Lea, la storia vera e il film TV con Vanessa Scalera a confronto

Marco Tullio Giordana ricostruisce la drammatica vicenda della madre che si è ribellata alla 'ndrangheta e di sua figlia Denise (Linda Caridi), la ragazza che testimoniò contro il padre, lo zio e l'ex fidanzato, gli esecutori dell'omicidio.

Bibi Film / Rai Fiction Vanessa Scalera in una scena del film Lea

Marco Tullio Giordana è un maestro nell'arte di narrare pagine oscure e complesse della storia d'Italia. Nel 2015 il regista di Pasolini, un delitto italiano e La meglio gioventù, I cento passi e Romanzo di una strage, Nome di donna e Yara, è colpito dalle immagini delle videocamere di sorveglianza che riprendono gli ultimi istanti di Lea Garofalo, la donna uccisa e sciolta nell'acido nel 2009 a Milano perché si è ribellata alla 'ndrangheta. Lea passeggia con la figlia Denise: ha un giubbotto scuro e la ragazza un piumino bianco con il cappuccio.

Nasce così Lea, il film per la TV prodotto da Bibi Film e Rai Fiction in collaborazione con Libera, l'associazione di Don Luigi Ciotti che aiuta le vittime delle mafie. La sceneggiatura di Giordana e Monica Zappelli si basa sulle carte processuali e sulle inchieste giornalistiche per restare il più fedele possibile (e senza retorica) alla vita della collaboratrice di giustizia calabrese. A interpretarla è una splendida Vanessa Scalera, prima dello strepitoso successo di Imma Tataranni.

Lea non è mai una vittima: è una donna semplice e forte, che ha combattuto perché Denise (Linda Caridi), oggi sotto scorta in una località segreta con un'altra identità, potesse vivere una vita diversa dalla sua. È grazie alla sua determinazione che la figlia ha trovato il coraggio di testimoniare in tribunale contro suo padre, suo zio e il suo ex fidanzato. "Quella di Lea Garofalo – ha spiegato Giordana – è una storia alla quale non è stato necessario aggiungere niente perché è già straordinariamente piena di colpi di scena": ripercorriamola insieme.

La biografia: "una madre contro la 'ndrangheta"

Nata nel 1974 a Petilia Policastro, piccolo comune in provincia di Crotone, Lea Garofalo resta orfana di padre all'età di nove mesi. Vive con la madre e la nonna, la sorella Marisa e il fratello Floriano, che la cresce come un genitore. Floriano (nel film Mauro Conte) è a capo della 'ndrina "madre" di Pagliarelle che controlla i traffici di droga e le estorsioni nel territorio calabrese e a Quarto Oggiaro. La famiglia Garofalo è stata falcidiata dai delitti di mafia: il padre Antonio è stato ammazzato nel 1975 dai rivali del clan Mirabelli, lo zio Giulio ha tentato di vendicarsi degli avversari durante un funerale ed è stato ucciso nel 1981.

L'infanzia di Lea è dura. Deve seguire alla lettera i codici della 'Ndrangheta: quando ha appena 9 anni, obbedisce agli ordini del fratello che le chiede di far "sparire" una pistola tenuta in casa e di consegnarla agli zii perché i Carabinieri stanno per perquisire la loro abitazione. Fino ai 13 anni, Lea "sopravvive". È allora che conosce Carlo Cosco (nel film Alessio Praticò, Enzino Brusca nella serie Il cacciatore), il giovane criminale appartenente al clan dei Comberiati che diventerà il padre di sua figlia Denise e il suo esecutore. Lea resta incinta a 17 anni e mezzo. Rimane in Calabria fino al 1992, quando fa la "fuitina" e si trasferisce a Milano con Cosco.

Bibi Film / Rai FictionVanessa Scalera e Rebecca Capurso in una scena del film Lea
Vanessa Scalera è Lea Garofalo, Rebecca Capurso la piccola Denise

Il marito Carlo e la figlia Denise

Garofalo comincia a provare un forte senso di rabbia, impotenza e frustrazione: vorrebbe costruire per Denise un futuro migliore e libero perché a lei è stato negato ogni sogno, qualsiasi aspirazione. Inizia ad assumere psicofarmaci e nel 1993 tenta il suicidio. Fino al 1996, anno dell'arresto del compagno, vive tra liti domestiche e propositi suicidi a viale Montello 6, uno stabile popolato da affiliati calabresi dove si consuma lo spaccio di droga gestito dai fratelli Carlo e Giuseppe (nel film Francesco Reda) grazie al benestare del boss Tommaso Ceraudo. Quando i Cosco finiscono in prigione, a condurre i traffici è la cognata Renata Plado (a interpretarla è Annalisa Insardà), la moglie di Giuseppe detto "Smith" o "Totonno u lupu". Quella piazza di spaccio milanese esiste dagli inizi degli anni '90: la controlla un gruppo di petilini affiliati al boss lecchese Franco Coco Trovato.

