Distanza di sicurezza, il finale del film di Claudia Llosa e la sua spiegazione

La regista peruviana dirige un sofisticato thriller sul tema della maternità, adattamento del romanzo omonimo della scrittrice argentina Samanta Schweblin: la chiusura della storia di Amanda e Carola è aperta a molteplici interpretazioni.

Netflix Un primo piano di María Valverde sul poster del film Distanza di sicurezza

"Il mostruoso, il tragico e l'irrimediabile è nel banale, nel comune di tutti i giorni". È un racconto di incubi e fantasmi Distanza di sicurezza, il thriller metafisico di Claudia Llosa – la regista peruviana di Madeinusa, Il canto di Paloma e Il volo del falco – che porta sugli schermi l'omonimo romanzo dell'argentina Samanta Schweblin, vincitrice dei più importanti premi letterari al mondo (il New Yorker l'ha definita una scrittrice "geniale") e già autrice di La pesante valigia di Benavides (pubblicato da Fazi in Italia), Un uomo sfortunato, Kentuki e Sette case vuote, editi da Sur.

Schweblin ha collaborato in prima persona alla sceneggiatura del film, presentato in anteprima alla 69esima edizione del Festival di San Sebastián e prodotto, tra gli altri, da Pablo Larraín e Mark Johnson (Breaking Bad, Halt and Catch Fire). Il progetto rappresenta una sfida enorme considerando la struttura del romanzo, scandito dalla voce narrante della protagonista che dialoga con un ragazzino misterioso e allo stesso tempo cerca di mettere ordine tra gli eventi che le sono accaduti, dando quindi luogo a continui salti temporali.

Il realismo magico di Distanza di sicurezza, dal 13 ottobre nel catalogo di Netflix, diventa una fiaba horror nella quale lo spettatore è chiamato a fare luce tra ricordi confusi e paure distruttive. Un film visionario, ipnotico e pieno di ambiguità (come il libro da cui è tratto) e che si chiude con un finale senza risposte ma aperto a molteplici interpretazioni.

La trama del film

Amanda (la spagnola María Valverde) è in viaggio con la figlia Nina (Guillermina Sorribes Liotta). Stanno per trascorrere una tranquilla vacanza estiva in campagna nell'Argentina rurale (le riprese sono avvenute nella Patagonia cilena, tra Pucón e Puerto Varas) in attesa dell'arrivo di Marco (Guillermo Pfening), il papà della piccola.

Amanda ha un bisogno quasi ossessivo di non perdere mai di vista la figlia. "Mia madre diceva sempre: prima o poi succederà qualcosa di brutto, e quando succede voglio averti vicino", racconta alla vicina Carola (l'argentina Dolores Fonzi), una donna misteriosa con la quale stringe subito amicizia.

NetflixDolores Fonzi e María Valverde in una scena del film Distanza di sicurezza
Carola e Amanda: in auto parte il racconto dietro Distanza di sicurezza

Dietro la sua personalità magnetica, Carola nasconde ferite profonde, un vissuto di dolore e frustrazione. Tra le due donne c'è un'attrazione reciproca, "e a volte brevi momenti di repulsione". Amanda è affascinata da Carola, vuole vedersi riflessa in lei. Usa il suo rossetto, fuma una delle sue sigarette, ne imita i movimenti.

In un lungo flashback nel chiuso dell'auto, Carola racconta cosa è successo a suo figlio David (Marcelo Michinaux). Sette anni prima, Carola è felicemente sposata con Omar (Germán Palacios), un allevatore di cavalli che ha preso in prestito uno stallone per far ingravidare le sue fattrici.

È proprio quel bellissimo cavallo nero la causa del dramma che ha colpito David. Una mattina, mentre Omar è fuori per alcune commissioni, il bambino sta per morire avvelenato dalle acque del fiume vicino alla casa e sua madre, per salvarlo, lo sottopone ad un rito di trasmigrazione. Una curandera deve "dividere" l'anima di suo figlio per salvarne il corpo. Dal quel giorno, David (Emilio Vodanovich) non è più lo stesso.

