Tutto quello che dobbiamo aspettarci da Metal Lords, l'omaggio alla musica heavy di Netflix

Autore: Alessandro Zoppo ,
Netflix
7' 44''
Copertina di Tutto quello che dobbiamo aspettarci da Metal Lords, l'omaggio alla musica heavy di Netflix

La storia del cinema non è così ricca di film sul metal. Gli amanti del genere ricordano spesso e volentieri il cult Morte a 33 giri o i recenti Deathgasm, Heavy Trip e Metalhead, senza dimenticare lo spassoso Studio 666 dei Foo Fighters e il (discusso) biopic Lord of Chaos sulle sanguinose vicissitudini del black metal norvegese e la sua band più celebre, i Mayhem di Dead, Euronymous e Varg Vikernes alias Burzum. Ad allargare questo sottogenere ci pensa Metal Lords, la commedia adolescenzial-metallara prodotta per Netflix da Greg Shapiro (il producer di – tra gli altri – The Hurt Locker, Zero Dark Thirty e della saga di Harold & Kumar) con l'accompagnamento prestigioso di Tom Morello (il chitarrista dei Rage Against the Machine) nel ruolo di "executive music producer".

Considerando che il target di pubblico più numeroso per la piattaforma streaming sono i teenager, il film utilizza l'ambientazione (la scuola) e i topos del genere (l'amicizia, i sogni per il futuro, i primi amori) per un classico coming-of-age fisico e metaforico verso l'età adulta. Senza per questo rinunciare a piacere anche ai "grandi" che negli anni Ottanta e Novanta sono cresciuti tra Iron Maiden, Slayer e Metallica, Sepultura, Pantera e Korn.

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Netflix
Il poster del film Metal Lords
Il poster di Metal Lords

La trama

Metal Lords parte come il tipico "high school movie" tra i banchi del liceo. Hunter e Kevin sono due adolescenti disadattati e malvisti dagli altri coetanei perché metallari, quindi bollati senza mezzi termini come "pazzi satanisti" o "drogati senza futuro". Ai due poco importa: il loro unico obiettivo è vincere la locale Battle of the Bands e diventare le divinità dell'heavy metal che verrà.

Il metal non è una semplice passione: è uno stile di vita, è "potere e velocità". Hunter suona la chitarra e canta urlando in scream e growl, e la musica pesante lo aiuta ad affrontare una difficile vita familiare. Kevin è introverso e solitario, ha sempre avuto problemi ad esprimersi e picchiare duro le pelli della sua batteria lo aiuta non poco. C'è soltanto un problema prima di raggiungere la gloria eterna nell'olimpo dei riff estremi: alla loro band, già ribattezzata Skullf*cker, manca un bassista. E a scuola a nessuno piace il metal.

Scott Patrick Green / Netflix
Jaeden Martell e Adrian Greensmith in una scena di Metal Lords
Kevin e Hunter, ovvero gli Skullf*cker

Nella loro classe tutti adorano Justin Bieber, Ed Sheeran e Imagine Dragons e non sanno nemmeno chi sono Black Sabbath, Motörhead e Judas Priest. Agguerriti e imperterriti, Hunter e Kevin se ne sbattono e decidono di andare avanti lo stesso per mostrare al resto del liceo quanto valgono. La ricerca del bassista prende una svolta improvvisa quando i due ingaggiano Emily, una violoncellista di formazione classica che accetta di unirsi alla band e per la quale Kevin ha una cotta.

Con Emily a bordo, che non avrà un look proprio "in linea" con quello del gruppo ma ha un mucchio di rabbia che le ribolle dentro, agli Skullf*cker resta da compiere la missione definitiva: cercare di convincere i loro compagni di classe della Glenwood Lake High a provare il brivido del metal e la loro stessa passione per gli assoli sfrenati e le ritmiche serrate della musica hard'n'heavy. Un'impresa difficile quanto portare un fan di Harry Styles ad un concerto di Ozzy Osbourne.

Il cast

I protagonisti Kevin e Hunter sono interpretati da Jaeden Martell e Adrian Greensmith: il primo lanciato da St. Vincent di Ted Melfi, It di Andy Muschietti, Cena con delitto - Knives Out di Rian Johnson e In difesa di Jacob di Mark Bomback; il secondo al debutto assoluto dopo gli esordi alla Royal Central School di Londra. Jaeden è un "figlio d'arte": il padre è lo chef Wes Lieberher, con un passato da vocalist nei Kill Verona, band emo-punk di Philadelphia.

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La violoncellista Emily è invece la scozzese Isis Hainsworth, apprezzata in scena al Bridge Theatre nel ruolo di Ermia nel Sogno di una notte di mezza estate diretto da Nicholas Hytner, vista al cinema e in TV tra Emma, Wanderlust e Il concorso di Philippa Lowthorpe e prossima protagonista di Catherine Called Birdy di Lena Dunham. Nel resto del cast spiccano Joe Manganiello (in un ruolo "misterioso") e Noah Urrea dei Now United, il fenomeno pop globale composto da 15 cantanti e ballerini provenienti da 15 paesi diversi.