Floriano Garofalo andava a prendere i soldi delle vendite a Milano dai fratelli Carlo e Giuseppe Cosco, finché il duplice omicidio dei capi Silvano Toscano e Tommaso Ceraudo, avvenuto nel 1994, non ha fatto saltare la gestione del narcotraffico e scatenato una guerra per il controllo degli affari. Lea non ne può più. Nel 1996 lascia Carlo e si trasferisce a Bergamo. Tronca ogni rapporto con i Cosco, si trova un lavoro e va a vivere in una pensione gestita dalle suore. La "punizione" per aver "abbandonato" il marito e non portare Denise in carcere a trovarlo è un avvertimento: nel marzo del 2000 alcuni parenti di Carlo danno fuoco alla sua auto, una Fiat Uno. Lea è sfinita: riceve insulti, pressioni, minacce e botte non solo dai familiari del marito, ma anche da suo fratello. È in quel momento che, in completa solitudine, decide di rompere il muro del silenzio: si mette tutti contro e diventa collaboratrice di giustizia. Parlando con i pm, testimonia sulle faide che stanno distruggendo la sua famiglia e quella dei Cosco.

Bibi Film / Rai FictionUn primo piano di Vanessa Scalera in una scena del film Lea
Nel 2002 Lea decide di collaborare con la giustizia

Durante le audizioni del 2002 e del 2008, racconta il suo passato di sangue e violenze. Riferisce dell'omicidio di Antonio Comberiati avvenuto a Milano nel maggio del 2005 per mano di Carlo e Giuseppe. Appena un mese dopo, nel giugno del 2005, il fratello era stato ucciso in un agguato. Lea attribuisce la colpa dell'omicidio di Floriano proprio al cognato e all'ex convivente. Sottoposta a protezione dal 2002, Garofalo si sposta con Denise in varie città: Ascoli, Fabriano, Campobasso, Udine, Firenze, Bojano. Madre e figlia conducono un'esistenza di solitudine e paura. Sono anni faticosi. Denise racconta in udienza che Lea si sente continuamente in pericolo e "dormiva con un coltello vicino al cuscino".

Non dormiva la notte per paura che venisse qualcuno in casa e dormiva di giorno quando io uscivo per andare a scuola. Più volte, nel corso di quegli anni, mia madre mi ha confidato che le sole persone di cui lei avesse veramente paura erano mio padre ed i fratelli di mio padre, e prima che morisse anche di suo fratello Floriano. Non mi disse mai di avere paura per vecchie faide in cui era stata coinvolta la sua famiglia perché lei non c'entrava niente, mi diceva che aveva paura per le cose che aveva dichiarato all'autorità giudiziaria.

Garofalo deve subire un'incredibile beffa nel 2006: è estromessa dal programma perché gli inquirenti la reputano una collaboratrice "non attendibile". Lea si rivolge al Tar e al Consiglio di Stato e nel dicembre del 2007 è riammessa al programma, sempre come collaboratrice e mai come testimone.

Ma ormai Lea è stanca e sfiduciata, prova un senso di inutilità nei confronti di quello che sta facendo. Lo ricorda sempre Denise negli atti processuali.

Mia madre era molto amareggiata per la vita che facevamo, ogni volta che cambiavamo città dovevamo iniziato tutto da capo. Più di una volta mi ha detto che era delusa dal fatto che in sette anni, alle cose che lei aveva dichiarato non era stato dato un seguito e non era stato fatto mai un processo.

Bibi Film / Rai FictionLinda Caridi in una scena del film Lea
Linda Caridi è Denise, la figlia di Lea Garofalo

Dopo gli anni a Fabriano, l'uscita dal programma e il successivo rientro, Lea non ha neanche più i documenti di copertura: non può lavorare ed è costretta a sbarcare il lunario facendo la barista da alcuni amici e con un po' di volontariato nei canili. La svolta improvvisa arriva nell'aprile del 2009. Quel mese, Garofalo è al limite della sopportazione e decide di rinunciare a ogni tutela.

Esce dal programma di protezione, ritorna a Petilia e riallaccia persino i rapporti con Carlo Cosco: non lo vede mai, vuole solo la garanzia che a lei e sua figlia non succeda nulla. Però sa troppe cose, parecchie delle quali le ha dette ai magistrati, e il marito cova un sentimento di rabbia e vendetta nei suoi confronti. Passa un mese. Lea e Denise si sono trasferite a Campobasso. Il 5 maggio del 2009, piomba in casa loro Massimo Sabatino, un affiliato del clan. Si presenta come un idraulico chiamato ad aggiustare un guasto alla lavatrice, ma il suo vero obiettivo è rapire e far sparire Lea.

Garofalo capisce quello che sta succedendo, reagisce e riesce a fuggire, anche grazie all'intervento di Denise. A quel punto, terrorizzata, torna dai Carabinieri e li informa dell'agguato.

