La fiera della vanità: trama e significato di libro e film

Autore: Alice Grisa ,

La fiera della vanità (Vanity Fair in lingua inglese) è un famoso romanzo di William Makepeace Thackeray, adattato per il grande schermo in diverse versioni, l’ultima delle quali è del 2004. Ambientato nel periodo Regency inglese, contrappone due figure femminili completamente diverse (e altrettanto antieroiche agli occhi del lettore) impegnate l'una nella scalata sociale e l’altra in una passiva ricerca dell’amore.

Gli adattamenti del libro per il grande schermo sono in tutto 7: il primo risale al 1911, l’ultimo al 2004 ed è un film diretto dalla regista indiana Mira Nair.

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La trama

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Una scena de La fiera della vanità
L'arrampicata sociale di Becky passa soprattutto dalla seduzione

La fiera della vanità racconta la storia di due ragazze nell’Inghilterra del 1800 le cui vite, estremamente diverse, scorrono in parallelo.

La prima, Becky, è bella, intelligente, scaltra e decisa a effettuare la propria arrampicata sociale, per affrancarsi dal passato geniale ma modesto del padre pittore e della madre cantante d’opera. La seconda, Amelia, è la migliore amica di Becky. Dolce, benestante e remissiva, sogna un amore da favola.

Uscite dal collegio, Becky e Amelia chiariscono i propri obiettivi: Becky vuole cercare un marito per migliorare la propria condizione sociale, Amelia vuole sposare il fidanzato che tanto ama, George.

Becky inizialmente si avvicina al fratello dell’amica, Joseph, ma quest’ultimo l’abbandona quando George lo convince sulla posizione sociale inopportuna della ragazza.

Decisa a cambiare il proprio futuro, Becky si trasferisce presso una famiglia ricca per lavorare come istitutrice e seduce il secondogenito Rawdon, che accetta di sposarla e viene per questo diseredato dalla zia. Nel frattempo Amelia sposa George, nonostante il padre di lui abbia fatto di tutto per procurargli una donna più ricca e, di fronte al rifiuto del giovane, abbia mandato in bancarotta la famiglia di Amelia.

Sia Becky che Amelia si sposano ma George sembra essersi stancato presto della moglie e appare molto più interessato a Becky. Intanto Dobbin, leale e poco attraente amico di George, è segretamente innamorato di Amelia e proprio per questo ha insistito con il suo fidanzato affinché la sposasse nonostante il parere contrario della sua famiglia.

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Una scena de La fiera della vanità
Becky è interpretata da Reese Witherspoon

Scoppia la guerra e sia George che Dobbin devono partire: il primo morirà nella battaglia di Waterloo, lasciando Amelia in povertà con un figlio e costringendola a chiedere al suocero l’affidamento (accettando di conseguenza di allontanarsi da lui). Becky, anche lei in disgrazia, si avvicina al marchese de Steyne che le dà un sostegno e un canale preferenziale per entrare nell’alta società.

Nel frattempo, però, il marito di Becky, Rawdon, povero e disperato, viene arrestato per i suoi ingenti debiti e, quando scopre che la moglie avrebbe potuto pagare (con i soldi di Lord de Steyne, che è il suo “protettore”) e liberarlo, va su tutte le furie e aggredisce il marchese che, a sua volta, si vendica e pilota il suo incarico in un’isola deserta e infestata dalla malaria, dove l’uomo morirà. Prima di partire, però, Rawdon affiderà il figlio alla propria famiglia.

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Anni dopo Becky lavora in un casinò quando vede entrare Dobbin e il figlio di Amelia. Consapevole che l’uomo amerà la sua amica per sempre e che lei si sta facendo cullare dal ricordo di un amore finto, Becky decide di aprire gli occhi ad Amelia e le mostra un bigliettino inequivocabile che George le aveva mandato prima di partire per la guerra. Finalmente la donna è pronta a lasciarsi il passato alle spalle e sposare Dobbin, mentre Becky, tornata al lavoro, riceve la visita di Joseph, il suo primo spasimante, che non ha smesso di pensare a lei e le propone di partire insieme per l’India. Becky, senza nessuna remora, accetta.

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Il significato

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Una scena de La fiera della vanità
Romola Garai interpreta Amelia

Attento analista e cinico letterato, William Makepeace Thackeray inventò la parola “snob”, un termine che si adatta perfettamente a La fiera della vanità.

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L’autore, e di conseguenza l’adattamento sul grande schermo, propone i ritratti di due donne accomunate da essere entrambe “antieroine”: lontane, lontanissime dalle protagoniste dei romanzi quasi coevi di Jane Austen, donne pronte a lottare contro la società per i propri princìpi (la lealtà, l’onore, l’amore), Becky e Amelia sono piene di punti oscuri, contraddizioni e vizi profondamente umani.

In entrambi i casi ciò che viene perseguito è vacuo, vano, vuoto, inutile: Becky è ossessionata dalla scalata sociale ed è pronta a tutto, a vendersi al miglior offerente, a calpestare ideali e legami pur di uscire dalla gabbia delle proprie origini e aspirare, tramite il matrimonio d’interesse, a una vita sotto i riflettori di quello che era il jet set dell’epoca.

Amelia invece cerca ottusamente l’amore senza fermarsi a ragionare in senso critico sull’uomo che è al suo fianco e a interrogarsi su se stessa, su George, sul proprio percorso.

Ecco perché La fiera della vanità è un romanzo interessante e anomalo, in quanto non ha un vero e proprio protagonista “tradizionalmente positivo” in cui identificarsi ma preferisce rappresentare la meschinità, l’ambizione e l’inutile affannarsi dell’uomo alla ricerca dei propri traguardi. L'occhio attento di Thackeray non annacqua la storia nel contesto ma rende il contesto stesso storia.

Un realismo impetuoso porta il lettore all’interno dello spaccato della società del tempo, spogliata da ideali e romanticismi e impregnata di “senso pratico”, lo stesso che spinge Becky a superare le colonne d’Ercole pur di salvare e riabilitare se stessa.

Vendicarsi forse è malvagio, ma è terribilmente naturale!

Il significato de La fiera della vanità potrebbe essere proprio questo: la vita non è giusta, ma è naturale.

Che ne pensate? Vi è piaciuta questa intensa storia?

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