  • Jaeden Martell: Kevin Schlieb

  • Adrian Greensmith: Hunter Sylvester

  • Isis Hainsworth: Emily Spector

  • Joe Manganiello

  • Brett Gelman: il padre di Hunter

  • Sufe Bradshaw: Dean Swanson

  • Katie O'Grady: Laurie Schlieb

  • Michelle Fang: Lisa Randall

  • Noah Urrea: Clay Moss

  • Analesa Fisher: Kendall Sarn

  • Phelan Davis: Rocky "Skip" Hoffman

Scott Patrick Green / Netflix
Isis Hainsworth in una scena del film Metal Lords
Emily, dal violoncello della banda di scuola al metal degli Skullf*cker

Il regista e lo sceneggiatore

Dietro Metal Lords c'è D.B. Weiss, il creatore di Game of Thrones con David Benioff e metallaro di vecchia data. I suoi tre dischi da isola deserta sono Master of Reality dei Black Sabbath, Ride the Lightning dei Metallica e Screaming for Vengeance dei Judas Priest. Classe 1971, lo sceneggiatore ha in cantiere questo progetto dai primi anni Duemila ma ha dovuto rimandarlo quando è stato assoldato da HBO per il fantasy di George R. R. Martin.

Quando Benioff e Weiss hanno iniziato la loro collaborazione con Netflix, Shapiro l'ha incoraggiato a rispolverare questo copione. A quel è punto è arrivata la "benedizione" di Lisa Nishimura, la Vice President Original Documentary and Comedy Programming di Netflix con un passato discografico per Island Records. Metal Lords è diventato quello che Weiss definisce in un'intervista a Entertainment Weekly "l'appagamento di un desiderio".

Quando hai 15 anni, ti senti confuso e non molto potente. Senti che non puoi vivere la tua vita come vorresti. Il fantasy riguarda il potere. È ri-concepire te stesso come una figura eroica larger-than-life. Ed è probabilmente questo che ha attirato molti ragazzi come me verso la musica.

Lo sceneggiatore racconta alla rivista Billboad che Metal Lords vuole sdoganare il metal – una musica "in superficie oscura e aggressiva, spesso destinata a spaventare la gente" – abbattendo pregiudizi e stereotipi attraverso un racconto di formazione capace di far sentire gli spettatori al termine della visione "un po' meglio di come si sentivano all'inizio".

Gli scopi a cui è destinata la musica sono spesso l'opposto della sua apparenza. Il metal è musica per persone che non sentono di avere un posto nel mondo che vedono attorno a loro. Musica per persone che stanno cercando un modo per esprimere quella sensazione di essere degli outsider.

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Scott Patrick Green / Netflix
Adrian Greensmith in una scena del film Metal Lords
Il look da black metaller di Hunter

Weiss conosce Tom Morello dai tempi di Game of Thrones. In occasione dell'uscita della serie, il chitarrista dei RATM, Nuno Bettencourt degli Extreme e Scott Ian degli Anthrax hanno suonato il tema del fantasy con Weiss e il compositore Ramin Djwadi utilizzando tre Fender speciali. Nel caso di Metal Lords, i pezzi degli Skullf*cker portano la firma di Morello: il primo singolo, Machinery of Torment, è un brano dannatamente old-school, tra atmosfere à la Black Sabbath del periodo di Ronnie James Dio e un chitarrismo in stile Celtic Frost.

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Morello ha accettato di collaborare a Metal Lords perché la storia di Kevin e Hunter gli ricorda da vicino la sua adolescenza anarchica tra New York, il Kenya e l'Illinois, dove a 13 anni ha messo in piedi la sua prima cover band, i Nebula, prima di formare gli Electric Sheep con il chitarrista dei Tool Adam Jones al basso.

Sono cresciuto in un piccolo sobborgo conservatore e isolato, dove i miei gusti musicali andavano controcorrente rispetto a quasi tutti gli altri a scuola e certamente a tutti gli insegnanti, quindi questo è qualcosa che riesco a sentire e a capire. È una storia di ragazzi che cercano di mettere insieme la loro prima band e hanno un sogno, ma forse non hanno l'abilità tecnica o la visione artistica per rendere quel sogno reale. Per me, si armonizza in molti modi con la storia vera di tanti ragazzi che sono rinchiusi in questi inferni suburbani e la chiave per uscirne è una chitarra elettrica o una batteria o la musica rock and roll. La musica mostra un modo per trascendere questa soffocante esistenza quotidiana, per cercare di diventare qualcosa di meglio, qualcosa di più autentico e vero di quello che ti viene dato dall'ambiente circostante.

La regia di Metal Lords è di Peter Sollett, autore dell'acclamato cortometraggio Five Feet High and Rising, premiato alla Cinéfondation di Cannes e al Sundance e poi diventato il suo lungometraggio d'esordio, Raising Victor Vargas. Sollett ha poi diretto il romantico Nick & Norah - Tutto accadde in una notte con Michael Cera e Kat Dennings e Freeheld - Amore, giustizia, uguaglianza con Julianne Moore ed Ellen Page, ricostruzione della storia vera di Laurel Hester, la poliziotta malata di cancro che ha lottato in tribunale per il riconoscimento della reversibilità e dell'eredità della sua casa alla compagna Stacie Andree.

Netflix
Adrian Greensmith in una scena del film Metal Lords
La furia metal di Hunter a scuola

L'uscita

Pignolo e accuratissimo, Metal Lords è pieno di riferimenti tanto a leggende del genere che hanno avuto un'influenza decisiva sulla nascita di questa musica quanto a band del panorama estremo meno conosciute dal grande pubblico ma altrettanto importanti come Celtic Frost, Anthrax, Manowar e King Diamond. Ma soprattutto, Metal Lords fa parte del cinema a tema musicale di quest'anno con una prospettiva diversa: quella di centrare tutta la solitudine e la grandezza di una "specie" ormai in via d'estinzione, quella dei metalheads. L'appuntamento è fissato su Netflix per l'8 aprile.

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