L'Événement, la recensione del controverso film che ha vinto il Leone d'Oro a Venezia 78

Autore: Elisa Giudici ,
Recensioni
3' 48''
Copertina di L'Événement, la recensione del controverso film che ha vinto il Leone d'Oro a Venezia 78

Gli occhi azzurri dell'interprete Anamaria Vartolomei, protagonista assoluta di L'Événement, sono uno specchio su un'infinito lago di solitudine, inquietudine e paura crescente che lo spettatore è costretto ad attraversare a nuoto insieme a lei, per le lunghissime, strazianti dodici settimane che il film racconta. C'è un prima e un dopo "l'avvenimento" (la traduzione letterale del titolo del film e del romanzo autobiografico di Annie Ernaux da cui è tratto) che rischia di travolgere per sempre la vita della giovane, che nonostante l'angoscia e la paura riesce a non perdere sé stessa. 

Il merito non è interamente suo. In quegli occhi azzurri abbiamo letto una grande caparbietà, una quieta tenacia, la capacità di osservare silenziosamente e, quando necessario, prendere decisioni forti. Annie nella vita vuole diventare insegnante. Figlia di una coppia di provincia che gestisce una tavola calda, grazie al suo ingegno si è guadagnata un posto per studiare a Parigi, il trampolino di lancio per le sue ambizioni. Il film si ferma appena un secondo a raccontarci come sia rimasta incinta: un incontro fugace con un ragazzo di Marsiglia, un intercorso (forse il primo) e poi il concepimento.

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Anne il figlio non lo vuole. Forse un giorno, con la persona giusta, quando avrà raggiunto i suoi obiettivi. Non ora che è giovanissima e non ha ancora ottenuto ciò che vuole. Nella Francia degli anni '60 una gravidanza indesiderata "è una malattia femminile per cui c'è un'unica cura, che trasforma quante ne sono affette da donne a casalinghe". 

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Nella civilissima Repubblica che si considera faro di democrazia e civiltà, l'aborto è più che clandestino e illegale. È qualcosa che non ha neppure un nome proprio, al cui solo accennare le persone sgranano gli occhi e lanciano occhiate preoccupate, sussurrando. Chi si sottopone all'aborto, chi lo pratica e chi lo coadiuva rischia la galera. Come dirà una ragazza ad Annie, l'aborto è una lotteria: puoi pescare un'interruzione di gravidanza relativamente sicura, un ricovero in ospedale, la galera oppure una tomba. Non puoi scampare al dolore, alla solitudine, alla manipolazione altrui.

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L'Événement meritava di vincere il Leone d'Oro? 

Così come Julia Ducournau con il suo Titane (film vincitore al Festival di Cannes 2021), Audrey Diwan è riuscita a portare a casa il premio più prestigioso di uno dei più importanti festival cinematografici al mondo con il suo secondo lungometraggio. Anche lei donna, anche lei francese, Diwan ha un approccio diametralmente opposto a quello della collega. Tanto Titane è giocosamente eccessivo, brutale e volto scioccare, tanto L'Événement ha un piglio classico da film d'altri tempi, con il suo formato 4:3 e l'approccio conservativo e rispettoso nell'adattare la fonte originale. 

L'Événement è un piccolo film la cui bellezza sta nella semplicità con cui riesce ad affrontare un tema tanto drammatico, senza però rinunciare all'emozione e all'introspezione. La storia di Annie l'abbia già vista tante volte al cinema: è l'eterno incubo di un aborto che quando reso illegale, non scompare mai davvero; diventa solo più sinistro e più pericoloso. Titane e L'Événement hanno in comune un'attenzione altissima al corpo femminile e a come le rispettive protagoniste tentino di disporne in una società che vorrebbe avanzare pretese sullo stesso.

Starà allo spettatore decidere se a fare più male sia la sequenza raggelante in cui la protagonista tenta di operare da sola, nella propria cameretta, un aborto con un ferro da calza arroventato o se sia l'indiretta crudeltà del suo medico, che la inganna forte del potere che la società ha messo nelle sue mani. 

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Le tre protagoniste di L'Événement sedute su una panchina
A un film piccolo ma perfetto come L'Événement manca solo l'audacia di parlare del presente

Quella di Diwan è un film di livello medio alto, splendidamente realizzato, in cui brilla per intensità la strepitosa interpretazione della giovane Anamaria Vartolomei. È anche una pellicola ben lontana dall'essere nuova o radicale come si dà ad intendere, a meno di non ritenere che l'aborto in sé basti a rendere un film controverso. A pesare sul film è lo scomodo ma inevitabile paragone con il precedente, eccezionale 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni; il film definitivo sull'aborto clandestino, che vinse la Palma qualche anno fa. 

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Dietro la decisione della giuria hanno pesato, oltre alla bellezza del film, il clima politico che circonda questa pratica sanitaria, sempre più messa in forse anche in nazioni democratiche, laiche e progressiste. Ci sarebbe molto da dire sull'aborto oggi, su come un diritto teoricamente acquisito venga nei fatti sempre più negato tra storture, ambiguità e rigurgiti da caccia alle streghe. Se L'Événement fosse questo, allora meriterebbe il Leone d'Oro senza se e senza ma. Così invece qualche dubbio sul fatto che si sarebbe potuto fermare a un secondo posto (poi andato a Paolo Sorrentino) lo lascia. Vale comunque la visione. 

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Diwan confeziona un film di taglio classico, adattando il romanzo verità di Annie Ernaux con notevole rigore formale e morale. A dare emozione a una storia durissima ci pensa Anamaria Vartolomei.
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