Strappare lungo i bordi, la recensione: un bignami animato di Zerocalcare, riuscito ma rivolto ai neofiti

Tra serio e faceto, tra impegno politico e cultura pop, Zerocalcare riesce a realizzare per Netflix una versione essenziale di sé stesso, che riassume con precisione e semplicità ciò che ha fatto nel mondo del fumetto italiano. La recensione.

Netflix Zerocalcare e l'armadillo

La buona notizia è che Zerocalcare è riuscito a portare su Netflix una serie animata realizzata in Italia che è un'ottima aggiunta al catalogo della grande N rossa, regalando al suo pubblico e agli abbonati al servizio streaming un titolo seriale nostrano che non sconfini nel guilty pleasure o nella visione digrignando i denti per il fastidio. La possibile cattiva notizia è che più siete entusiasti ammiratori e seguaci del disegnatore, più probabilmente questo prodotto avrà un impatto contenuto e un vago sapore di già visto per voi. 

Stavolta però è importante guardare il bicchiere e propendere per il "mezzo pieno", perché Strappare lungo i bordi ha un solo limite: è una miniserie che si guarda in un'unica sessione, essendo composta di appena 6 episodi di circa 15 minuti ciascuno. Arrivati alla conclusione (una vera conclusione, altro fatto non scontato) lascia la voglia di averne ancora, perché sia a livello tecnico sia a livello narrativo si muove su un ottimo livello: fatto non scontato, purtroppo, quando si parla di animazione nativa del catalogo Netflix

Dopo un primo tentativo dimostratosi un mezzo passo falso - il film del 2018 diretto da  Emanuele Scaringi tratto dal best-seller La profezia dell'armadillo - Zerocalcare ci riprova e lo fa nel modo giusto, ovvero scegliendo un medium come quello dell'animazione che ha imparato a gestire molto bene (vedi gli episodi realizzati per Propaganda Live durante il primo lockdown) e scendendo il campo in prima persona, diventando doppiatore del suo stesso personaggio oltre ad aver scritto e diretto gli episodi singoli. È probabile che la produzione in tandem con Movimenti Production e il suo storico editore Bao Publishing abbia aiutato il progetto a rimanere nel reame "fumettistico", evitando le trappole di una trasposizione che punti a "elevare" il contenuto di partenza attraverso medium più tradizionali come il cinema d'autore. Tra i fumettisti italiani che hanno tentato il salto dell'adattamento delle loro stesse opere (penso a Gipi e Igort, anche loro trasformatisi in registi delle loro opere) è quello che forse ha ottenuto un risultato più convincente, verrebbe da dire autentico. Qualche compromesso però è stato necessario. 

Strappare lungo i bordi: poca politica, molto pop, tanta vita vera

Come le sue opere cartacee più famose, Strappare lungo i bordi è interamente basata sulla componente autobiografica che Zerocalcare (al secolo Michele Rech) mette nelle sue opere. La serie animata è un curioso mix di frammenti di vita che ci racconta per la prima volta e personaggi e situazioni ormai diventati dei classici nella produzione del fumettista, di un microcosmo che per i lettori abituali non ha più bisogno di presentazioni (ma per gli spettatori Netflix sì). Non a caso nei primissimi minuti del primo episodio di Strappare lungo i bordi si fa riferimento a un episodio molto familiare a chiunque abbia letto qualche opera di Rech: l'esperienza traumatizzante di venire preso a ceffoni a una Guardia forestale nel novero delle violenze del G8 di Genova, esperienza fondativa per l'autore, che ricorre spesso nelle sue opere. 

Si tratta però di una falsa partenza, o quantomeno di un indizio erroneo: la serie animata infatti sacrifica un po' l'anima politica di Zerocalcare, lasciandola ai margini e puntando alla storia personale e alla componente pop. Il punto di forza di Zerocalcare è sempre stata la cristallina capacità di tenere insieme il faceto pop con l'impegno sociale più esplicito, filtrando il tutto in una serie di situazione quotidiane che portano il pubblico a una forte identificazione. Succede lo stesso con la miniserie, in cui ritroviamo uno schema familiare. Zerocalcare ci guida con ironia e sarcasmo per i meandri degli accolli social e le trappole che la sua casa nasconde. Mai troppo distante dal divano pop ma mai dimentico della "vita vera" (nonostante la tanta autoironia sulla propria misantropia), il protagonista è qui affiancato da due figure che i suoi lettori conoscono bene: il Secco e Sarah. 

