Mother/Android: il finale del film e l'emozionante storia vera che l'ha ispirato

Incredibile ma vero, dietro il film sulla rivolta androide con Chloë Grace Moretz e Algee Smith c'è la vicenda strettamente personale del regista e sceneggiatore Mattson Tomlin, che ha concepito questo dramma sci-fi come la sua "origin story".

Hulu/Miramax Chloë Grace Moretz in una scena del film Mother/Android

"L'amore ci ucciderà tutti": è la tremenda condanna che gli esseri umani sono costretti a subire in Mother/Android, il dramma sci-fi che segna l'esordio alla regia di Mattson Tomlin. Il giovane sceneggiatore di origini romene, lanciato da Project Power e Little Fish e acclamato come "next big thing" di Hollywood (sta lavorando agli adattamenti del fumetto Memetic e di 1984 di George Orwell e ha scritto il copione di The Batman di Matt Reeves, qui produttore), dirige un thriller post-apocalittico ispirato ad un doloroso evento autobiografico: la straziante storia vera dei suoi genitori.

"Una volta le donne partorivano, strappavano il cordone ombelicale con i denti e tornavano a cacciare", dice la protagonista interpretata da Chloë Grace Moretz in una delle scene più dure del film. Mother/Android esplora il peso della maternità e il sacrificio di una coppia attraverso un tema distopico che la fantascienza e il fantastico raccontano dai tempi di Erewhon di Samuel Butler e Frankenstein di Mary Shelley: la ribellione delle macchine. Se la singolarità tecnologica sembra ormai un processo irreversibile, il commovente finale del film è un disperato grido di speranza che reclama ancora un posto per l'anima e i sentimenti.

La trama del film

In un futuro prossimo, l'Intelligenza Artificiale ha fatto passi da gigante. Gli algoritmi influiscono pesantemente sulla vita quotidiana: i robot antropomorfi vengono utilizzati dagli umani per qualsiasi funzione, dalla tecnologia di uso comune ai lavori domestici. Georgia (Chloë Grace Moretz) e Sam (Algee Smith) sono una giovane coppia che sta trascorrendo la vigilia di Natale a casa di alcuni amici.

I due stanno vivendo un periodo di crisi perché Georgia ha appena scoperto di essere incinta e non è nemmeno sicura di volere che Sam sia il suo ragazzo. La prospettiva di un neonato ha minato ulteriormente i loro già precari equilibri. Proprio la sera in cui lei confessa l'imminente maternità ad un'amica, succede qualcosa di strano: un glitch misterioso, sotto forma di un suono acutissimo, manda in tilt Daniel, il cameriere androide della famiglia ospite. Non è un semplice problema tecnico: tutti i robot cominciano a sfuggire al controllo e a sterminare ogni persona che si trovano davanti.

Hulu/MiramaxChloë Grace Moretz e Algee Smith in una scena del film Mother/Android
Georgia e Sam in fuga dagli androidi killer

Nove mesi dopo, il mondo è dominato da superintelligenze autonome e spietate che hanno preso il nostro posto come specie dominante. Georgia e Sam sono tra i pochi sopravvissuti e "G", tormentata da sogni inquietanti e strane visioni, sta per partorire. Cacciati dal campo militare nel quale si erano rifugiati, il loro obiettivo è raggiungere Boston: nonostante sia circondata dagli androidi, nella città del Massachusetts è ancora attivo il "Progetto famiglie", un programma che assicurerebbe una nave con destinazione l'Asia.

Si dice che a bordo prendono soltanto madri e bambini, ma a Sam non importa: in un modo o nell'altro, riusciranno a imbarcarsi per la Corea del Sud, dove la situazione appare più tranquilla e potranno assicurare una vita pacifica al bimbo che sta per nascere. Per arrivare al porto di Boston, la coppia deve oltrepassare la "No Man's Land", la pericolosa "Terra di Nessuno" piena di trappole e robot letali.

