Cowboy Bebop: 5 motivi per cui l'anime è considerato un capolavoro

Cowboy Bebop è rinomato per essere considerato un capolavoro nel mondo dell'animazione giapponese, ma quali sono i motivi che lo hanno reso tale?

Sunrise Cowboy Bebop Anime

Cowboy Bebop è uscito ormai oltre vent’anni fa, infatti la prima apparizione televisiva giapponese è stata nel 1998, mentre in Italia i più anziani si ricordano il suo passaggio sullo storico canale di MTV durante l’Anime Night nei primi anni del 2000. Una cosa è certa però, Cowboy Bebop è considerato all’unanimità un capolavoro in tutto il mondo, tanto che a distanza di così tanto tempo è stato trasformato in una serie TV live-action addirittura da Netflix. Quali sono però i motivi che hanno reso la serie così importante nel mondo dell’animazione giapponese? Molte persone, tra cui le più giovani, che magari all’epoca della messa in onda non erano nemmeno nate, non avranno avuto occasione di vedere la serie in quegli anni. Per questo motivo abbiamo riassunto in 5 punti le motivazioni che hanno reso così celebre quest’anime tanto da renderlo un caposaldo imprescindibile all’interno del mondo dell’animazione giapponese. Se l’età della serie non vi spaventa e vi sentite incuriositi, allora date un’occhiata all’anime magari prima di vedere il nuovo live-action, approfittando del fatto che attualmente è disponibile su Netflix.

Lo stile

SunriseCowboy Bebop anime

Cowboy Bebop è una serie da 26 episodi con una storia ben delineata, ma anche con tanti episodi autoconclusivi che sperimentano in tante diverse direzioni di puntata in puntata. Gli episodi infatti sono come una sessione di jazz dove ogni musicista si sbizzarrisce portando il suo stile e il suo strumento preferito. Avremo dunque puntate più ironiche e divertenti, altre che affrontano temi più profondi e seri e altre più votate all’azione. Questo mix nella sua follia funziona bene e riesce a condurre lo spettatore fino alla stupenda conclusione della serie.

Cowboy Bebop non ha un genere unico, ma è un insieme di generi diversi, che varia dal noir, all’azione, fino al western, alla fantascienza e persino all’horror. Ogni puntata può essere completamente diversa dall’altra e avere un genere tutto suo che si differenzia interamente dal resto dello show, ed è proprio questo mix così folle ma così ben riuscito a rendere Cowboy Bebop il capolavoro che è.

Personaggi

SunriseCowboy Bebop motivi personaggi

I personaggi di Cowboy Bebop riescono a essere semplici in superfice, ma complessi e ben strutturati nel profondo. Il protagonista Spike Spiegel, nonostante l’attitudine poco seria e piuttosto pigra, nasconde un passato molto doloroso che continua a perseguitarlo. Anche Jet Black e Faye Valentine sono dei personaggi che devono fare i conti con il loro passato e che per gran parte della serie tentano di sfuggirgli via. Uno dei temi portanti della serie è proprio legato ai rimpianti del passato, visti in modo diverso da tutti e tre i personaggi principali.

Ci sono poi Ed e Ein che sono un po’ il lato più allegro e divertente del gruppo di protagonisti. Da non dimenticare poi gli antagonisti. Vicious è quello principale e risulta ben riuscito nella sua pericolosità; la sua ombra che incombe su Spike si farà sentire per tutta la serie, insieme a quella di Julia, l’amore perduto del cacciatore di taglie. Una curiosità: Spike, Jet Black e Faye Valentine sono ispirati molto dai personaggi di Lupin, Jigen e Fujiko, sia nel carattere che nell’abbigliamento.