NetflixZerocalcare precipita
Zerocalcare ha acquisito in appena un biennio un'ottima padronanza come regista e sceneggiatore per l'animazione

Rispetto alle opere degli esordi è evidente il cambiamento anagrafico e personale: Zerocalcare percorre i suoi "terrori da CV" e i suoi primi passi nel mondo del lavoro (tra ripetizioni a studenti svogliati e un sogno inconfessabile di voler fare fumetti), ma come quando aggiornò la sua immagine a fumetti per riflettere la sua età, anche qui lo troviamo cambiato, cresciuto. È un po' più adulto, a differenza dei coetanei intorno a lui ha un po' di stabilità economica, ma a conti fatti ha anche nuovi rimpianti con cui fare i conti. 

Il filo conduttore della narrazione è infatti il suo rapporto con una vecchia conoscenza, Alice: strappare lungo i bordi fa riferimento al tentativo di Zerocalcare di mantenere sé stesso inalterato nel tempo e alle conseguenze e ai conti che il tempo di mette davanti tutti insieme, quando presenta il conto. È una storia che ricorda molto quella presente in Un polpo alla gola, ma chiaramente scritta da qualcuno con più anni ed esperienza alle spalle.

La costruzione della miniserie segue il suo solito canovaccio con un picco emotivo e "serio" sul finale, emozionante ed empatico rispetto a esperienze come il rimpianto e le tarde realizzazioni che sono fondanti del diventare adulti e dell'invecchiare. Il tutto con brevi accenni e segni rivelatori posizionati per tempo, episodio dopo episodio, in piena vista, in attesa di svelare le proprie carte e trarre le conclusioni del caso. Checché ne dica (in Strappare lungo i bordi e in generale), Zerocalcare ha l'invidiabile capacità di rimanere fedele a sé stesso crescendo come artista e come essere umano, senza lasciare che formule rodate o la nostalgia lo tengano inchiodato al punto di partenza. 

I punti di forza e di debolezza di Strappare lungo i bordi

Sul fronte tecnico c'è davvero poco da dire: l'animazione è davvero ben fatta e giustifica ampiamente (non che ce ne fosse bisogno) la lunga attesa occorsa tra l'annuncio della serie e il suo arrivo sul catalogo. Il sospetto che Zerocalcare sia molto meno pigro e procrastinatore di quanto voglia ammettere sorge chiaro considerando quanto un "esperimento" nato nel corso del primo lockdwon del 2020 si sia trasformato nel giro di poco meno di due anni in un prodotto di ottima fattura, gestito con grande professionalità da Zerocalcare, che non sfigura né come regista né come doppiatore tutto fare, al fianco di Valerio Mastandrea. 

NetflixZerocalcare a pc
Il limite di Strappare lungo i bordi è solo il fatto che sia un prodotto introduttivo al mondo di Zerocalcare

I limiti - risibili - di Strappare lungo i bordi sono sostanzialmente due. Il primo è che si tratta comunque di un prodotto molto rifinito, ma anche molto più mediato rispetto a quanto visto settimanalmente a Propagandalive e nelle sue opere cartacee. La storia di Strappare lungo i bordi e la sua costruzione sono un usato sicuro, almeno per chi segue da tempo Zerocalcare. Il tutto è molto commovente e assai divertente, ma manca la zampata, quell'approccio a tratti radicale che rende altri suoi lavori più memorabili e impattanti. 

Date le premesse e le costrizioni che comportano una piattaforma come Netflix e il comunicare per la prima volta con un pubblico vasto come quello che ospita, Strappare lungo i bordi è un esperimento riuscito. Anzi, sarà interessante capire quando e se il pubblico internazionale potrà approcciarsi a una delle voci che più hanno influenzato la scena a fumetti (e la pop culture locale) negli ultimi 10 anni. 

Voto 7/10

Il piccolo miracolo di Zerocalcare, che riesce a rimanere sé stesso anche dentro le strette logiche dell'azienda che lo ospita, consegnandoci una delle prime serie italiane Netflix di livello.

Elisa Giudici

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