America Latina: chi ha rapito davvero la bambina nello scantinato? La spiegazione del film e del finale

Autore: Elisa Giudici ,
Copertina di America Latina: chi ha rapito davvero la bambina nello scantinato? La spiegazione del film e del finale

Cosa è successo davvero e cosa è frutto del delirio del protagonista in America Latina, il terzo film dei fratelli D'Innocenzo? Il film fornisce una spiegazione nel suo finale e, come ogni thriller psicologico che si rispetti, punta a sorprendere lo spettatore (anche se non sempre ci riesce). La storia raccontata dal film è una discesa nella follia per il protagonista Massimo Sisti (Elio Germano), dentista di Latina benestante che vive con la bella moglie e le due angeliche figliolette in un'enorme, isolata villa della campagna laziale. 

Il film pone subito il protagonista di fronte a un evento spiazzante. Un giorno infatti, scendendo in cantina nel corso di un piccolo lavoretto domestico, l'uomo trova una ragazzina legata e imbavagliata a un palo al centro del sotterraneo. Massimo è sbigottito:  cosa ci fa lì la ragazzina? Chi l'ha rapita e nascosta nello scantinato di casa sua? Per terra ci sono numerosi rifiuti e bottigliette di acqua vuote, segno che la ragazzina (che appare stanca e molto sporca) è lì già da qualche tempo. Il protagonista sta per chiamare le forze dell'ordine quando ci ripensa: chi crederebbe alla sua versione, al fatto che non sapesse che nei piani bassi di casa sua c'è una giovanissima prigioniera? 

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Massimo decide quindi di prendersi cura della ragazza, portandole periodicamente da bere e mangiare, nonostante la manifesta ostilità e il terrore che la giovane manifesta nei suoi confronti. Nel frattempo tenterà di capire chi l'abbia messo in questa difficilissima situazione: se qualche criminale in cerca di un posto isolato per nascondere una ragazzina o qualche suo conoscente che voglia incastrarlo.

La famiglia di Massimo è un'allucinazione 

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Nel finale del film, Massimo prova prima a far allagare lo scantinato, facendo così annegare la ragazza e sbarazzandosi sommariamente del problema senza però sporcarsi le mani direttamente, tenendo il piedi la sua messa in scena da persona innocente. In seguito ha uno scrupolo di coscienza e salva la bambina, chiamando la polizia, che lo arresta. Nell'ultima scena che chiude il film lo vediamo in prigione, mentre osserva di fronte a sé la moglie e le figlie, che non sono invecchiate di un giorno. Innanzitutto bisogna distinguere ciò che è vero e ciò che è immaginario, frutto della psiche disturbata dell'uomo. La ragazzina nello scantinato esiste veramente ed è stata rapita, tanto che la polizia la soccorre subito e la giustizia condannerà Massimo all'incarcerazione per il suo rapimento e tentato omicidio. La moglie e le figlie di Massimo invece sono frutto della sua febbrile immaginazione. Probabilmente non sono mai esistite, ma se per un certo periodo il dentista ha avuto una famiglia, quella che vede nel film è una mera allucinazione. Lo capiamo dalla scena finale: chi lascerebbe entrare una donna e due bambine vestite così nella cella di un carcerato? Un incontro familiare vero si svolgerebbe in parlatorio. Le tre donne sono allucinazioni della mente di Massimo.
Massimo
L'acqua diventa un elemento simbolico con cui Massimo cerca di nascondere la verità
Massimo dunque è un uomo affetto da disturbi psichiatrici e preda di allucinazioni che non capisce essere tali. Ripercorrendo a ritroso il film si nota come i suoi amici e i suoi colleghi di lavoro non accennino mai alla sua famiglia (perché non esiste) e nessun personaggio incontra mai la moglie e le figlie, che si manifestano unicamente nella grande casa dove Massimo vive. Le stesse tre donne hanno volutamente un'aria sognante e misteriosa, oltre a somigliarsi parecchio tra loro. Il loro vestiario è sempre coordinato, i lunghi capelli sciolti, il modo di apparire e scomparire in scena etereo ora esaudendo, ora frustrando i desideri del protagonista, senza mai però riferirsi a un'idea, un evento, una volontà legate alla propria vita: le tre donne sono espressione dell'interiorità tormentata del protagonista. 

