Due donne - Passing è basato su una storia vera? I rapporti tra libro e film

Autore: Alessandro Zoppo ,
Netflix
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Copertina di Due donne - Passing è basato su una storia vera? I rapporti tra libro e film

Il rapporto tra razza e identità negli Stati Uniti, l'incertezza dell'appartenenza e il rifiuto della propria comunità di origine, l'isolamento, il tradimento e la menzogna, il binarismo bianco e nero e la cancellazione di ogni zona grigia. Sono alcune delle tante e complesse questioni sollevate da Due donne - Passing, l'esordio da regista e sceneggiatrice dell'attrice Rebecca Hall.

Presentato in anteprima al Sundance e candidato a cinque Gotham Independent Film Awards, Passing ha avuto una distribuzione limitata nelle sale statunitensi prima di debuttare in tutto il mondo in streaming su Netflix. Da quando è disponibile nel catalogo dei contenuti della piattaforma, molti spettatori si stanno domandando: c'è una storia vera dietro il film? Scopriamolo insieme.

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Due donne - Passing Due donne - Passing Due donne afroamericane che possono "passare" per bianche scelgono di vivere in maniera diversa, una come bianca e l'altra come nera, nella New York del 1929, tra problemi di identità ... Apri scheda

La trama del film

Nella New York degli anni '20, Irene Redfield (Tessa Thompson) è una donna nera dalla carnagione piuttosto chiara. Fieramente afroamericana, "Reenie" appartiene alla buona borghesia di Harlem, quella del Rinascimento nero, organizza serate di beneficenza nei club jazz della città, è sposata con il medico Brian (André Holland) ed è madre felice di due figli.

Durante una caldissima giornata estiva, Irene incontra per caso Clare Kendry (Ruth Negga), un'amica d'infanzia che non vedeva da anni. Anche Clare è "light skinned", ha la pelle chiara, ed è sposata, ma con il bianco John Bellew (Alexander Skarsgård). Lei è una di quelle che hanno attraversato la linea del colore: è nera ma si fa passare per bianca, nascondendo al mondo, ricco marito razzista compreso, la sua vera identità. D'altronde la società è così segregata e chiusa nelle barriere che ha eretto da essere totalmente inconsapevole della sua "blackness".

Quell'incontro fortuito scardina le apparenti certezze di Irene. Anche lei si sta facendo passare per quello che non è? Man mano che l'amicizia tra le due si rinsalda, la gelosia e gli autoinganni, i sentimenti più nascosti e inconfessabili, le barriere sociali dividono sempre di più le loro esistenze. Fino a una morte la cui causa (assassinio, suicidio o incidente?) continua a lasciare dubbi, misteri e domande senza risposte.

Il libro di Nella Larsen e la storia vera

Girato nello spazio "chiuso" del 4:3 e in un raffinato bianco e nero di contrasti, affidati alla direzione della fotografia dello spagnolo Eduard Grau, Passing non è tratto da una storia vera, ma dal breve romanzo del 1929 di Nella Larsen, un piccolo classico della letteratura afroamericana pubblicato in Italia da Sellerio nel 1995 con la cura di Anna Maria Torriglia e rieditato da Frassinelli nel 2020 con il titolo Due donne e la traduzione di Silvia Fornasiero.

Alla base del racconto, in realtà, ci sono molti elementi autobiografici della Larsen, nata nel 1891 e morta nel 1964. La studiosa letteraria Mary Helen Washington ha definito la scrittrice la "mystery woman" del Rinascimento nero di Harlem per la sua reticenza nel parlare di sé. Della sua vita privata, infatti, non si sa granché, ma quel che è noto risuona con le vicissitudini di Reenie e Clare (il topos della "mulatta tragica", la nera dalla pelle chiara che si vergogna della sua razza e ambisce a essere considerata bianca) e di oltre 350mila neri che nei primi vent'anni del Novecento hanno "finto" di essere bianchi.

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Passing è il secondo e ultimo romanzo di Nella Larsen: il primo era stato Quicksand del 1928, pubblicato in Italia nel 1999 da Le Lettere con il titolo Sabbie mobili e la traduzione di Maria Giulia Fabi. Nata a Chicago dall'unione (di breve durata e forse informale) tra una giovane cameriera danese, arrivata da poco negli Stati Uniti, e un cuoco nero originario dei Caraibi, Larsen sperimenta sin dall'infanzia un'identità senza radici, "divisa" tra mondi che non le appartengono.

