Festival di Cannes 2020, ecco i film che avrebbero dovuto lottare per la Palma d'oro

Autore: Elisa Giudici ,
Copertina di Festival di Cannes 2020, ecco i film che avrebbero dovuto lottare per la Palma d'oro

Come ogni anno si è tenuta la conferenza stampa in diretta streaming del Festival di Cannes, con l'annuncio in diretta mondiale dei film del concorso ufficiale in lotta per la Palma d'Oro, oltre a proiezioni speciali e sezioni collaterali. Piccolo particolare: quest'anno il Festival non si svolgerà - né fisicamente sulla Croisette né in versione ridotta online - a causa della pandemia globale e relativo stop agli eventi internazionali. Con una curiosa decisione, i vertici di Cannes hanno deciso di annunciare comunque la selezione per l'edizione sfumata, assicurando ai film selezionati una sorta di bollino di qualità di Cannes e la possibilità di ripiegare su altri festival (forse persino la storica rivale Venezia). 

Pierre Lescure e Thierry Frémaux, presidente e direttore generale della kermesse, hanno quindi presentato in una sala cinematografica senza giornalisti la conferenza stampa del Festival di Cannes numero 73. 

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Festival di Cannes
Il manifesto della scorsa edizione
Non è stato rivelato il manifesto dell'edizione 2020

I film del Festival di Cannes 2020 (che non si farà)

L'annuncio dunque è avvenuto come da tradizione, ma con qualche modifica dettata dall'eccezionalità di questo momento. Innanzitutto i numeri: sono stati 2067 i film presentati ai selezionatori e di questi sono 56 le pellicole a fare parte dell'elenco presentato da Frémaux. A differenza degli anni passati, i film non sono divisi in concorso principale e non: un po' perché le prime sezioni a saltare sono state quelle collaterali, un po' perché anche tra i fedelissimi di Cannes sembra esserci qualche assente, segno che forse qualche defezione c'è stata. Annunciando un'unica lista divisa in varie categorie (autori già affermati, esordienti e nuove leve, animazione, documentari), il Festival evita di rendere impietosamente evidente una riduzione del numero di pellicole di grande prestigio nel suo programma.

Ai lungometraggi selezionati verrà concesso di partecipare (anche in concorso) con realtà storicamente "gemellate" o comunque in rapporti amichevoli con la Croisette; Deauville, San Sebastian, Telluride, Angoulême, Morelia, New York, Lione, la Festa del cinema di Roma, il Sundance e ovviamente il Toronto International Film Festival, il concorrente principale della Mostra di Venezia. La Biennale al momento sembra esclusa dall'alleanza con Cannes, nonostante le dichiarazioni concilianti dei vertici della Croisette. Difficile però ignorare come alcune di queste realtà manchino dell'allure e della risonanza che Cannes e Venezia possono assicurare a un film. Per alcuni titoli di spicco - presenti o assenti nell'elenco - un passaggio in questi festival sa chiaramente di ripiego. Davvero Italia e Francia non si verranno incontro per il bene del cinema d'autore? 

Festival di Cannes
Le palme di Cannes viste attraverso il simbolo della kermess
L'atteggiamento di Cannes pare sempre più ostile nei confronti di Venezia

Per capire cosa sia successo davvero bisognerà aspettare l'annuncio del concorso di Venezia, ma si possono già rilevare due segnali importanti. Sono assenti molti grandi film statunitensi dati quasi per scontati negli scorsi mesi e mancano del tutto gli autori italiani. Non è difficile capire dove abbiano trovato rifugio questi titoli e forse, alla luce di questa assenza assordante, si possono capire le tensioni tra Cannes e Venezia delle ultime settimane. Forse ha a che fare anche con la stessa esistenza di questa conferenza stampa, che sa un po' di rivendicazione del proprio vivaio di autori con tanto di relativa marcatura del territorio via bollino di qualità che il Festival francese attribuirà ai film elencati oggi. 

