Aladdin, la recensione: Guy Ritchie osa un remake dalle scelte forti

Autore: Elisa Giudici ,
Recensioni
4' 35''
Copertina di Aladdin, la recensione: Guy Ritchie osa un remake dalle scelte forti

Dopo Tim Burton, Guy Ritchie: il 2019 sembra proprio l'anno in cui Disney porta il suo articolato progetto di rinnovo e remake dei suoi classici animati al gradino successivo. Dopo Dumbo anche Aladdin torna su grande schermo con attori in carne ossa, animazione digitale e una direzione carismatica, a firma di uno dei nomi più carismatici nel panorama inglese del cinema commerciale. È una svolta più che auspicabile questa, anche se comporta una certa dose di rischio.

I remake live-action dei classici animati già in cantiere sono parecchi (vedi Mulan e Maleficent 2) ma spesso suscitano le ire degli appassionati. Scartando le posizioni più integraliste secondo cui il canone Disney dovrebbe essere intoccabile, spesso la diffidenza del pubblico deriva da recenti scottature; film che si sono rivelati privi di una voce propria o un vero e proprio motivo d'esistere, anche se magari discretamente realizzati. 

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Jasmine e Aladdin nel remake del 2019
Aladdin torna al cinema con una regia carismatica che non ha paura di cambiare

La soluzione può essere dunque quella di affidare una storia classica una personalità abbastanza carismatica non solo da riportarla su schermo ma anche da renderla propria. È esattamente quello che succede in Aladdin, il remake del classico del 1992, rimasto nel cuore del pubblico per alcune canzoni caposaldo della lunga tradizione Disney, oltre che per l'interpretazione vocale magistrale del compianto Robin Williams. Lungi dal farsi intimorire o dal piegarsi a una mera replica in live-action, Guy Ritchie accetta la sfida di tentare di dare un nuovo taglio al film, coniugando tradizione e innovazione. 

Un genio umano

La pellicola si apre lontano dalle dune del deserto, su un piccolo vascello dove un padre inizia a narrare ai due figlioletti la storia di Aladdin. L'uomo è Will Smith, particolare che ci suggerisce un'interpretazione in chiave differente del cardine del film. Il personaggio del Genio qui si mostra da subito come umano, anzi, come un uomo con famiglia al seguito. È questo forse il più importante cambiamento apportato alla trama rispetto a quanto visto nel 1992 ed è una chiave di lettura che fa gioco al film sotto molteplici aspetti. 

Per quanto Will Smith possa essere amato o carismatico, misurarsi con Robin Williams sarebbe un azzardo anche per lui. Il film quindi gli costruisce attorno un genio diverso, che gli somiglia per carattere e che è molto più realistico e umano del passato. Il punto di forza è come sempre l'amicizia con Aladdin, ma qui il Genio in un certo senso diventa umano ben prima della conclusione della pellicola. Non è una sorpresa né un colpo di scena, perché è proprio lui da uomo libero ad aprire il film e a raccontarci la storia.

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Aladdin e il Genio nel remake 2019
Will Smith interpreta un genio differente e molto più umano

Stupisce piuttosto come anche il suo personaggio sviluppi relazioni umane (e amorose) importanti per l'equilibrio del film, dandogli uno spazio e un peso differente rispetto a quello della spalla comica e musicale. Presentandolo come servitore di Aladdin "in incognito", il film può ridurre al minimo le scene in cui la computer grafica deve lavorare a fondo sulla sua immagine per colore e dimensioni, garantendo alla pellicola un grado di fluidità maggiore. 

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Tra Bollywood e vecchia Hollywood

Eppure il rischio più grosso Ritchie lo prende nel dare un taglio retrò e niente affatto scontato alla pellicola. È chiaro sin dal primo inseguimento tra Aladdin e le guardie di Jafar, per non parlare dei numeri musicali, come il punto non sia immergere lo spettatore in una rappresentazione realistica di una città orientaleggiante. Anzi, il focus è sulla rappresentazione, nel senso teatrale del termine: il film sembra portato in scena, così come accadeva negli classici musicali e comici della Hollywood d'oro. È una scelta visivamente impattante e forte, per certi versi lungimirante, perché quando il budget o la computer grafica non riescono ad assistere il film, il "senso di finto" è comunque armonizzato rispetto a quanto viene prima e dopo.

