di un'epica battaglia durata oltre vent'anni.

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