Come per disincanto, recensione: è tempo di essere cattivi!

Autore: Elisa Giudici ,
Recensioni
2' 47''
Copertina di Come per disincanto, recensione: è tempo di essere cattivi!

Giselle è tornata, 15 anni dopo. Il merito è soprattutto di Amy Adams, protagonista di una pellicola live action Disneyche ha anticipato tanti trend successivi. L’attrice di Come d’incanto ****ha voluto tornare a vestire i panni della protagonista, producendo il sequel del film del 2007. Il progetto ha convinto anche i colleghi, le cui carriere nel frattempo hanno vissuto alti e bassi (puoi rispolverare la memoria con questo approfondimento dedicato Da Come d'Incanto a Come per Disincanto, il cast ieri e oggi).

Come è cambiato Come d’incanto

Chi c’era nel 2007 ricorderà il dibattito creatosi intorno a Come d’incanto, una pellicola frizzante e leggera che faceva una timida ma arguta ironia su certi stereotipi del mondo delle principesse Disney, catapultandone una nella nevrotica New York. Nel decennio successivo questa riflessione, talvolta tramutata in critica, è divenuta uno dei capisaldi dei live action della Casa del Topo, che non fanno che commentare le aspirazioni delle principesse, la necessità di essere indipendenti e forti anche senza un principe al fianco.

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L’aspetto più affascinante di Come per disincanto è che, costretto a inseguire gli umori del 2022, non tradisce la natura della sua protagonista, interpretata da una sempre incantevole Amy Adams. Giselle è ancora una “principessa vecchia scuola”. La ritroviamo sposata con il suo principe Robert (un Patrick Dempsey decisamente più divertito e coinvolto che nel primo capitolo), alle prese con una neonata, mentre si occupa anche della figlioccia Morgan, nel pieno della ribellione adolescenziale. Giselle dunque è una casalinga non troppo disperata, se non dalla mancanza di magia della sua vita attuale. Sarà proprio quest’insoddisfazione a portate lei e i Philip a fuggire nella periferia statunitense borghese e pettinata, piena di mamme dispotiche e deliziose tradizioni locali.

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Giselle diventa matrigna (ma non troppo)

Non potendo inseguire le nuove arrivate Disney sul terreno della rivoluzione stessa del concetto di principessa, Disenchanted si trasforma in un Desperate Housewives disneyano, ricchissimo di canzoni, costumi principeschi e gentile autoironia. Esattamente come nel primo capitolo, forse con meno verve, ma con tanta voglia d’intrattenere e divertire. Stavolta la produzione è un po’ più al risparmio e l’ambizione più contenuta. Le “vecchie” star di Come per incanto hanno visto un certo declino di carriera, Adams a parte, che rimane il vero tesoro del film. La ritroviamo deliziosa nella parte dell’ex principessa che scopre il fascino dell’essere una madre, sedotta dalle possibilità del ruolo di matrigna cattiva. Una mossa molto astuta, data la crescente ossessione del pubblico per i villain, i cattivi Disney, veri beniamini dei grandi cresciuti a pane e film animati.

Come per disincanto è un grazioso sequel che si regge su costumi e canzoni ben realizzati. È pensato e rivolto soprattutto al pubblico che ha amato il primo capitolo, è invecchiato con quel film e non vede l’ora di ritrovare la sua Giselle. Ricorda un po’ i vecchi sequel animati Disney usciti direttamente in VHS, senza passare per il cinema. Lo streaming, in questo senso, è un po’ il nuovo paradiso Home Video dei sequel.

L’immagine di copertina di questo articolo è presa da Come per disincanto - E vissero infelici e scontenti di Disney

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Commento

Nospoiler.it

70

Non lascia molto dietro di sé, vive dello splendore del primo capitolo, ma garantisce una bella serata in famiglia o tra appassionati di principesse canterine Disney.

Pro

  • Amy Adams è sempre perfetta
  • Costumi principeschi da favola
  • Ironia garbata
  • Patrick Dempsey stavolta ci crede

Contro

  • Una trama un po' scontata
  • Ha perso un po' il fascino dell'originale
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