Forse non tutti ricordano che anche Aladdin del 1992 venne aspramente criticato per certi stereotipi nella rappresentazione del mondo arabo. In questa versione coloratissima e over the top, dove a ben vedere di volti autenticamente mediorientali ce ne sono pochissimi, il problema non si pone neppure: l'impostazione di Ritchie è una scappatoia perfetta, anche se rischia di non incontrare il gusto del pubblico.

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Un primo piano di Jasmine
Jasmine ha molto più spazio nel remake, ma risulta meno incisiva dell'originale

Costumi e numeri musicali rimandano chiaramente al mondo patinato e sfavillante di Bollywood, che tradizionalmente gioca sempre sul confine del kitsch; a riprova di questa deriva volontaria del film c'è la chiusa danzante, chiarissimo omaggio a quella tradizione cinematografica. Purtroppo c'è da rilevare che il film ha delle intuizioni brillanti, ma non è altrettanto entusiasmante nella loro messa in pratica. A frenarlo c'è proprio l'esigenza di non allontanarsi troppo dal seminato e di rimanere comunque nel stretto territorio del cinema per famiglie, laddove Ritchie non dà il meglio di sé (almeno non quanto in pellicole più adulte). 

Il vero tallone d'Achille dell'operazione è però una gestione poco equilibrata di personaggi affidati ad attori troppo inesperti per salvarne le sorti. Il sacrificio maggiore è quello di Jafar, che da cattivo brillante e seduttivo diventa una figurina di cartone, priva di carisma e genialità. Anche Jasmine paga un prezzo pesante: quello di una Disney desiderosa di dare più agency alle sue protagoniste, ma ancora una volta del tutto incapace di dosare la loro forza, appesantendo il personaggio con ambizioni mal giustificate e canzoni davvero eccessive. 

Pur con parecchi scivoloni in corso d'opera, il film approda a un risultato tutto sommato interessante. Disney insomma si è presa un bel rischio dando carta bianca a Ritchie: il risultato è cinematografiche più gradevole di quanto visto in Dumbo, ma rischia di essere frainteso dal pubblico alla ricerca di una copia fedele o conforme. 

Aladdin Aladdin Aladdin è uno sfortunato ma adorabile ragazzo di strada, innamorato della bellissima principessa Jasmine, la figlia del Sultano di Agrabah. Per poter realizzare il suo sogno potrà contare sul sostegno ... Apri scheda

Aladdin sarà nei cinema a partire dal 22 maggio 2019. 

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Commento

Nospoiler.it

70

Disney e Guy Ritchie osano più dei predecessori, prendendo scelte stilistiche e narrative forti. Funziona quasi tutto in un remake con carattere, che osa reinventare un classico.

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I più visti del 2020 negli USA: Disney+ vince coi film, ma Netflix domina con le sue serie

Un anno difficile, ma non per le piattaforme streaming che nel 2020 sono state utilizzate in larga scala dappertutto.
Autore: Cristina Migliaccio ,
I più visti del 2020 negli USA: Disney+ vince coi film, ma Netflix domina con le sue serie

Il 2020 non è stato un anno facile, ma ha sicuramente aiutato il mondo della televisione ad aumentare il pubblico di riferimento. Complice la pandemia causata dal Covid-19, in tantissimi - trovandosi chiusi in casa e non sapendo cos'altro fare - hanno trovato conforto nella televisione, in particolare attingendo alle piattaforme streaming e ai loro vasti contenuti. Ma a contendersi il podio sono sicuramente Netflix e Disney+, almeno negli Stati Uniti. 

Da un recente studio del fenomeno streaming, come evidenziato da Nielsen, gli utenti nel 2020 hanno premiato in gran parte l'originalità (quindi prodotti made by Netflix e Disney), mentre l'altra fetta d'attenzione è stata catturata da serie TV in licenza molto amate a carattere internazionale: un esempio della sezione originale Netflix è #Ozark, giunta alla terza stagione e che gli utenti hanno guardato per circa 30,5 miliardi di minuti per un totale di 28 episodi.

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