NetflixEmilio Vodanovich in una scena del film Distanza di sicurezza
David non è più lo stesso dopo il rito della curandera

Amanda ascolta il racconto di Carola, mentre in flash forward è in fin di vita, trascinata da David in un bosco. Il bambino la sfida costantemente a scavare nei suoi ricordi, a prestare attenzione ai dettagli e a capire perché le resta poco tempo da vivere.

Qualunque cosa sia, ha a che fare con i vermi: sono nascosti nell'acqua, uccidono gli animali e trasformano le persone. Cosa c'è di reale nel dialogo tra Amanda e David? Quanto è difficile distinguere ciò che è vero da ciò che proviene dall'inconscio?

NetflixEmilio Vodanovich e María Valverde in una scena del film Distanza di sicurezza
David e Amanda parlano, cercano di ricostruire

Il finale e la sua spiegazione

Il tema della maternità è l'asse centrale di Distanza di sicurezza, un film sulla "paura" costante che comporta essere madre. Non è casuale la scelta del brano che Amanda e Nina cantano in auto: Ain't Got No, I Got Life di Nina Simone, dal musical Hair. Una canzone che l'icona afroamericana della musica jazz e dei diritti civili definiva di "desolazione, alienazione e privazione di diritti" (Ain't Got No) e di "gioiosa affermazione di sé stessi" (I Got Life).

Quanto ci prendiamo cura di chi amiamo e della terra che ci ospita? La distanza di sicurezza del titolo è quel filo rosso che lega ogni madre ai propri figli e attraverso il quale si misura il pericolo. Si allunga e si accorcia a seconda delle circostanze. È quello spazio di separazione che deve mantenere una madre con sua figlia per darle la libertà di cui ha bisogno, per incontrarsi ed esplorarsi ma allo stesso tempo per essere in grado di proteggerla da qualcosa di improvviso e inaspettato.

"Anche paure politicamente scorrette, come quando prendi in braccio per la prima volta il tuo neonato e dubiti se lo amerai o meno", ha spiegato Llosa al quotidiano El País. "Come creare quel difficile equilibrio tra la cura e la libertà, senza cadere nell'iperprotezione, è la domanda costante nel film. Ma c'è un'altra paura meno esplorata e molto interessante: non riconoscere un figlio come proprio", ha aggiunto la regista in un'intervista all'agenzia Efe.

NetflixDolores Fonzi in una scena del film Distanza di sicurezza
Carola madre "tossica"?

David non è "un mostro", come lo definisce la madre. È un bambino che sta spiegando la realtà agli adulti. "Devi fare attenzione ai dettagli, Amanda. Guarda... lo vedi, ma non capisci", continua a ripetere. L'erba, l'acqua, la terra: è tutto contaminato. Era evidente sin dall'inizio: quando Amanda aveva visto un cane senza una zampa, anche lui vittima di un inquinamento fuori controllo.

Quando lo stallone beve nella pozzanghera, si vede un uccello morto. I campi di soia, cosparsi di glisofato, sono invasi da liquami tossici. La distanza di sicurezza non si applica soltanto ai rapporti tra le persone, ma anche al nostro pianeta: se abbiamo già spezzato quel filo rosso, siamo sull'orlo della tragedia.

Secondo i dati raccolti in Sud America dal Patto mondiale delle Nazioni Unite sul rispetto della responsabilità sociale d'impresa, in 12 Paesi dell'America Latina e dei Caraibi, in primis Brasile e Argentina, l'avvelenamento da prodotti chimici negli alimenti causa il 15% delle malattie registrate dall'OPS, l'Organizzazione Panamericana della Salute.

Distanza di sicurezza è anche un grido d'allarme per l'industria alimentare e il suo uso di pesticidi. María Valverde racconta in un'intervista al quotidiano La Nación che il cast artistico ha collaborato con un medico legale.

Ci ha spiegato che in Argentina ci sono più morti per gli effetti dell'avvelenamento che per gli incidenti stradali, ed è per questo che è scattato un clic nella mia testa e mi ha portato a capire che dobbiamo fare attenzione a ciò che mangiamo.

Dolores Fonzi sottolinea un altro aspetto cruciale: la relazione tra la distruzione della biodiversità e l'insorgere di nuovi virus, il collegamento tra la devastazione ambientale e la salute umana.