Animazioni

SunriseCowboy Bebop Spike

Nonostante sia una serie del 1998, ancora oggi le animazioni di Cowboy Bebop si difendono bene anche se paragonate a serie animate recenti. Lo storico studio Sunrise ha fatto un lavoro eccellente nel creare quest’anime, grazie anche alla direzione di Shinichiro Watanabe, che è riuscito a realizzare alcune grandi sequenze animate ancora oggi ricordate dagli appassionati. Cowboy Bebop tra l’altro è un progetto originale non tratto da un manga o altri media, e il risultato è a tratti ancor più sorprendente, dato che lo staff ha dovuto creare tutto da zero senza riferimenti, e forse è proprio questo il trucco della bellezza delle animazioni e del character design, dato che il team di Sunrise ha potuto creare la serie senza troppi paletti.

La colonna sonora

Dopo vent’anni dalla sua uscita sono ancora pochissime le colonne sonore in grado di rivaleggiare con quella di Cowboy Bebop. Le musiche realizzate da Yoko Kanno sono immortali. Pezzi come la opening Tank o la ending The Real Folk Blues sono passati alla storia per la loro armonia musicale e per come riescono a essere perfettamente rappresentativi dello stile dell’anime e dei suoi personaggi. Non è un caso che, a curare la OST della serie live-action, Netflix abbia richiamato nuovamente Yoko Kanno, perché nessuno avrebbe potuto fare un lavoro all’altezza di una colonna sonora leggendaria come quella dell’anime originale. Proprio per questo motivo come opening della serie live-action è stata nuovamente scelta Tank in una versione riarrangiata. La canzone intitolata Blue, utilizzata per mettere letteralmente la parola fine all’anime nell’ultima puntata, è poi un qualcosa che fa commuovere i fan di vecchia data soltanto sentendo le prime note, perché ricorda la perfezione del momento finale dell’anime, ed è qui che passiamo all’ultimo punto.

Il finale

SunriseCowboy Bebop finale

Il finale di Cowboy Bebop è considerato da molti uno dei finali più belli mai fatti nella storia dell’animazione giapponese. È vero che le opere giapponesi hanno spesso dei problemi nella chiusura delle trame, ma il finale di Cowboy Bebop è davvero di un livello superiore, e vi basti sapere questo se ancora non lo avete ancora visto, se invece volete saperne di più aprite pure lo spoiler.

La scena che segue la vittoria di Spike contro Vicious nel duello finale è realizzata in maniera perfetta sia dal punto di vista emotivo che da quello scenico. Spike sconfigge il suo acerrimo nemico restando gravemente ferito, nel suo occhio che guarda al passato si riflette un’ultima volta Julia con le sue ultime parole prima di morire, riguardo al fatto che la vita è solo un sogno. Spike ha ormai chiuso i conti con il suo ingombrante passato, anche se questo è significato perdere l’unica donna che abbia veramente mai amato. Scendendo con passo zoppicante le scale, viene osservato da diversi uomini del Red Dragon rimasti sorpresi dalla sua vittoria. Spike si ferma ed esclama la sua fatidica battuta “Bang!” mimando il gesto di una pistola con le dita, prima di cadere a terra esanime. Proprio in quel momento parte la canzone Blue, che rende il momento ancora più carico d’emozioni grazie anche a un testo che simboleggia il destino di Spike, una persona che ora è libera dal suo passato e può finalmente sognare una nuova vita mentre la sua stella in cielo si spegne.

Nonostante la tragicità del finale, ogni pezzo è perfettamente al suo posto sia narrativamente che emotivamente. Ancora oggi sono tanti gli appassionati che discutono sulle tante sfaccettature di questa conclusione, chiedendosi persino se Spike sia miracolosamente riuscito a sopravvivere, nonostante le poche possibilità indicate dall’anime. Il regista Watanabe in un’intervista del 2006 disse che non considerava per certa la morte di Spike, lasciando l’interpretazione libera e anzi ipotizzando che il protagonista sarebbe potuto tornare addirittura in futuro in un ipotetico sequel, cosa che non è mai successa e che probabilmente avrebbe potuto togliere gran parte del fascino allo splendido finale.

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