Ghostbusters: Legacy, la recensione: operazione nostalgia (quasi) perfetta

Affiancato dal padre e sorretto da un cast davvero perfetto, Jason Reitman omaggia il film originale del 1984 con un'operazione davvero convincente e che scalda il cuore: Ghostbusters: Legacy ha un solo, piccolo difetto.

Sony Paul Rudd con una trappola acchiappafantasmi

Ghostbusters: Legacy è un affare di famiglia: lo ha dichiarato più volte Jason Reitman (Thank You for Smoking), che ha diretto il film avendo al fianco ogni giorno sul set il padre, che ha diretto il celeberrimo lungometraggio del 1984 da cui è nata la leggenda cinefila degli Acchiappafantasmi. Di fronte a premesse di questo tipo solitamente sono allarmata, perché un approccio così ortodosso alla fonte rischia nel migliore dei casi di essere noioso. Stavolta però non si può che promuovere con un entusiasmo un film che, con un notevole dispiego di mezzi e molta cura in fase di casting, tira fuori un'operazione nostalgia riuscitissima, al bacio, tra le migliori di questi anni ricolmi di revival. 

Un film da una famiglia - quella dei Reitman e quella del cast originale che fa più di un'apparizione come largamente anticipato - su una famiglia. Il passaggio di testimone tra vecchie e nuovi Acchiappanfantasmi vede infatti per protagonisti Trevor e Phoebe, due ragazzini figli di una madre single che si ritrovano a fare i conti con l'inaspettata eredità di un nonno mai conosciuto. Eredità purtroppo non pecuniaria: vicina allo sfratto esecutivo dal suo appartamento a New York, Callie prende armi e bagagli e porta i due figli con sé a Summerville, cittadina agricola dell'Oklahoma dove si trova la fattoria diroccata che costituisce l'unico lascito di un uomo a cui la donna non ha mai perdonato l'abbandono avvenuto in tenera età.

Un uomo noto in città per essere un folle, soprannominato Zappaterra per il suo continuo lavorio nel giardino fuori dalla sua proprietà: una vecchia conoscenza degli spettatori, che aveva intuito una terribile minaccia in arrivo. 

Fuga da New York: Ghostbusters come Stranger Things

Sulla carta questa fuga da New York è una scelta coraggiosa dentro un franchise in cui la città della Grande Mela svolge un ruolo ben più che decorativo, da sempre. Di fatto è l'unico vero rischio che si prende Legacy ed è più che calcolato: Summerville infatti è una cittadina sospesa negli anni '80 oltre ciò che è lecito attendersi. Le strade, il diner con le adolescenti che servono panini sui pattini a rotelle, la vecchia miniera abbandonata, i cellulari che non prendono e quindi vengono rapidamente messi da parte: il tentativo di tirar fuori un'ambientazione fedele al cinema per ragazzi dell'epoca (scordandosi la contemporaneità per due ore) è più che palese. 

SonyGli omini Marshmellow
Legacy è un rincorrersi molto indovinato di citazioni, omaggi e ritorni

L'impressione è che Legacy sia più che consapevole che l'allievo più brillante del suo stesso maestro - il film del 1984 - è la serie Netflix Stranger Things, che con la sua perfetta e performante operazione nostalgia di fatto ha alimentato un trend che ha portato Sony a voler rianimare un franchise come Ghostbusters, anche dopo la debacle del tentativo al femminile del 2016. Summerville ricorda da vicino Hawkins e sfrutta appieno le stesse atmosfere ormai divenute retrò. Il film non nasconde di provare tenerezza e nostalgia per quel periodo, facendo ricordare a un personaggio come nell'epoca di Reagan si vivesse bene, con tanti soldi e tanto lavoro, divertendosi ancora molto prima che una crisi economica e identitaria spazzasse via tutto, anche le amicizie di un tempo. 

Legacy cerca di riportare un po' di quella spensieratezza nel presente e ci riesce, grazie al suo cast perfetto. Merita un grande plauso la giovane protagonista Mckenna Grace. Nei panni di Phoebe, la ragazzina nerd con il pallino per la scienza, Grace conquista lo spettatore con un volto perfetto per il ruolo (la si immagina facilmente nel ruolo di una nuova Acchiappafantasmi) e una grande naturalezza nel ricreare un certo tipo di recitazione comica e drammatica tipica dei blockbuster di altri tempi. Che Stranger Things abbia funzionato e alla grande lo testimonia la presenza di Finn Wolfhard nei panni di Trevor: ad appena 18 anni ha costruito una solidissima carriera con ruoli di primo piano, dimostrando grande scioltezza nel scivolare dai ruoli da bambino a quelli dell'adolescente. Anche Paul Radd e Carrie Coon fanno la loro parte come spalla di questi giovanissimi protagonisti, mentre alcuni personaggi che vediamo nelle fasi finali del film hanno una posa un po' più annoiata rispetto a ciò che viene richiesto loro di fare. 

Legacy: un omaggio che sogna il franchise

Se fosse solo una perfetta operazione nostalgia Ghostbusters: Legacy non avrebbe alcun difetto di sorta, un carrarmato pronto a scardinare le difese e i dotti lacrimali di quanti sono cresciuti con gli Acchiappafantasmi negli anni '80. Un limite però questo film ce l'ha e risiede nella sua ambizione - svelata nelle due scene post credit - di mettere su una nuova generazione di Acchiappafantasmi, con nuovi film in arrivo. Seppur perfetto come sguardo sul passato che omaggia ciò che rievoca, Legacy non ha praticamente nulla da offrire per il futuro, perché di fatto non fa davvero nulla che possa far immaginare un capitolo secondo, se non in un pugno di scene extra finali. 

SonyPhoebe esce dalla echo1
Legacy ha la non comune capacità di rendere avvincenti personaggi in età adolescenziale

Sotto questo punto di vista il bistrattatissimo - ma a suo molto, molto audace - Ghostbusters del 2016 (quello con il cast tutto al femminile) era decisamente più riuscito, pur essendo sotto ogni punto di vista inferiore qualitativamente a Legacy. Demolito ancor prima dell'uscita in sala da una battaglia in gran parte ideologica, quel film aveva il grande merito d'immaginare concretamente come portare gli Acchiappafantasmi nell'attualità, cosa far fare loro, come costruirci un film e un possibile franchise interno. Legacy invece è troppo impegnato nel portare il presente e i suoi personaggi indietro nelle atmosfere degli anni '80 per pensare o fare nulla di così rischioso: per quanti film ancora può andare avanti una rievocazione, seppure in grande stile? 

Voto 8/10

A patto di non odiare quest'epoca in cui il cinema non fa altro che omaggiare il suo stesso passato, non troverete miglior operazione nostalgia di questa nel 2021, anche per merito di un ottimo cast.

Elisa Giudici

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