Cannes 2020 senza italiani

Sulla mancanza di italiani - destinata a fare rumore, date le circostanze che la fanno tanto somigliare a una ripicca - si consuma il momento più caustico della conferenza. Appena concluso l'annuncio, Pierre Lescure imita ironicamente l'immancabile domanda dei cronisti italiani, divenuta mantra e tormentone di questo evento: "come mai non ci sono film italiani in gara?". L'irritazione di Frémaux nel rispondere sembra autentica: sottolinea che uno dei film statunitensi in concorso è ambientato in Italia.

Decisamente un ripiego, di fronte al solito pattuglione francese e al grande ritorno di giapponesi e registi asiatici che si nota nell'elenco. Per non parlare della caduta di stile di questa uscita infelice proprio nell'anno in cui Cannes si preparava a omaggiare Federico Fellini, di cui nel 2020 ricorrono i 100 anni dalla nascita. 

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A seguire i 56 film del Festival di Cannes che non ci sarà, proposti nell'ordine dell'annuncio ufficiale: 

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The French Dispatch The French Dispatch The French Dispatch è l’edizione europea dell’Evening Sun di Liberty, Kansas – un resoconto settimanale dei fatti a livello di politica globale, arti (alte o popolari), moda, cucina, enologia, e ... Apri scheda

  • The French Dispatch - Wes Anderson
  • Eté 85 - François Ozon
  • Asa ga Kuru (True Mothers) - Naomi Kawase
  • Lovers Rock/Mangrove - Steve McQueen
  • Druk (Another Round) - Thomas Vinterberg
  • ADN (DNA) - Maïwenn
  • Last Words - Jonathan Nossiter
  • Heaven: To The Land of Happiness - Im Sang-soo
  • El olvido que seremos - Fernando Trueba
  • Peninsula - Yeon Sang-ho
  • In the Dusk (Au crépuscule) - Sharunas Bartas
  • Des hommes, - Lucas Belvaux
  • The Real Thing - Koji Fukada

Questa prima parte dell'elenco sembra essere quella più vicina a un ipotetico concorso ufficiale. Alcuni di questi film erano già attesi a Cannes e potete trovarne tutti i dettagli a riguardo nel pronostico dei film che sarebbero passati a Cannes che avevo provato a stilare qualche settimana fa. A qualche minuto dall'annuncio è anche stato pubblicato il primo trailer del film di Ozon. 

La seconda parte della lista, presentata nell'ordine scelto da Frémaux, è dedicata agli esordienti assoluti e a cineasti che sarebbero entrati per la prima volta in concorso o in una sezione di rilievo. Rispetto agli anni passati si nota una presenza maggiore del cinema nordafricano e mediorientale, mentre le registe continuano ad essere sotto rappresentate (16 film diretti da donne sull'intera selezione).

  • Passion simple - Danielle Arbid
  • A Good Man - Marie-Castille Mention-Schaar
  • Les Choses qu’on dit, les choses qu’on fait - Emmanuel Mouret
  • Souad - Ayten Amin
  • Limbo - Ben Sharrock
  • Rouge (Red Soil) - Farid Bentoumi
  • Sweat - Magnus von Horn
  • Teddy - Ludovic e Zoran Boukherma
  • February (Février) - Kamen Kalev
  • Ammonite - Francis Lee
  • Un médecin de nuit - Elie Wajeman
  • Enfant terrible - Oskar Roehler
  • Nadia (Butterfly) - Pascal Plante
  • Here We Are - Nir Bergman

Seguono poi i progetti particolari: un film a episodi, il passaggio alla regia di attori come Viggo Mortensen e Laurent Lafitte, titoli sulla carta più di nicchia, perfetti per il fuori concorso e le sezioni collaterali. 