È curioso che il film sia stato girato prima della pandemia e sia uscito nel post-pandemia, e che a un certo punto parli anche di quello: la crisi climatica, l'ingiustizia ambientale, di come divoriamo territori senza coscienza e stiamo esaurendo tutte le risorse che ci mantengono in vita.

"Sono come vermi", dice Davide ad Amanda nelle scene iniziali del film. "Qui sono pochi i bambini che nascono sani", le ripete nelle scene conclusive. I pesticidi sono l'innesco di tutte le malformazioni del paese: la figlia della commessa del negozio dove Amanda compra la crema solare e le ruote dello skateboard per David, l'acqua contaminata che scambia per rugiada e bagna il lecca lecca di Nina, la "processione" di ragazzini deformi che attraversa la strada quando lei e la figlia sono in auto, ormai intossicate. Quel paradiso si è trasformato in veleno, in un autentico incubo.

NetflixUna scena del film Distanza di sicurezza
Tutti i personaggi di Distanza di sicurezza si deformano, non solo i bimbi del paese

L'acqua è elemento e simbolo di vita e di morte. Nella "casa verde" della curandera, diventa liquido amniotico nel quale si perde una parte dell'anima e rinasce un corpo malato. Carola è strettamente connessa all'acqua. Si presenta ad Amanda portandole due secchi ricolmi perché quella del pozzo non è sempre buona da bere. Quando le due lasciano i figli e si immergono nel lago San Lucas, si riscoprono donne libere e non solo madri.

Vivono una complicità totalizzante, ma c'è qualcosa di strano. Nina è stata la prima a non fidarsi della vicina. "La talpa, se la porta via", ha detto subito alla mamma. È possibile non riconoscere come proprio un figlio? Carola ha sempre voluto essere madre o forse la sua maternità è sempre stata tossica? L'acqua può essere contaminata, dalla chimica o dai sensi di colpa per aver "rinunciato" ai propri figli?

Quando David si ammala, Carola si allontana da lui. Tutto è andato bene fin quando era un bambino sano e felice e la famiglia aveva una prospettiva di arricchimento. Dopo quella notte, qualcosa è cambiato, o forse ha reso palese ciò che già era. E quando Carola conosce Amanda e la sua bambina, capisce che vuole Nina. "Ma guarda quanto è bello questo leoncino. Questo leoncino me lo rubo. Queste piccole orecchie, queste fossette, me le mangio a cucchiaiate. Me lo prendo per sempre", le sussurra all'orecchio mentre la piccola sta dormendo sul divano. È lei a soccorrere Amanda e Nina, a portare la bambina nella casa verde, a sparire dal paese dopo aver lasciato Omar.

NetflixDolores Fonzi e Guillermina Sorribes Liotta in una scena del film Distanza di sicurezza
Carola bisbiglia a Nina che "la prenderà per sempre"

Che fine ha fatto Nina? Nelle scene conclusive, è passato un anno dai fatti. Amanda è morta e il marito Marco torna dove tutto è accaduto. Va a casa di Omar: vuole delle risposte, ha bisogno di fugare ogni dubbio su quello che è successo a sua figlia. Ammette che Nina sta bene, ma non si comporta come prima dell'avvelenamento.

Nina ha subito la stessa migrazione di David, che aspetta Marco in macchina abbracciato al peluche della bambina. Il figlio di Carola guarda il papà di Nina dritto negli occhi con una profonda familiarità. Nina è riuscita a migrare nel corpo "senz'anima" di David?

Distanza di sicurezza Il romanzo di Samanta Schweblin
Distanza di sicurezza

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Il finale di Distanza di sicurezza non dà risposte certe. Lavora piuttosto sulla tensione narrativa e sui topoi del bambino scambiato, del doppio e del sostituto "malvagio". Nell'intervista a Efe, Llosa sottolinea questo aspetto: il legame "confuso e urgente" tra Amanda e Carola e l'intreccio tra le loro vicissitudini "non ti fa sapere se sei tra i vivi o tra i morti, in agonia o in uno stato febbrile. Tutto è possibile e nulla è negato e ciò apre e allarga la storia in modo affascinante". In fondo, ammette la regista, Distanza di sicurezza non è altro che un film "sull'angoscia della vita quotidiana" e "sull'orrore delle cose che attraversiamo giorno dopo giorno". Qualcosa di tremendamente vicino a tutti noi.

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