Assassinio sull'Orient Express: ecco perché dovreste rivedere il film del 1974

Autore: Elisa Giudici ,
Copertina di Assassinio sull'Orient Express: ecco perché dovreste rivedere il film del 1974

Siete pronti a scoprire i delittuosi misteri dell'Orient Express così come raccontati da Agatha Christie?

Assassinio sull'Orient Express del 1974 è uno dei miglior adattamenti mai realizzati al cinema di un'opera di Agatha Christie. Diretto da Sidney Lumet, il film generò grandi dibattiti tra gli appassionati di Poirot per l'interpretazione del protagonista Albert Finney, ma riuscì a far presa sull'immaginario collettivo, diventando un classico del giallo (cinematografico) all'inglese. Inoltre è un film davvero ottimo!

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Ecco i 10 motivi per cui ogni amante del giallo e del cinema dovrebbe (ri)vederlo prima di scoprire l'adattamento di Kenneth Branagh.

1 - L'adattamento

Se i baffoni curatissimi di Kenneth Branagh vi hanno tolto il sonno e già alla visione della locandina vi siete chiesti dove fossero finiti il dottor Constantine e il signor Bianchi, il film di Lumet è decisamente quello che fa per voi. Senza essere integralisti, si può di certo ammirare la volontà di Branagh di attualizzare i personaggi creati nel 1934 dalla regina del giallo, inserendo temi importanti per il nostro tempo come il razzismo e l'ambiguità morale della giustizia. 

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Tuttavia, l'adattamento di Branagh non è che una pallida imitazione dell'affresco di classi, nazionalità e condizioni sociali che Agatha Christie punzecchiava nei loro vizi e nelle loro debolezze, Poirot incluso! Il film di Lumet invece non solo ricrea fedelmente anche la fisicità dei personaggi letterari su grande schermo (non mancano quindi omini pingui e signore ricoperte di rughe), ma porta la stessa "democrazia ironica" nello spaccato sociale che si ritrova a dividere cuccette e ristorante sull'Orient Express. 

2 - Il cast

Se pensate che il gruppo di attori e attrici radunato da Branagh sia senza pari per glamour e celebrità, vi conviene fare una veloce ripassata degli interpreti che affollavano le carrozze dell'Orient Express degli anni '70. Il film di Lumet è un vero compendio di vecchia Hollywood e grandi interpreti oggi entrati nella leggenda, senza dimenticare un paio di caratteristi forse meno noti ma formidabili. 

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Assassinio sull'Orient Express, il cast dell'adattamento originale
Lo strepitoso cast dell'adattamento del 1974

Cominciando dal celeberrimo attore shakespeariano Albert Finney nei panni di Poirot, si continua con mostri sacri della Hollywood d'oro come Lauren Bacall e Igrid Bergman, sex symbol dell'epoca come Vanessa Redgrave e Jacqueline Bisset. Un cast così strepitoso e affollato da potersi permettere di relegare in ruoli secondari l'inossidabile Sean Connery e il leggendario Anthony Perkins, passato allo storia del cinema come interprete di Psycho! Durante la stagione degli Oscar il film ricevette un numero incredibile di nomination e Ingrid Bergman portò a casa la tanto ambita statuetta per il suo ruolo da non protagonista. 

Sulla qualità degli attori coinvolti, vi basti sapere che Assassinio sull'Orient Express detiene ancor oggi il record di maggior numero di attori e tecnici nominati che poi vinsero nella loro vita un premio Oscar. Con l'Oscar onorario ricevuto pochi anni fa da Lauren Bacall, tutti gli interpreti che vennero nominati sono poi diventati premi Oscar! 

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3 - La regia

Per ogni cinefilo che si rispetti la carriera di Sidney Lumet non ha bisogno di presentazioni. La parola ai giurati, Trappola mortale, Quinto Potere e soprattutto l'iconico Quel pomeriggio di un giorno da cani sono solo alcune delle pellicole che l'hanno reso uno dei più grandi registi di sempre a Hollywood. In particolare negli anni '70 Lumet infilò un'incredibile tripletta di regia, cominciata proprio nel 1974 con Assassinio sull'Orient Express e proseguita i due anni successivi con Quinto Potere e soprattutto l'iconico e Quel pomeriggio di un giorno da cani. 

Anche se non riuscì mai a vincere un Oscar alla regia (ma venne omaggiato con il tributo dell'Academy alla carriera), Lumet può essere considerato una sorta di David Fincher dell'epoca. Tecnica impeccabile, resa stilistica eccelsa, Lumet alternava film di grande contenuto autoriale a pellicole più "commerciali", con una chiara inclinazione per il giallo e il thriller. Assassinio sull'Orient Express appartiene di sicuro a questa seconda categoria, ma fateci caso: la sua regia tagliente e curatissima lo avvicina molto al panorama autoriale dell'epoca.

