Il sacrificio del cervo sacro, la recensione: essere umani, esseri crudeli

Autore: Elisa Giudici ,
Recensioni
3' 25''
Copertina di Il sacrificio del cervo sacro, la recensione: essere umani, esseri crudeli

Il cinema del regista e produttore greco Yorgos Lanthimos è sospeso a metà, tra mezzi e influenze. Dopo gli inizi come direttore di spettacoli teatrali, di danza e di videoclip è riuscito a entrare nel circuito festivaliero europeo, impressionando la critica ma senza raggiungere il grande pubblico. Con il precedente The Lobster qualcosa è cambiato e il suo nome è riuscito ad uscire dalla nicchia autoriale con un risultato discreto al botteghino; merito della lingua, della produzione inglese e del richiamo di attori internazionali come Colin Farrell.

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Martin e Kim in una scena del film
Attorno a Martin e Kim ruota uno dei misteri più affascinanti del film

Eppure Il sacrificio del cervo sacro rimane un progetto di piccole dimensioni, finanziato attraverso produttori ma anche amici, che ci mettono la manovalanza o il denaro. Sospeso tra autorialità e thriller psicologico classico, tra Europa e Stati Uniti, era lecito aspettarsi un certo grado di compromesso o confusione dal regista entrato nella fase successiva della sua carriera. 

Senza compromessi

Il regista greco invece non viene sfiorato neppure per un minuto dall'idea di scendere a patti con le sue posizioni più radicali e autoriali, anzi. Il sacrificio del cervo sacro fa sembrare il già cupissimo The Lobster un film tutto sommato possibilista nei messaggi sull'amore e fruibile al grande pubblico. Non a caso sulla Croisette sono stati scomodati nomi di grandissimi per costruire paragoni con un film che si è portato a casa il premio come miglior sceneggiatura. 

La scrittura di Lanthimos ha una forza rara, ma davvero non scende a compromessi quando si parla di forma. Il suo è sin dalle prime battute un film profondamente disturbante e dal taglio autoriale, che nella lunghissima introduzione può risultare sfiancante anche a chi è avvezzo a questa tipologia di pellicole. Questo perché il sacrificio del cervo sacro è un thriller psicologico che decide di far montare la tensione grammo dopo grammo, a partire da un senso d'inquietudine appena percettibile. 

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Barry Keoghan in Il sacrificio del cervo sacro
Barry Keoghan ha dichiarato che dopo questo ruolo rifiuterà ogni proposta di interpretare altri psicopatici

Nella vita perfetta del chirurgo cardiotoracico Steven c'è solo una nota dissonante. A casa tutto procede per il meglio: con la moglie c'è intesa nella vita professionale e in camera da letto, i figli sono un piccolo miracolo di bellezza e bontà, la loro grande villa testimonia l'assenza di problematiche economiche. Perché un chirurgo di fama dovrebbe quindi curarsi di un ragazzo con un evidente disagio psicologico? 

La risposta viene fornita incontro dopo incontro, un tassello alla volta, da Martin stesso. Figlio di un paziente di Steven, il ragazzo sviluppa un attaccamento morboso alla famiglia e del chirurgo, che dice di volergli stare vicino per pietà verso la sua condizione di orfano in una situazione umana ed economica complicata. Quando l'inquietudine cresce (e emerge il vero motivo degli incontri tra il medico e l'orfano), Steven tenta di smarcarsi, ma la trappola di Martin è già scattata e getterà i Murphy in un incubo psicologico.

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Un ambiguo sacrificio

Una volta avviata la sua perversa tortura familiare, Il sacrificio del cervo sacro diventa inarrestabile. Con il distacco di Kubrick e il cinismo di Haneke, Lanthimos procede scena dopo scena a dissezionare i membri della famiglia Murphy, spogliandoli di ogni strato di menzogna per vedere in cosa consista davvero il nucleo della loro umanità. 

La risposta è degna del regista austriaco che tanto spesso viene comparato a Lanthimos: egoismo, desiderio di possesso, ineluttabile istinto di sopravvivenza. Sotto tutti gli strati ogni uomo lotta per la propria sopravvivenza, in barba ai legami affettivi e di sangue. Il regista greco non si ferma neppure di fronte alla giovane età dei due figli della coppia, che risultano solo più ingenui dei grandi - ma non meno egoisti - nel cercare di salvarsi la vita. 

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Colin Farrell in Il sacrificio del cervo sacro
Colin Farrell con il sacrificio del cervo sacro torna a lavorare con Lanthimos

Con inquadrature curatissime e una regia di precisione svizzera Lanthimos conclude con una mezz'ora finale raggelante e memorabile un film che gioca persino con la sua stessa valenza, tanto che riferendosi al suo gioco crudele Martin irride Steven dicendogli: 

Non lo capisci? È una metafora! 

Insomma, Il sacrificio del cervo sacro è puro Lanthimos, distillato ancor più del passato. Ci vuole una certa predisposizione al cinema autoriale e bisogna prepararsi a soffrire un po' nelle fasi iniziali, ma ne vale assolutamente la pena. 

Il sacrificio del cervo sacro è nelle sale italiane dal 28 giugno 2018.

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Commento

Nospoiler.it

80

Quello di Lanthimos è di certo un film molto autoriale che non fa per tutti, ma la cattiveria con cui incalza i suoi personaggi e il pubblico a riconoscere i propri istinti peggiori mette i brividi.

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