Massimo ha rapito la bambina

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In questo senso è cruciale il dialogo che Massimo ha col padre, che lo disprezza, lo insulta e lo sfrutta a livello economico. Il film sembra quasi suggerire che il bisogno d'intimità e familiarità di Massimo lo abbia portato a una tale ossessione da immaginarsi una famiglia inesistente, dolce e sempre presente. Perché dunque rapire la ragazzina e legarla nello scantinato? Il film non dà risposte precise in merito, ma sono tanti gli indizi a disposizione dello spettatore per capire da subito che il responsabile è Massimo, a partire dalla reazione terrorizzata della ragazzina in sua presenza. Non chiamare le autorità è una mossa illogica, una scelta istintiva e razionale per un innocente a cui il protagonista pensa solo per un attimo per poi accantonarla in fretta. Chi poi terrebbe davvero all'oscuro la famiglia, con il rischio che qualcuno scopra la ragazzina e pensi sia stato davvero stato lui a rapirla?
Vision Distribution
La piscina di notte
La piscina a forma di vela e la cantina che si fa riempendo d'acqua diventano l'una il doppio dell'altra
Se davvero Massimo volesse scoprire chi ha rapito la ragazzina (che è legata mani e piedi, quindi non ha modo di nutrirsi o espletare i suoi bisogni corporei), gli basterebbe attendere qualche ora per scoprire chi viene regolarmente a sfamarla e dissetarla, come provano i tanti rifiuti a terra intorno all'ostaggio. Massimo non segue questa strada logica perché è lui che in realtà, in uno stato dissociato, si occupa della ragazzina. Per sviare la propria attenzione della verità, comincia a dubitare di amici e conoscenti. Nel finale del film sospetta che la sua famiglia sia implicata. Le donne di casa Sisti però non esistono, sono proiezioni dell'interiorità del protagonista e del suo bisogno di affetto: Massimo crede di scoprire la colpevolezza delle donne della sua famiglia perché è molto vicino a capire la sua responsabilità. In questo senso l'allagamento dello scantinato è un gesto simbolico oltre che concreto, il tentativo di purificare con l'acqua un posto sporco, simbolo del suo gesto meschino e violento. Allagando lo scantinato e facendo morire la ragazzina, Massimo tenta indirettamente di disfarsi della prova fisica del suo gesto e della verità: il fatto che la sua famiglia non esista. Il rapimento stesso della bambina potrebbe essere un tentativo malato di trovare un vero legame fisico con un'altra persona, nascosto e "sotterraneo" rispetto all'allucinazione che permette a Massimo di soddisfare il suo enorme bisogno di affetto e connessioni umane. 

America Latina racconta una storia vera?

No, è un racconto di finzione scritto dai fratelli D'Innocenzo e non basato su fatti reali.

Cosa significa il titolo del film America Latina?

E un gioco di parole tra l'espressione per definire la parte meridionale del continente americano e l'accostamento tra l'universo simbolico americano e Latina, cittadina laziale dove si svolge la vicenda.

Come finisce America Latina?

Massimo salva la ragazzina dall'annegamento nello scantinato che aveva tentato di allagare. La polizia lo arresta e lo incarcera: era stato lui a rapire la bambina.

In carcere nella sua cella appaiono moglie e figlie, sintomo dei gravi disturbi dell'uomo: la sua famiglia è una mera allucinazione.

Chi ha rapito la ragazzina in America Latina?

Massimo stesso, ma non lo ricorda, perché il suo sé che vede la sua famiglia immaginaria a mo' di allucinazione non è consapevole dell'altra sua parte d'identità che ha rapito la bambina e che ogni giorno la slega per darle da bere e nutrirla.

Per questo la bambina è spaventata da Massimo: perché in realtà è lui il suo aguzzino.

Cosa significa la scena finale di America Latina?

L'apparizione della moglie e delle figlie di Massimo in carcere conferma che si tratta di allucinazioni della mente disturbata dell'uomo: una famiglia non ha certo il permesso di fare visita in cella a un carcerato e per giunta a piedi scalzi.

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