Lumet lavorò come Branagh per "svecchiare" il genere, tirando fuori un curioso ibrido tra il giallo all'inglese e un crime degli anni '70, a partire proprio dalla prima scena con i rotocalchi dai titoli drammatici e dalla musica inquietante. Fate per esempio attenzione al gioco di luci e inquadrature tra il primo interrogatorio dei passeggeri e i flashback durante la lunga spiegazione finale di Poirot. Le luci e le prospettive sono completamente differenti, a illustrare la visione "esterna" del semplice spettatore e lo sguardo acuto dell'investigatore. 

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4 - Il Poirot controverso di Finney

Se siete attratti dalla grande rivoluzione estetica e comportamentale operata da Branagh sul personaggio iconico di Poirot, dovete sapere che anche la versione dell'investigatore belga portata su grande schermo da Albert Finney è stata allora come oggi oggetto di grandi dibattiti e molte critiche. 

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Albert Finney nei panni di Poirot
Quello di Albert Finney è un Poirot controverso ma comunque iconico

Sebbene il trucco mitigasse le notevoli differenze tra la corporatura dell'attore teatrale e quella dell'investigatore che popola i romanzi di Agatha Christie, il vero punto del contendere è stato... l'accento. Per capire come mai in tanti criticarono un ritratto per altri aspetti davvero accurato di Poirot, dovete ascoltare qualche passaggio del film in lingua originale. Lo straniante inglese con accento ora francese, ora belga, ora indistinguibile di Finney è quasi ermetico, tanto che è difficile capire cosa dica persino per i madrelingua! Nel doppiaggio italiano dell'epoca si è invece optato per la tradizionale forte cadenza francese. 

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5 - Il doppiaggio italiano

Cultori della lingua originale e dei sottotitoli "senza se e senza ma", persino voi potreste ricredervi ascoltando quello che è un vero tributo ai fasti della scuola di doppiaggio italiana, celebrata in quell'epoca d'oro in tutto il mondo. Complice le tempistiche molto più dilatate di oggi, le professionalità attoriali che prestavano la voce ai colleghi stranieri e la cura maniacale di solito applicata nei processi di adattamento, mi azzardo a dire che forse la visione in italiano è addirittura superiore all'originale, seppur talvolta traditrice. 

Giuseppe Rinaldi nei panni di Poirot è delizioso e decisamente più comprensibile di Finney. Ma cosa dire dell'eterno Pino Locchi, che ha addolcito le "sh/ch" dello scozzese Connery come suo doppiatore storico o dell'incredibile prova di Franca Dominici, che tiene testa a Wendy Hiller nei panni della matrona Dragomiroff?

6 - La principessa di Wendy Hiller

È facile essere magnetici sfruttando la propria bellezza nel fiore degli anni, mentre è ben più complicato interpretare quella che Buc definisce come "una donna brutta come il peccato". L'attrice premio Oscar Wendy Hiller era stata nei decenni precedenti una bellezza raffinata e aristocratica, con una carriera di tutto rispetto ad Hollywood. 

Per Sidney Lumet accettò di portare su schermo tutte le rughe e gli affanni dei suoi 62 anni, più tutti quelli che un trucco cadaverico e un'attaccatura altissima della parrucca che indossava potevano donarle. La principessa Dragomiroff è un personaggio chiave nel film, su cui si riversa l'ironia pungente e magnifica di Christie e Lumet. È così vecchia e paralitica da essere quasi una morta che parla, eppure la sua ricchezza prodigiosa e il suo altissimo lignaggio rinfrancano una forza di carattere non comune, così come i suoi capricci da vera e propria principessa. D'altronde come ammetterà Poiroit stesso:

Penso, Madame, che la sua forza sia nella sua volontà, non nel suo braccio. 

7 - La colonna sonora

Potete trovarla con facilità anche su Spotify, ma accettate un consiglio: non ascoltatela a tarda sera, in una stanza poco illuminata. La colonna sonora composta da Richard Rodney Bennett è infatti un capolavoro d'inquietudine e sottile angoscia, che corona meravigliosamente quel "silenzio di morte" che alberga nel vagone dei viaggiatori diretti a Calais nella fatidica notte dell'omicidio. 

Eppure se il film funziona lo deve in buona parte a una sua performance strepitosa, in cui l'attrice - avanti con gli anni ma ancora bellissima - riesce a silenziare il suo fascino magnetico diventando la pedante e melodrammatica moglie dei tre fantomatici mariti, reggendo alla perfezione l'intricato enigma dell'Orient Express. Con buona pace di Michelle Pfeiffer che, strizzata nei suoi abiti fascianti e immobilizzata da qualche ritocchino di troppo, non ne è nemmeno una pallida imitazione.

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