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Dopo la morte del padre, la madre si risposa con un compatriota. Nella cresce in una famiglia bianca danese che non ha alcun tipo di contatto con la comunità afroamericana. Presto la madre allontana da casa quella figlia nera: a 16 anni viene mandata a studiare lontano, in una prestigiosa scuola del Tennessee frequentata dai figli dell'élite afroamericana, la Fisk University di Nashville. La giovane Nella si sente ancora inadeguata perché le sue origini non sono "pure" ed è espulsa dall'università "per neri", probabilmente perché la sua passione per i vestiti alla moda (come quelli indossati da Irene e Clare) la spinge a violare le norme di comportamento dell'istituto.

Non va meglio nemmeno con i successivi e spiacevoli soggiorni in Europa. Al rientro negli States, Larsen va a studiare da infermiera a New York: cura i feriti della Prima guerra mondiale e i tanti malati che miete l'epidemia di spagnola. Abbandona presto la professione per quella di bibliotecaria presso la New York Public Library. Dopo il matrimonio con il brillante e affascinante fisico Elmer Imes, entra a far parte della borghesia nera della Grande Mela e del mondo della Harlem Renaissance.

Nel corso degli anni '20, Nella Larsen scrive articoli, racconti e i suoi due romanzi. Ottiene un ottimo riscontro di pubblico e critica ed è acclamata come una celebrità, soprattutto dagli intellettuali bianchi attratti dalla vitalità di Harlem e dalla creatività degli scrittori "New Negroes".

Il personaggio di Hugh Wentworth, il raffinato e progressista scrittore bianco amico di Irene sempre presente agli eventi sociali di Harlem e interpretato nel film da Bill Camp, non è altro che un ritratto ironico di Carl Van Vechten, scrittore, critico e saggista statunitense sostenitore dell'emergente letteratura afroamericana e protagonista della vita intellettuale della New York dell'epoca. Larsen dedicò Passing proprio all'amico Van Vechten e alla moglie Fania.

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Nel 1930, in seguito ad un'accusa di plagio, Nella Larsen scompare dalla scena letteraria newyorkese e abbandona la scrittura. Lo scandalo la fa cadere in disgrazia e a tutto ciò si aggiungono il tradimento del marito e il divorzio, la dipendenza da droghe e alcol. Una "condanna" definitiva per una donna già fragile perché "birazziale" in un Paese che arrivò a sancire per legge la "one drop rule" (basta una sola goccia di sangue nero – magari da un bisnonno o un trisavolo – per essere definiti di razza nera) e in cui essere sia neri che bianchi è tutt'oggi socialmente impossibile.

Il silenzio cala su Larsen fino al 1969, quando Quicksand e Passing sono ristampati da Negro Universities Press, per diventare poi oggetto di studio e di riscoperte dagli anni Ottanta fino all'adattamento cinematografico di oggi, fortemente sostenuto da produttori come Nina Yang Bongiovi e Forest Whitaker.

Due donne - Passing è una "questione privata" e fortemente autobiografica anche per la regista Rebecca Hall. L'attrice, nata e cresciuta a Londra, è figlia della cantante d'opera statunitense Maria Ewing e del regista britannico e fondatore della Royal Shakespeare Company Peter Hall.

Lady Hall, come veniva chiamata la madre di Rebecca prima del divorzio da Peter, è afroamericana: nata a Detroit, è figlia dell'olandese Hermina M. (nata Veraar) e di Norman I. Ewing, nonno che, come Clare, si è finto bianco per tutta la vita per accedere ai privilegi, all'incolumità personale e alla mobilità di classe garantiti dalla "whiteness".

Passing è quindi un'opera di finzione: Clare e Irene non erano persone reali. Le biografie di Nella Larsen e Rebecca Hall, tuttavia, testimoniano di significative linee di confine, quelle artificiose e precarie di genere e razza e quelle ben più solide e incrollabili di classe, che la scrittrice e la regista hanno attraversato a somiglianza delle loro protagoniste.

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