Emmy Awards 2018: incetta di nomination per American Crime Story

Autore: Claudio Rugiero ,

Proprio ieri, giovedì 12 luglio, sono state annunciate le candidature agli Emmy 2018, la cui cerimonia di premiazione si terrà il prossimo 17 settembre.

Come forse ricorderete, abbiamo assistito ad un'ondata di nomination per la seconda stagione di #American Crime Story, ovvero L'Assassinio di Gianni Versace, in Italia andata in onda dal 19 gennaio al 23 aprile 2018 su FoxCrime. La mini-serie antologica creata da Larry Karaszewski e Scott Alexander è infatti in gara con ben 7 nomination e più candidature per categoria: miglior mini-serie, miglior attore protagonista per Darren Criss, miglior attore non protagonista (Ricky Martin, Édgar Ramírez e Finn Wittrock) e migliore attrice non protagonista (Penélope Cruz e Judith Light).

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Gianni Versace (Édgar Ramírez) tra le sue creazioni in una scena

#L'Assassinio di Gianni Versace sembra quindi avere tutte le carte in regola per bissare il successo de Il caso O. J. Simpson, che trionfò agli Emmy 2016.

Mentre aspettiamo la terza stagione, quella dedicata all'uragano Katrina che arriverà nel 2019, è forse il caso di fare un ripasso dei nove episodi incentrati sulla vicenda del noto stilista assassinato nel 1997 al fine di comprendere meglio le ragioni di questo successo.

Il successo de L'Assassinio di Gianni Versace

Innanzitutto va detto che trattare un noto caso di cronaca nera che vede vittima un'illustre figura dell'industria fashion è tutt'altro che facile. Ma gli autori sembrano aver fatto centro, e questo in primis grazie alle loro interessanti trovate narrative. Piuttosto che scegliere la formula del dramma giudiziario (già sperimentato nella prima stagione) con tanto di avvocati, giudici e tribunali, gli sceneggiatori lavorano questa volta con il plot della "caccia all'assassino".

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Primo piano di Darren Criss in uno degli episodi de L'Assassinio di Gianni Versace

L'Assassinio di Gianni Versace esplora infatti la figura del carnefice piuttosto che quella della vittima. Pericolosamente ambizioso e mentalmente disturbato, #Andrew Cunanan, l'uomo che sparò allo stilista, è infatti una figura misteriosa e affascinante. Un ruolo assolutamente impegnativo che ha trovato un ottimo interprete in Darren Criss, sulla cui presenza nel cast qualcuno aveva forse inizialmente espresso qualche dubbio. Ma Criss ha fatto ricredere tutti grazie al suo incredibile lavoro e da solo ha tenuto gli spettatori col fiato sospeso per tutta l'intera stagione.

Per quanto il personaggio di Gianni Versace, interpretato da un incredibilmente fedele #Édgar Ramírez, sia forse più marginale rispetto a quello di Cunanan, non si può certo dire che sia per questo meno approfondito. Nel corso dei nove episodi abbiamo avuto modo di conoscere Versace in tutte le sue sfumature: dall'infanzia in Calabria all'incontro con la creatività, all'amore con il suo compagno Antonio D'Amico fino al rapporto con la fragile sorella Donatella. Quest'ultima, in particolare, ci ha regalato momenti emotivamente forti grazie ad un'interpete premio Oscar come Penélope Cruz. Uno su tutti: il suo indimenticabile ultimo saluto al fratello morto.

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Meno memorabile è forse la prova del cantante Ricky Martin, che nella mini-serie ha ricoperto il ruolo di Antonio, ma che pure si è trovato ad affrontare un personaggio di cui ci viene detto più del necessario e protagonista di un rapporto spesso conflittuale con la cognata.

In una stagione che ci ha regalato davvero tante emozioni grazie anche ai comprimari, forse è giusto ricordare almeno i due nomi che hanno catturato anche l'attenzione dell'Academy of Television Arts & Sciences (curatrice della cerimonia di premiazione degli Emmy): Finn Wittrock (interprete della prima vittima di Cunanan, Jeff Trail, brutalmente massacrato a martellate sul cranio) e Judith Light (Marilyn, moglie di Lee Miglin, altra vittima del serial killer). Entrambi gli attori sono apparsi infatti perfettamente calati nei rispettivi personaggi riproducendone fedelmente la psicologia.

Altra chiave del successo di questa stagione (tra l'altro elogiata anche dallo scrittore Stephen King) è infine la non semplice ricostruzione storica, attenta a prestare ascolto perfino ai "rumour" mai confermati sulla vita del noto stilista. Una scelta che si inserisce bene nella sua intenzione di rappresentare fedelmente la realtà del mondo fashion, sospeso tra il fasto, il gossip e la ricerca di creazioni originali a tutti costi.

Voi cosa ne pensate? Vi è piaciuta questa stagione?

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