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Perceval Pictures
Due uomini litigano
Falling con la regia di Viggo Mortensen avrebbe dovuto essere a Cannes
  • Septet: The Story of Hong Kong - d’Ann Hui, Johnnie To, Tsui Hark, Sammo Hung, Yuen Woo-Ping, Patrick Tam, Ringo Lam
  • Falling - Viggo Mortensen
  • Pleasure - Ninja Thyberg
  • Slalom - Charlène Favier
  • Casa de antiguidades (Memory House) - Joao Paulo Miranda Maria
  • Broken Keys (Fausse note) - Jimmy Keyrouz
  • Ibrahim - Samir Guesmi
  • Beginning (Au commencement) - Dea Kulumbegashvili
  • Gagarine - Fanny Liatard, Jérémy Trouilh
  • 16 printemps - Suzanne Lindon
  • Vaurien - Peter Dourountzis
  • Garçon chiffon - Nicolas Maury
  • Si le vent tombe (Should The Wind Fall) - Nora Martirosyan
  • John and The Hole - Pascual Sisto
  • Striding into The Wind (Courir au gré du vent) - Wei Shujun
  • The Death of Cinema and My Father Too (La Mort du cinéma et de mon père aussi) - Dani Rosenberg

Sempre in questo filone rientrano tre tipologie suddivise dallo stesso direttore della kermesse: documentari, commedie e film d'animazione. Chiude l'elenco l'attesissimo Soul di Pete Docter, confermando l'ottimo rapporto che Disney Pixar continua ad avere con la Croisette. Il precedente Inside Out (a cui Soul sembra molto vicino per atmosfere) esordì proprio a Cannes.

  • En route pour le milliard (The Billion Road) - Dieudo Hamadi
  • The Truffle Hunters, de Michael Dweck - Gregory Kershaw
  • 9 jours à Raqqa - Xavier de Lauzanne
  • Antoinette dans les Cévennes - Caroline Vignal
  • Les Deux Alfred - Bruno Podalydès
  • Un triomphe (The Big Hit) - Emmanuel Courcol
  • L’Origine du monde - Laurent Lafitte
  • Le Discours - Laurent Tirard

Soul Soul Joe Gardner, direttore di una banda musicale delle scuole medie appassionato di jazz, sogna da sempre di suonare all’Half Note, un prestigioso locale di New York. Improvvisamente, dopo 20 anni ... Apri scheda

  • Aya to Majo (Earwig and The Witch) - Goro Miyazaki
  • Flee - Jonas Poher Rasmussen
  • Josep - Aurel
  • Soul - Pete Docter

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The French Dispatch, recensione: il Wes Anderson antologico incanta a tratti

Wes Anderson omaggia la Francia e il mondo del giornalismo con un film antologico che ha i suoi alti e bassi, riuscendo a gestire un variegatissimo cast: la recensione di The French Dispatch.
Autore: Elisa Giudici ,
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Lo stile unico e immediatamente riconoscibile di Wes Anderson è al contempo il suo dono e la sua maledizione, tanto che alcuni lo considerano già precipitato da qualche film nel baratro di un manierismo tutto forma e poco contenuto rispetto alla prima parte della sua carriera. La verità la conosce solo Wes Anderson, ma l'impressione è che The French Dispatch voglia essere un film che, all'interno dei confini nettissimi dello stile e dei topoi che più lo aggradano, omaggia luoghi e professioni per cui nutre grande ammirazione. 

Prima di arrivare sul set, Anderson ha chiesto al suo nutritissimo cast di stelle di riguardarsi un pugno di film francesi della Novelle vague: Godard, Truffault e dintorni. La pellicola infatti è un doppio omaggio: interamente ambientata nell'immaginaria Ennui-sur-Blasé, è stata in realtà girata ad Angoulême, una piccola cittadina francese nota anche per il suo Festival del fumetto. Le brevi sequenze animate nell'episodio poliziesco del film sono state realizzare proprio da uno studio d'animazione locale, quasi a voler includere in questa celebrazione del cinema d'Oltralpe anche la forte tradizione "animata" francese. 

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