Diabolik: ufficiale il film con Luca Marinelli, Valerio Mastandrea e Miriam Leone

Autore: Andrea Guerriero ,
Copertina di Diabolik: ufficiale il film con Luca Marinelli, Valerio Mastandrea e Miriam Leone

I Manetti Bros. lo faranno davvero: porteranno il Re del Terrore creato nel 1962 da Angela e Luciana Giussani sul grande schermo!

Da tempo i due registi hanno dichiarato di essere al lavoro su un film di #Diabolik, solleticando le fantasie di tutti i fan del ladro in calzamaglia. E ora, quella promessa si è fatta più concreta e seducente, grazie all'annuncio del cast ufficiale avvenuto nel corso nel corso della convention 01 Distribution, nell'ambito di Ciné – Le giornate estive di cinema. Come dichiarato dal direttore Luigi Lo Nigro, nella trasposizione in celluloide vedremo Luca Marinelli nei panni di Diabolik, Miriam Leone in quelli della inseparabile compagna Eva Kant e nientemeno che Valerio Mastandrea a prestare volto e talento attoriale all'ispettore Ginko. 

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L'antieroe simbolo della casa editrice Astorina sarà allora plasmato per il cinema da Antonio e Marco Manetti, che si dicono orgogliosi della scelta fatta, tutta "tricolore": 

Diabolik è un fumetto italiano, un mito dell'immaginario collettivo, e abbiamo fortemente voluto che il cast fosse al cento per cento italiano. Nello scegliere i protagonisti non ci siamo basati sulla sola somiglianza, ma abbiamo cercato e trovato attori bravi, in grado di comunicare le giuste emozioni: Luca Marinelli, uno degli attori più versatili del nostro cinema, capace di portare sul grande schermo il fascino e la freddezza di Diabolik senza fargli perdere umanità; Miriam Leone, un'attrice di carattere, bella e sensuale, la perfetta Eva Kant e Valerio Mastandrea così empatico, in grado di rendere vincitore anche Ginko, l'antagonista da amare.

Un lungometraggio, quello di Diabolik, che per stessa ammissione dei due registi si proporrà come una storia oscuramente romantica, concentrata sul rapporto tra lo stesso protagonista e la sua Eva:

Il cinema è una forma d'arte più libera di una serie TV. L'incontro con Mario Gomboli ha creato i presupposti per fare di Diabolik un grande film, i tempi per farne una serie saranno maturi quando si permetterà a Diabolik di essere quello che è. La sua anima sta nell'essere episodico, come Spider-Man per intenderci. Ce ne stiamo accorgendo noi stessi, Diabolik cresce insieme a chi lo scrive.

Diabolik Diabolik Clerville, anni '60. Diabolik, un ladro privo di scrupoli la cui vera identità è sconosciuta, ha inferto un altro colpo alla polizia, sfuggendo con la sua nera Jaguar E-type. Nel ... Apri scheda

Secondo quanto rivelato dal Piccolo di Trieste, il prossimo autunno saranno girate le scene conclusive del film nella città friulana, tra la Stazione Marittima e il caveau della Fondazione CrT. La Film Commission ha invece confermato che una parte delle riprese si sposterà anche in Valle d'Aosta. Con una squisita e suggestiva ambientazione fissata negli anni '60.

Non è la prima volta che le imprese del Re del Terrore arrivano sul grande schermo. Ci provò, nel 1968, Mario Bava, che scelse John Phillip Law, Marisa Mell e Michel Piccoli per dare vita al trittico di protagonisti, con le musiche di Ennio Morricone. Il nuovo Diabolik è invece scritto da Michelangelo La Neve e Manetti Bros., che hanno firmato il soggetto insieme a Mario Gomboli. Il film è una produzione Mompracem con Rai Cinema, prodotto da Carlo Macchitella e Manetti Bros. e uscirà nelle sale italiane nel 2020 con 01 Distribution.

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Diabolik, che delusione: perché il film dei Manetti Bros fa cilecca

Terrore, tensione e ritmo mancano del tutto dal tentativo di riportare in auge Diabolik al cinema scritto e diretto dai Manetti Bros. Persino la stella di Luca Marinelli ne esce un po' appannata. La recensione del deludente Diabolik.
Autore: Elisa Giudici ,
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Alle volte le prime impressioni - arbitrarie, irrazionali, istintive - sono quelle che fanno centro. Lo prova l'adattamento cinematografico di Diabolik firmato dai Manetti Bros, il cui problema principale sono proprio i due registi e sceneggiatori. Così come sospettato da molti, sin dall'annuncio del progetto di riportare il Re del Terrore sul grande schermo dopo il primo, psichedelico, a suo modo cult tentativo diretto da Mario Bava nel 1968. Non che i Manetti non ci mettano impegno, passione, caparbia, anzi: la vera tragedia di questo film è che fatto col sudore e col cuore. Basta qualche sequenza della pellicola per capire come siano stati in passato avidi lettori degli albi dedicati al personaggio delle sorelle Giussani, come ne ammirino in particolare il genere specifico a cui appartengono le sue violente e amorali storie, oltre al linguaggio fumettistico in cui sono codificate. 

Il sospetto confermato da questo film è che i Manetti siano completamente avulsi dalla sensibilità necessaria per far funzionare un progetto come questo. La sensibilità che due sorelle borghesi e altolocate come le Giussani hanno infuso in un personaggio e una storia algidi e talvolta luciferini, ma circondati da un contesto borghese, nobiliare e danaroso. I Manetti funzionano particolarmente bene nelle borgate (vedi Song'e Napule e Ammore e malavita) e hanno il merito di aver creduto e perpetrato il cinema di genere in Italia quando quest'ultimo era divenuto una sorta di tabù culturale quasi infamante. Con alle spalle decine di videoclip musicali, hanno saputo creare un piccolo cult della TV italiana come L'ispettore Coliandro. Tanto quel progetto poliziesco con la sua ironia e l'approccio scanzonato del suo protagonista esalta perfettamente la sensibilità e lo stile dei due registi, tanto Diabolik li fa apparire come pesci fuor d'acqua

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