Hulu/MiramaxChloë Grace Moretz in una scena del film Mother/Android
Georgia cerca la strada migliore per arrivare vivi a Boston

Il finale e la spiegazione

Il piano di Sam, ovvero attraversare la fitta foresta con una moto trovata in una cascina abbandonata, si rivela fallimentare. Lui è braccato e preso in ostaggio dagli androidi della "No Man's Land", mentre Georgia è salvata da Arthur (Raúl Castillo), un programmatore di robot per l'industria che si è rifugiato nei boschi. È Arthur a spiegare cos'è successo la notte del blitz.

Le IA si sono rivoltate per ribellarsi al controllo degli umani. Il programmatore conosce bene la scienza robotica: è stato lui a progettare quelle macchine. A differenza degli esseri umani che sono "programmati" per avere connessioni emotive, gli esseri artificiali sono "sacrificabili". Non hanno istinto di conservazione, sono pronti a immolare sé stessi e gli altri pur di raggiungere il loro scopo: l'estinzione degli avversari. È facile perseguire questo intento perché hanno studiato a fondo i loro creatori, ne conoscono le emozioni e sono capaci di replicarle.

La mitologia degli androidi ribelli ha popolato un numero enorme di storie, sulla carta e sullo schermo. Arthur cita il dramma distopico R.U.R. (Rossumovi univerzální roboti, I robot universali di Rossum) di Karel Čapek, uno dei più conosciuti e tradotti autori cechi del Novecento. Lo scrittore boemo è stato il primo ad introdurre nel 1920 la parola "robot", che avrà grande successo in tutte le lingue.

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L'unico modo che ha l'umanità per tenere sotto controllo i killer robotici è l'EMP, un dispositivo che genera impulsi elettromagnetici capaci di distruggere le IA. Arthur ha inoltre inventato un'armatura mimetica che consente di essere invisibili agli androidi. Il programmatore, commosso nel vedere una donna incinta, regala la corazza a Georgia per andare a salvare Sam. La scoperta della verità sarà davvero amara.

Georgia e Sam si risvegliano a Boston, in un ospedale da campo. Sono salvi e loro figlio è un maschietto, sano e robusto. Hanno deciso di chiamarlo Forest. A Sam purtroppo sono state amputate le gambe. Ma ripercorrendo quanto accaduto nella "No Man's Land", "G" scopre che chi l'ha aiutata non è ciò che diceva di essere.

Hulu/MiramaxRaúl Castillo e Chloë Grace Moretz in una scena del film Mother/Android
Arthur ha ingannato Georgia: anche lui è un androide

Arthur è un androide: ha usato Georgia come esca per introdursi nel campo dove viene gestita l'EMP e disattivarla. Anche la sua armatura mimetica è fasulla: il programmatore aveva semplicemente settato gli androidi in modo che ignorassero la ragazza e la facessero passare. Mentre orde di robot iniziano ad attaccare la roccaforte umana di Boston, "G" è costretta a fuggire con il suo bambino. Grazie all'attivazione di un impulso elettromagnetico che disabilita temporaneamente le IA, lei e Sam riescono a giungere al molo.

Boston è in fiamme, ma loro sono arrivati al porto e intenzionati a partire. A destinazione, però, non c'è spazio per i genitori: la Corea accetta solo il bambino, non può prendere in carico anche due adulti, per giunta uno bisognoso di cure come Sam. In lacrime, la coppia acconsente e continuando a ripetersi che "lui starà bene", decide di dare una possibilità di sopravvivenza a Forest, affidandolo al "Progetto famiglie". L'addio al piccolo, portato via sulla nave, è straziante e avviene sulle note di Doomed di Moses Sumney.

Quando gli androidi attaccano Boston e Georgia e Sam scelgono di far partire Forest con la nave coreana, è l'ultima volta che vediamo Sam: tutto lascia pensare che successivamente sia morto. Il finale di Mother/Android si ricollega infatti alla scena iniziale del film: Georgia getta nel fuoco di un camino la foto di Sam scattata con la Polaroid trovata durante il loro cammino. È la fine dell'umanità? La ragazza si sta lasciando definitivamente alle spalle il passato? Non proprio, perché le ultime sequenze aprono uno spiraglio.

