Fight of Gods, abbiamo provato l'irriverente picchiaduro delle divinità

Autore: Andrea Guerriero ,
Copertina di Fight of Gods, abbiamo provato l'irriverente picchiaduro delle divinità

Non potevamo resistere. 

Quando un videogioco che fa dell'irriverenza, della facile blasfemia e del ''basta che se ne parli'' i suoi cavalli di battaglia arriva in Accesso Anticipato su Steam, è difficile non manifestare per lo meno una certa curiosità.

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Non potevamo resistere. E non l'abbiamo fatto

Ed eccolo lì, fiero, a campeggiare nella nostra collezione digitale sulla piattaforma di casa Valve, almeno nella sua versione di prova. Fight of Gods, il cui primo trailer è riuscito addirittura a far bannare il gioco in due Paesi ben prima dell'uscita ufficiale, è stato il nostro ''compagno di giochi'' per qualche ora, e adesso siamo pronti a dirvi cosa potete aspettarvi una volta avviata l'ultima produzione targata Digital Crafter e PQube Limited.

Divine follie

Nonostante all'avvio il titolo metta subito in primo piano la sua natura goliardica - il disclaimer iniziale ci avvisa che l'opera è creata senza l'intenzione di offendere alcuna religione, ma anzi è ''ispirata alle culture e alle storie di tutto il mondo"  -, è evidente quanto il team di sviluppo abbia volutamente fatto leva sulla provocazione, dimenticandosi però di confezionare un videogame non solo ''cattivo'', ma anche godibile.

Sì perché, senza troppi giri di parole, Fight of Gods è banalmente un gioco brutto. Di quelli che neppure si impegnano a farci cambiare idea. 

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Eppure le premesse, per quanto bizzarre, erano assai interessanti. Fight of Gods è un picchiaduro che mira a farsi notare per la particolarità dei suoi lottatori. Da Gesù a Buddha, passando per Odino, Anubi, Zeus, Amaterasu e molte altre divinità, in lotta per la supremazia della loro religione.

PQube Limited
Fight of Gods è disponibile su Steam
Gesù scatena i suoi poteri in Fight of Gods

Il risultato, pad alla mano, è un piccolo disastro. 

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Che scegliate di battervi in Arcade, in cui bisogna affrontare in sequenza gli altri combattenti, nella classica modalità Versus o di affinare i vostri poteri divini in Allenamento - sono queste le uniche tre modalità messe a disposizione dei gamer - Fight of Gods mostrerà comunque tutti i suoi limiti.

(Im)Mortal Kombat

Se le prime partite riescono inevitabilmente a strappare più di una risata, è facile rendersi conto subito dopo di avere tra le mani uno dei peggiori beat 'em up dai tempi dell'ormai leggendario ClayFighter 63⅓ per Nintendo 64. I set di mosse e combo dei vari personaggi sono infatti tutti uguali e ben poco incisivi, la risposta dei comandi assai deficitaria, così come lo è l'intelligenza artificiale, incapace nel fornire una vera sfida anche nei livelli più avanzati. 

Condite il tutto con un dettaglio tecnico piuttosto scarno - comunque comprensibile, dato il piccolo budget a disposizione della produzione -, con una caratterizzazione banale delle divinità in campo e con un bilanciamento dei lottatori del tutto assente, e capirete perché dovreste tenervi alla larga dal gioco made in Digital Crafter. Magari attendendo con religiosa pazienza la release del nuovo God of War su PlayStation 4, di certo un'esperienza ben più allettante per chi non può proprio fare a meno di bastonare Dei e creature mitologiche.

Per lo meno ora possiamo dirlo: abbiamo provato Fight of Gods. Ed è stato un viaggio che ci ha portati dritti all'Inferno.

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Autore: Agnese Rodari ,
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Tim Burton è un regista, produttore e sceneggiatore che riesce a stregare il pubblico grazie a uno stile inconfondibile, che unisce fantasy e grottesco con un carattere sempre originale. Molti conoscono Burton grazie al cupo film Edward mani di forbice (di cui potete leggere il nostro articolo temi e significato di Edward mani di forbice) o al più recente La fabbrica di cioccolato, entrambi con la partecipazione dell’attore Johnny Depp.

Non tutti però sanno dell’esistenza di un mediometraggio di Burton molto particolare, che è stato trasmesso una sola volta per l'occasione di Halloween su Disney Channel americano, il 31 ottobre 1983, per poi sparire nel nulla. Il film in questione si intitola Hansel and Gretel, tratto dall’omonimo racconto dei celebri fratelli Grimm ma che presenta una rivisitazione in stile giapponese, dato il fascino che il Paese del Sol Levante esercitava su Burton all’epoca. Proprio dal Giappone Burton riprese la tecnica della stop motion (già usata per molti film su Godzilla). Questa consiste nell'usare oggetti inanimati che vengono mossi e fotografati ad ogni loro piccolo cambio di posizione, di modo che una volta unite le fotografie in sequenza, nel risultato finale sembrino muoversi in maniera autonoma.

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