Bibi Film / Rai FictionAlessio Praticò in una scena del film Lea
Alessio Praticò è Carlo Cosco, condannato per l'omicidio dell'ex compagna Lea Garofalo

Trascorrono un paio di mesi. Inizialmente Lea chiede di essere riammessa nel programma, poi cambia idea e pensa di tornare a Pagliarelle perché in quella casa non ci vuole più stare e non ha soldi per affittarne un'altra. Lea e Denise vanno ad abitare in un appartamento nello stabile della madre, a poco meno di un chilometro da casa della sorella Marisa.

Garofalo è a Firenze il 19 novembre del 2009 perché l'indomani ha un'udienza in un processo. È in grosse difficoltà economiche e quando la figlia le chiede di comprarle un maglioncino, lei telefona all'ex compagno per domandargli dei soldi, nonostante la sua legale, l'avvocatessa Enza Rando, le abbia fortemente sconsigliato di contattare Cosco. Le due decidono di raggiungere Carlo a Milano: Garofalo pensa al bene della ragazza e il 20, terminata l'udienza, madre e figlia si mettono in viaggio.

Milano è una grande città. Non starò mai in una stanza, starò sempre fuori tra la gente. Poi c'è mia figlia e finché c'è lei mi sento al sicuro. Milano non è come la Calabria: non credo che lì mi possa succedere qualcosa.

È una decisione avventata e sbagliata, che si rivela fatale. Lea e Denise alloggiano presso l'Hotel Losanna. In quei giorni vedono Carlo, che si mostra cordiale e disponibile. Trascorrono la serata del 23 a cena tutti e tre insieme, in armonia: come una vera famiglia.

Il giorno successivo, il 24 novembre, Carlo incontra la figlia e l'ex moglie a Corso Sempione e chiede a Lea di poter portare Denise a salutare lo zio Giuseppe e la zia Renata. Un saluto veloce, senza dire nulla di Lea perché la famiglia non vuole più i Garofalo nelle loro vite. Cosco accompagna la ragazza a viale Montello e torna a prendere Lea. L'ora delle 18:39 è l'ultimo momento in cui è documentata l'esistenza in vita di Lea Garofalo. Il suo cellulare, da quell'istante, è irraggiungibile.

L'omicidio a Piazza Prealpi

Cos'è successo alla donna? Lo rivela il collaboratore di giustizia Salvatore Sorrentino. Carlo porta Lea in un appartamento in Piazza Prealpi che si è fatto prestare dall'amico Massimiliano Floreale. Lì ad attenderli ci sono Sabatino, Rosario Curcio e Carmine Venturino, l'ex fidanzato di Denise. Successivamente arriva Vito Cosco, meglio noto come "Sergio": è il killer della "mattanza di Rozzano", un regolamento di conti in cui erano rimaste uccise quattro persone, tra cui una bambina di 3 anni e un pensionato 77enne.

Sabatino, Curcio e Venturino devono consegnare Lea ancora viva a Carlo, Giuseppe e Sergio: sono i fratelli Cosco a dover uccidere Garofalo. Il cadavere di Lea è portato a San Fruttuoso, un quartiere di Monza dove l'affiliato Gaetano Crivaro di Cormano ha messo a disposizione un capannone e un terreno. Con i quattro ci sono due complici albanesi. Il corpo di Lea viene sciolto in 50 litri d'acido e resta lì tre giorni affinché di lei sia cancellata ogni traccia: viene ritrovato nel 2012, carbonizzato. Su quei resti ci sono pochi oggetti, tra cui una collana.

Poster Lea
FILM

Lea

2015
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  • Genere: Drammatica
  • Regia: Marco Tullio Giordana
  • Sceneggiatura: Marco Tullio Giordana, Monica Zapelli
  • Cast: Vanessa Scalera, Linda Caridi, Alessio Praticò, Mauro Conte, Roberta Caronia guarda tutto il cast

Per l'omicidio sono condannati all'ergastolo Carlo Cosco (riconosciuto come l'organizzatore del delitto) e Vito Cosco, Curcio e Sabatino. A Venturino è inflitta una condanna di 25 anni di reclusione per complicità nell'omicidio. Giuseppe Cosco, il più preoccupato per le frasi che aveva riferito a Lea sul delitto Comberiati, è condannato in primo grado all'ergastolo ma assolto in appello "per non aver commesso il fatto". Sarà condannato a 8 anni nel 2019 nell'ambito dell'operazione Johnny, con cui la Dda di Catanzaro ha svelato l'infiltrazione delle cosche crotonesi nella gestione del Centro d'accoglienza di Isola.

Lea Garofalo è sepolta al Cimitero Monumentale di Milano. A viale Montello le hanno intitolato un giardino (restituito alla comunità da Giardini in Transito), a Piazza Prealpi una panchina rossa, nel quartiere Ortica un murale e a Parco Sempione una magnolia, piantata nel prato della biblioteca. Per non dimenticare, mai.

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