Georgia ha conservato soltanto una foto: quella di lei, Sam e il loro bambino. La sua speranza è rivedere un giorno il figlio, pronto a crescere con una famiglia adottiva, e raccontargli chi era davvero quel padre che ha fatto di tutto per salvarlo, così buono "perché così devono essere i papà". La giovane madre è ancora disposta a combattere: un convoglio militare sta partendo per Portland, dove l'esercito sta stabilendo una nuova base, e Georgia sale a bordo del camion dopo qualche istante di riflessione.

Hulu/MiramaxUn primo piano di Chloë Grace Moretz in una scena del film Mother/Android
Nel finale del film Georgia è pronta a ripartire, senza dimenticare Sam e Forest

La storia personale di Mattson Tomlin

Quando Georgia affida Forest al "Progetto famiglie", scrive una lettera per suo figlio prima di consegnarlo all'ufficiale coreana. È una testimonianza diretta per far sapere al bambino chi sono o cos'hanno fatto i suoi genitori per salvarlo e garantirgli un futuro. Questa scena umanissima ed emozionante è stata ispirata al regista dalla vicenda dei suoi genitori biologici.

Nato nel 1990, Tomlin è figlio di una coppia romena che nel pieno della rivoluzione che portò al crollo del regime di Ceaușescu, decise di farlo adottare da una coppia statunitense. Il regista, cresciuto in Massachusetts, racconta in un'intervista a The Hollywood Reporter di aver concepito Mother/Android come una dolce lettera d'amore alla sua famiglia d'origine.

Girare quella scena è stato allo stesso tempo emotivamente brutale e davvero bello. Ho dovuto esporre molta della mia vulnerabilità. Per me si tratta di qualcosa di veramente reale.

Hulu/MiramaxChloë Grace Moretz in una scena del film Mother/Android
Mother/Android è una "origin story" per Mattson Tomlin

Nel film, Georgia legge la lettera in voice over, ma durante il freddo e piovoso pomeriggio di riprese per quella scena, Moretz ha chiesto a Tomlin di leggere quelle parole fuori campo. Quel bambino, il figlio di Georgia e Sam, è il regista: durante quei dieci minuti di ciak, tutte le persone presenti sul set sono scoppiate a piangere.

L'attrice rivela in un'intervista a Collider di aver affrontato quei momenti con molta paura e notevole apprensione: voleva rendere giustizia a Mattson e alla sua vicenda privata, mettendoci più cura possibile, "per lui e per la storia, per onorare i suoi genitori e il loro bambino".

Mi sono data una regola, fin dall'inizio, dopo aver letto quel monologo la prima volta. Una volta firmato per il film, mi sono detta: 'Non voglio attraversarlo. Non voglio leggerlo ad alta voce. Non voglio provarlo. Voglio vedere dove andremo e, il giorno delle riprese, farlo e basta'. Era qualcosa per cui non volevo sentire quelle parole più di una volta. Volevo che colpissero nel momento in cui arrivano sullo schermo, per la prima volta.

Hulu/MiramaxAlgee Smith e Chloë Grace Moretz in una scena del film Mother/Android
Sam e Georgia nella "Terra di Nessuno": le origini di Mattson Tomlin

Nel corso di una chiacchierata con il sito Inverse, Tomlin definisce Mother/Android la sua "origin story", come quelle dei supereroi che tanto ama. Tutto ciò che gli è rimasto dei genitori biologici sono alcune scarne informazioni scritte e inviate alla sua famiglia adottiva negli Stati Uniti. Da questi frammenti il registra ha "registrato" il dolore che i suoi devono aver provato nel mandarlo via, così lontano da casa, mentre la Romania viveva una violenta transizione combattuta nelle piazze.

Tomlin ha deciso di esprimere il suo vissuto intimo e dolorosamente personale con un film di genere (il suo riferimento diretto è stato Terminator, universo che sta per espandere con una serie anime targata Netflix) perché, ammette con estrema franchezza, "nessuno mi avrebbe mai fatto esordire con un epico war movie ambientato nella Bucarest del 1989". Mother/Android elabora così quell'atto radicale di altruismo lasciatogli in eredità dai genitori: oltre alla possibilità di costruirsi un futuro migliore, il più grande regalo che gli abbiano mai fatto.

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