Che Vuoi Che Sia, la recensione: Edoardo Leo e il sex tape anticrisi

Autore: Emanuele Zambon ,
Recensioni
3' 16''

Arriva al cinema Che Vuoi Che Sia, feroce analisi dei malcostumi del nostro tempo travestita da commedia agrodolce. A firmarla è Edoardo Leo, che dopo le vicissitudini di un manipolo di falliti raccontate in Noi e la Giulia, passa ad un piano B decisamente più surreale, come quello escogitato da un quarantenne per ovviare alla crisi: realizzare un porno casalingo in cambio di 250mila euro.

Claudio (Leo) e Anna (Anna Foglietta) sono una coppia di (ex) giovani come ce ne sono tanti: frustrati da contratti a tempo determinato e dalle ristrettezze economiche, ritardano di continuo l'arrivo di un figlio. Lui, ingegnere informatico costretto a riparare PC infestati dai virus, coltiva il progetto di una piattaforma web in grado di recensire il mercato del lavoro. Per realizzarla, però, occorrono 20mila euro che il remissivo protagonista tenta di racimolare tramite un crowdfunding su internet.

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Peccato che le offerte del popolo del web tardino ad arrivare, facendo sprofondare Claudio nello sconforto più totale. Una sera, complice qualche bicchiere di troppo, il protagonista posta un video sulla Rete in cui promette di realizzare un filmato hard con la propria compagna in cambio del raggiungimento della cifra richiesta. Da "perfetti sconosciuti" - lo erano sia Leo che Foglietta nel film di Paolo Genovese - i due faranno i conti con l'improvvisa popolarità che una proposta così shock non tarderà a procurargli.

Se i "perfetti sconosciuti" si danno al sex tape

Non fatevi ingannare da Che Vuoi Che Sia: dietro l'escamotage del video a luci rosse non si celano doppi sensi o volgarità. I toni di Sex Tape - Finiti in Rete (quello con Cameron Diaz) sono lontani per fortuna anni luce. Semmai l'ultima fatica di Edoardo Leo è una diapositiva che ha in Italiano Medio di Maccio Capatonda il proprio negativo: mentre il re dei trailer demenziali costruiva una satira graffiante sull'Italia di oggi attraverso tempi comici e gag ben collaudate, Che Vuoi Che Sia muove sì dagli stessi presupposti - velata critica sociale dei tempi moderni - inserendosi però nel filone della commedia all'italiana, battendo gli stessi sentieri dei giganti del passato (vedi Dino Risi e i suoi "mostri") e dei talenti di oggi, su tutti il Paolo Genovese di Perfetti Sconosciuti.

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Leo e Foglietta novelli Renzo e Lucia: più che una promessa di matrimonio, però, c'è in ballo la realizzazione di un video hard, con parenti e amici a fare da tanti don Abbondio del partito dei favorevoli oppure dei contrari: c'è lo "zio" Rocco Papaleo, eccitato all'idea di far da manager ai casalinghi inquieti di Milano; vi sono i "papà" Bebo Storti e Massimo Wertmüller, sospesi tra strappi chirurgici di carta igienica e paternali; non manca neppure la "zia" con la nostalgia adolescenziale (Marina Massironi).

Warner Bros.
Edoardo Leo in una scena del film

Proposta (in)decente

Comprava persone, il Robert Redford di Proposta Indecente. Al posto del tycoon John Gage, convinto che l'amore duri una sola notte e i dollari invece tutta la vita, è subentrato il non meno mefistofelico web, alimentato dal voyeurismo degli internauti, tramutatisi ormai in tanti Alvaro Vitali desiderosi di spiare casalinghe fedifraghe. La cifra offerta alla giovane coppia protagonista del film non è certo astronomica come quella accettata da Demi Moore e Woody Harrelson, ma la crisi economica si fa sentire e il prezzo dell'intimità è sceso drasticamente. Edoardo Leo, dopo aver smesso (forse) di spacciare pasticche per sbarcare il lunario, si ritrova nuovamente alle prese con lo spettro del precariato e delle aspirazioni soffocate. 

Quella che offre l'attore di Ti ricordi di me? è una graffiante panoramica sulla realtà del Bel Paese, ricca di spunti amari - dall'ossessione per smartphone e Facebook al divismo a buon mercato - in grado di farci chinare il capo in preda all'imbarazzo proprio perché ci toccano direttamente, come un pugno nello stomaco ben assestato.

Che Vuoi Che Sia è al cinema dal 9 novembre.

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Autore: Francesca Musolino ,
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Da oltre un decennio attraverso il Marvel Cinematic Universe, ci siamo appassionati nel vedere anche sullo schermo i supereroi di carta, che da sempre ci hanno regalato grandi emozioni con le loro storie a fumetti.
Tanti racconti diversi, su quelle che da semplici persone comuni, per svariati motivi da un giorno all'altro si sono ritrovate ad avere superpoteri e abilità particolari.
Ed ecco quindi che possiamo vedere Iron Man sfrecciare nel cielo con le sue armature, Thor mentre si teletrasporta da un mondo all'altro, Wanda che altera la realtà costruendo scenari immaginari e Wasp che si rimpicciolisce o ingrandisce ogni volta che una situazione lo richiede.
Ma affinché tutto questo sia possibile, dietro c'è un grande lavoro fatto da altri tipi di eroi: gli eroi invisibili.

Come spettatori, siamo da sempre abituati a ricevere il prodotto finito, giudicando solo ciò che vediamo sullo schermo.
Ma poche volte ci soffermiamo a domandarci quante persone, quante ore di lavoro, quanti sacrifici siano stati impiegati su ogni singolo pixel; perché un puzzle, per essere completo, ha bisogno di ogni suo pezzo al posto giusto.
Questa è una regola che vale in ogni ambiente e in ogni contesto. Ma purtroppo l'era del consumismo ci ha abituati a essere troppo superficiali; e con la scusante de "il cliente ha sempre ragione", valutiamo soltanto i contenuti finali, senza mai fare un percorso a ritroso per capire la storia che c'è dietro a quel contenuto. 
Ed è proprio sul binomio domanda-offerta che ruotano il mondo dell'economia e di tutti i settori annessi, incluso quello dell'intrattenimento. Perché è chiaro che se il consumatore non ottiene ciò che vuole, si rischia un flop; e di conseguenza, va sempre accontentato.

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