9-1-1: Lone Star ha debuttato: la recensione dei primi due episodi

Autore: Chiara Poli ,
Recensioni
2' 43''
Copertina di 9-1-1: Lone Star ha debuttato: la recensione dei primi due episodi

Austin, Texas. La distrazione di un guardiano notturno scatena un incendio enorme.

Chiamata a intervenire per prima, la squadra 126 dei vigili del fuoco crede di avere la situazione sotto controllo. Solo per caso scopre che uno degli edifici è pieno di fertilizzanti. L’esplosione, inevitabile, la spazza via. Muoiono tutti, a eccezione di Judd Ryder (Jim Parrack).

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Sei mesi dopo, a New York, il capitano della squadra 252 Owen Strand (Rob Lowe) e suo figlio T.K. (Ronen Rubinstein) affrontano due sfide. Una malattia determinata dalla sua presenza a Ground Zero l’11 settembre per Owen e il rifiuto a una proposta per T.K. 

9-1-1: Lone Star 9-1-1: Lone Star Dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001, Owen Strand fu l'unico rimasto in vita della sua caserma dei pompieri di Manhattan, a cui spettò l'arduo compito di rimetterla in piedi. Dopo ... Apri scheda

La premessa per il trasferimento a Austin, Texas, proposta a Owen perché ricostruisca la squadra 126 come aveva saputo fare a New York dopo il giorno che ha cambiato tutto diventa occasione per chiarire le cose dal primo istante: #9-1-1 Lone Star affronta tematiche impegnative, delicate, attuali.

Incentrate sui diritti civili che, fuori dalla Grande Mela, sono ancora un argomento difficile da gestire. Ecco perché serve un personaggio come Owen Strand. Un uomo che ha alle spalle due matrimoni falliti, la più grande tragedia americana per i vigili del fuoco e le conseguenze di quella tragedia di fronte agli occhi, pronti a portarlo via.

Un figlio che tenta il suicidio, ex tossicodipendente, gay e vigile del fuoco in un ambiente che, nelle piccole città, non è esattamente sempre amichevole con gli omosessuali.

Ryan Murphy, Brad Falchuk e Tim Minear hanno dato vita allo spin-off di #9-1-1 chiarendo fin dal primo istante che, qui, il livello di dramma personale e sociale si alza. Parecchio.

Il risultato è un episodio pilota emozionante, che ci fa innamorare del capitano Strand dal primo istante e ci fa immedesimare nella sua vita, nei suoi drammi, nelle sfide personali e lavorative che deve affrontare.

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Strand è diverso da tutti gli altri personaggi di 9-1-1 finora incontrati: come se non ne avesse già abbastanza di suo, se le va anche a cercare.

Mette insieme una nuova squadra per Austin con gli elementi che tutti gli altri avrebbero - o hanno già  scartato.

Owen Strand crede nelle seconde occasioni, nella rinascita dalle proprie ceneri, in un futuro da costruire con sudore e determinazione. Giorno dopo giorno.

Trovarsi a lavorare fianco a fianco a Travis County con il capitano dei paramedici Michelle Blake (Liv Tyler), che è esattamente come i membri della squadra che ha selezionato personalmente, costringe il capitano Strand a tenere tutto in equilibrio.

Una donna musulmana più volte richiamata per insubordinazione: Marjan Marwani (Natacha Karam).

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Un ragazzo che non ha mai passato il test per l’abilitazione: Mateo Chavez (Julian Works). 

Un transessuale dall’intuito formidabile con cui non tutti sanno rapportarsi: Paul Strickland (Brian Michael Smith).

E naturalmente l’unico sopravvissuto della 126 - sposato con l’operatrice del 911 Grace (Sierra Aylina McClain): Ryder. Il più piantagrane fra i piantagrane.

Michelle esclusa, naturalmente.

Fra suicidi incomprensibili - con tanto di citazione di Bird Box - disturbi post-traumatici da stress, incubi, paranoici, indagini sulla scomparsa della sorella di Michelle e consulti di veggenti, i primi due episodi di 9-1-1: Lone Star ci ha regalato due primi episodi carichi di significato, un perfetto biglietto da visita che ci spinge a continuare a seguire la serie.

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