Figli: trama e significato del film di Mattia Torre e Giuseppe Bonito

Autore: Antonio Preziosi ,
Copertina di Figli: trama e significato del film di Mattia Torre e Giuseppe Bonito

Figli è l'ultimo film scritto dal compianto regista, sceneggiatore e commediografo italiano Mattia Torre (Boris, Piovono Mucche, Il Grande Salto), venuto a mancare il 19 luglio 2019 in seguito ad un male incurabile.

A causa della sua dipartita, Torre non ha avuto la possibilità di ultimare la realizzazione del lungometraggio e l'onere è stato affidato al filmmaker Giuseppe Bonito.

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Figli è ispirato ad un articolo della testata Il Foglio, intitolato I figli invecchiano a cura dello stesso Torre e trasformato in monologo da Valerio Mastandrea al programma Stati Generali presentato da Serena Dandini. 

Mattia ha scritto la sceneggiatura di questo film ma non ha fatto in tempo a girarlo perché ci ha lasciati a luglio scorso, ma una squadra di amici affettuosi e pieni di talento ha realizzato questo film esilarante, una commedia con toni agrodolci (Serena Dandini)

La trama

Figli è la storia di una coppia come tante: Nicola (Valerio Mastandrea) e Carla (Paola Cortellesi), sposati da diverso tempo e genitori di una bambina di 6 anni. La loro relazione non è né troppo positiva né negativa, ma equilibrata.

Tutto cambia con l'arrivo come un fulmine a ciel sereno del loro secondo figlio, il piccolo Pietro. Nei due sopraggiunge un forte di senso di sconforto, perché avere un nuovo figlio implica il rientro in meccanismi che entrambi non hanno più voglia di affrontare: notti intere passate tra le urla e i pianti dell'infante, uscire poco e niente (se non per lavorare) ed entrare in un loop di fatto di insonnia e microsonni.

Sull'orlo di una crisi di nervi, Nicola e Carla chiedono aiuto ai rispettivi genitori e agli amici, ma nessuno riesce realmente ad aiutarli, poiché tutti sono già schiavidelle loro problematiche esistenziali. I due saranno dunque soli anche stando insieme, in preda a litigi, frustrazione ed incomprensioni.

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Riusciranno i due sposi ad uscire fuori da questa crisi

Il finale

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Il finale del film mostra Nicola e Carla vestiti da Carnevale mentre litigano fuori da un ristorante.Il regista porta il litigio in uno scenario immaginario ma non improbabile: un tribunale. I due coniugi seduti nell'aula litigano in modo feroce e riescono soltanto ad urlarsi l'un l'altro i loro disagi ed incomprensioni. Di nuovo lo scenario cambia e la coppia litiga in casa, davanti alla figlia più grande. La bambina agita la culla in cui dorme il bambino per farlo piangere, così da far preoccupare i genitori e indurli a dimenticare perché stessero litigando.Nel terzo scenario quella stessa sera - dopo il litigio al ristorante - sia Nicola che Carla incontrano un uomo e una donna che vediamo diverse volte durante il film e per cui provano un interesse, un'attrazione. Sembra quasi che i due stiano per tradirsi a vicenda, ma lo scenario cambia ancora.Carla e Nicola si ritrovano in una stanza bianca, e di profilo si guardano negli occhi. E in quel momento Carla esclama "E poi ci sono quelli che invece provano a restare" e si ritorna al presente, con i due coniugi in una mattina tra le strade di Roma di nuovo per mano. A casa sembra essere tornata la serenità, fino a quando, per una piccola discussione, i due ricominciano a litigare.Il film si conclude con il loro litigi, e con una certezza per lo spettatore: i coniugi sono ancora insieme e anche se la vita è spesso imperfetta, l'amore per sé stessi, per la coppia e i figli ha vinto su tutto e tutti.

Il messaggio del film

Figli è un ritorno con allo spirito della commedia italiana di una volta, un'analisi esistenzialista e tragicomica della vita quotidiana. Il film ci regala una splendida morale: essere sposati non vuol dire essere un'unica cosa, ma far parte di un percorso unilaterale. Ognuno di noi è il protagonista della propria vita, ma fino a che punto? Alcune persone con l'arrivo di un bambino chiudono con le loro passioni, interessi, lavoro e amici per vivere in funzione di e per il loro figlio. E questa è la lotta del dynamic duo: mantenere le loro personalità e non azzerarsi, essere artefici del proprio destino e non osservatori passivi della propria vita.

Pietro, il secondo figlio di Nicola e Carla, altro non è che una metafora del loro disagio e della frustrazione interiore causata da un'alta dose di stress e dalla depressione post-partum. Tuttavia, il bambino non è la causa dei loro problemi (come invece viene spesso ripetuto dalla loro prima figlia). 

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Non è un caso che il film ruoti intorno al periodo perinatale, ovvero quel lasso di tempo tra la gravidanza e il primo anno di crescita del bambino. Carla infatti vive in quel delicato stato che è la depressione post-partum, ha disturbi d'ansia e forti difficoltà ad affrontare un lavoro che non sopporta più e una relazione in cui si sente soffocata. Lo stesso vale per Nicola, che è in piena crisi emotiva: ha paura del domani, della solitudine e del mondo che cambia troppo velocemente.

Figli è una storia che parla un linguaggio universale e che accomuna tutti (senza dover essere necessariamente genitori o avere bambini), che inocula nello spettatore la voglia di sopravvivere e lottare in una società politica ed economica allo sbaraglio, dove avere dei bambini figli sembra essere un'impresa eccezionale. Tra le fila della trama si percepisce un forte senso di rancore nei confronti dei genitori e la loro fortuna di avere vissuto nel boom economico, nel Miracolo economico italiano, momenti in cui padri e madri guadagnavano e sperperavano, senza pensare al futuro, perché al futuro hanno appunto dovuto pensarci ai figli, figli di una profonda crisi interiore e sociale.

Ma in tutto questo microcosmo di problemi esistenziali qual è la chiave per sopravvivere?

Restare insieme, in una società che spinge ad allontanarci, che offre spesso la possibilità di scegliere qualcosa e qualcuno di nuovo. Avere il coraggio di chiedere aiuto alla persona amata, perché nessuno si salva da solo. Restare insieme, ricomponendo i pezzi di una storia che sembra sgretolarsi davanti ai propri occhi, comunicare e capire che uniti siamo in piedi, divisi cadiamo.  

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