Don Camillo Monsignore... ma non troppo: la scena dell'anagramma e le migliori del film

Autore: Emanuele Zambon ,
Copertina di Don Camillo Monsignore... ma non troppo: la scena dell'anagramma e le migliori del film

Reverendo vs sindaco, round 4. Don Camillo Monsignore... ma non troppo sancisce l'ennesima collaborazione tra il carismatico Fernandel e l'energico Gino Cervi, divisi ideologicamente (pure) nell'Italia termometro della "Distensione" tra Usa e URSS.

Il quarto capitolo della saga nata dalla penna graffiante e bonaria di Giovannino Guareschi segna il ritorno dei due iconici personaggi a sei anni di distanza dal precedente, Don Camillo e l'onorevole Peppone, ancora una volta per la regia di Carmine Gallone.

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Avevamo lasciato don Camillo e Peppone in bici, fianco a fianco nell'eterna gara nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Peccato, però, che i due abbiano messo sempre maggior vigore nelle loro contese, finendo per propiziare il ricovero ospedaliero del 20% della popolazione di Brescello in seguito ad una rissa.

Le conseguenze di tale vicenda le scopriamo proprio nei minuti iniziali del film, con i due acerrimi rivali spediti lontani dal paesello, a Roma: il parroco è stato promosso monsignore ed esercita le sue funzioni a San Pietro; l'ex sindaco, divenuto deputato, è stato eletto addirittura senatore (nell'incipit del film lo osserviamo scagliarsi contro i suoi avversari politici, definiti "fassisti" nel tipico dialetto romagnolo di Peppone).

Dopo aver domandato ai dirimpettai della Camera "dove erano quando si faceva l'Italia e i partigiani erano sulle montagne" (sentendosi rispondere: "al mare!"), Peppone viene convocato dal capo del suo partito che gli affida un compito, quello di far ritorno a Brescello per sistemare la faccenda della Madonnina del Borghetto. E qui veniamo alla prima delle scene cult di Don Camillo Monsignore... ma non troppo:

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La scena della Madonnina

La Madonnina del Borghetto è una piccola e storica cappella votiva posta su terreno della curia che la giunta comunale di Brescello - presieduta dai "rossi" del partito comunista - intende demolire per far spazio alla costruzione di alcune case popolari.

La questione diviene in breve tempo una querelle politica che divide i cittadini e richiama al paesello anche Don Camillo, intenzionato a non cedere agli interessi degli uomini di Peppone (i due amici/rivali si incontrano per la prima volta sul treno diretto al paesello, mentendo l'uno all'altro sui motivi del proprio ritorno).

Il monsignore, tornato nel paese natale, ritrova l'entusiasmo di un tempo. Organizza un comizio proprio nei pressi della piccola cappella oggetto della disputa, mettendo alle strette Peppone, costringendolo ad un compromesso: l'equa assegnazione degli appartamenti a famiglie bisognose scelte sia dal comune che dalla curia. Come se non bastasse, la Madonnina del Borghetto non viene abbattuta e il complesso viene costruito tutt'intorno.

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La scena dell'anagramma

"Gratta il Peppone... e troverai il Pepito". Dura la vita per un "compagno" baciato dalla dea bendata. Tra le scene cult di Don Camillo Monsignore... ma non troppo vi è quella della vincita al Totocalcio e del relativo "anagramma" ideato da Peppone, fortunato vincitore di una somma che attira la curiosità dei cittadini di Brescello. Il motivo? Per evitare di essere smascherato, l'ex sindaco ha intestato la schedina al fantomatico "Pepito Sbazzeguti", che altro non è che l'anagramma di Giuseppe Bottazzi, ovvero Peppone.

Giocare al Totocalcio non è certo un delitto. Ma vincere sì, specie per un senatore del partito comunista che passerebbe per "uno sporco capitalista" agli occhi dei compagni. Il caso vuole che l'astuta pensata di Peppone venga scoperta proprio da don Camillo 8 e da chi sennò?), che volge subito la situazione a suo favore, riscuotendo la somma di denaro in forma anonima in cambio della promessa di un matrimonio anche in forma religiosa del figlio maggiore di Peppone, che l'ex sindaco intendeva celebrare solo con il rito civile.

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