La recensione di 1917, il war movie di Sam Mendes

Autore: Federica Lucia ,
Recensioni
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Copertina di La recensione di 1917, il war movie di Sam Mendes

Dimenticate i classici war movie con continui attacchi, scontri e odio verso il nemico. In 1917 la guerra è nella testa. Gli attacchi sono contro il tempo, gli scontri avvengono sul campo del destino e l'odio è verso la vita, spesso amara e irriconoscente, e verso la guerra stessa.

Sam Mendes, dopo American Beauty e Skyfall, riesce nell'arduo compito di raccontare un momento cruciale della Grande guerra, quasi in un unico piano sequenza.

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Proprio come un più avanguardista e visionario Hitchcock aveva fatto in Nodo alla Gola nel lontano 1948, Mendes crea l'effetto di un'unica ripresa per l'intera durata del film, riuscendo quasi a sovrapporre il tempo diegetico al tempo filmico.

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La locandina ufficiale del film candidato agli Oscar

Senza mai perdere di vista i protagonisti e attribuendo una continuità quasi ossessiva alla scena, Mendes riesce a trasmettere l'angoscia e l'adrenalina del momento proprio attraverso le tecniche di regia utilizzate e le scenografie accurate e realistiche, forse molto più degli attori e della stessa sceneggiatura.

Sì perché nonostante i protagonisti George MacKay e Dean-Charles Chapman - quasi sconosciuti al grande pubblico - siano all'altezza della pellicola, così come i nomi importanti che troviamo nei ruoli secondari a momenti definibili comparse, i dialoghi sono spesso assenti e comunque quasi mai incisivi.

Non è un caso che tra le numerose candidature agli Oscar ottenute dal film, non figuri neanche una per i protagonisti o il resto del cast. Così come i BAFTA e i Golden Globe già vinti - Miglior Film, Miglior Regista, Miglior Fotografia e Miglior Scenografia - dimostrano che a rendere 1917 un film da cineteca è la costruzione del film stesso.

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Gli attori principali in una scena del film 1917

Eppure, nonostante i momenti paradossali e alcune situazioni del tutto superflue ai fini della narrazione - soprattutto nella seconda parte - Mendes riesce a centrare l'obiettivo e a raccontare il primo grande conflitto da un punto di vista più umile e umano.

Riesce a mettere in risalto l'insensatezza della stessa e l'esasperazione di chi quella guerra si è ritrovato a combatterla suo malgrado.

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La trama

I caporali Schofield e Blake, dell’8° Battaglione, si ritrovano stremati e affamati in una trincea nelle campagne francesi. Sono amici, compagni d'armi e uniti da una guerra che sono stanchi di combattere. Il loro destino però ha in serbo qualcosa di diverso del meritato riposo che bramano da tempo, infatti viene loro affidata una missione impossibile che stravolgerà per sempre le loro vite. Armati di mappe, torce, pistole lanciarazzi, granate e pochi viveri, devono attraversare la Terra di Nessuno e consegnare una lettera di vitale importanza al Colonnello Mackenzie. 

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Il 2° Devon con a capo proprio Mackenzie, di cui fanno parte anche il fratello maggiore di Blake e altri 1600 commilitoni, ha infatti deciso di attaccare le fila tedesche apparentemente in ritirata. In realtà il nemico ha teso una trappola a chiunque osi sfidarlo ed è pronto a sparare su ogni divisa americana all'orizzonte.

I due giovani caporali hanno il delicato compito di salvare migliaia di vite, attraversando però le trincee nemiche apparentemente abbandonate, cittadine devastate e terreni ignoti e pericolosi, il tutto prima dell'alba e senza un attimo di tregua.

I nemici da affrontare sono dunque due, i crucchi e il tempo.

La scelta del cast

I protagonisti della pellicola di Mendes sono i due giovani e semisconosciuti George MacKay e Dean-Charles Chapman - che interpretano magistralmente il ruolo affidatogli nonostante le difficoltà dovute alla scelta stilistica dell'unico piano sequenza - e ad affiancarli nelle poche scene di dialogo troviamo attori di un certo calibro che, in qualche modo, rappresentano una garanzia nonostante la carenza di battute.

Stiamo parlando di attori del calibro di Colin Firth nei panni del generale che affida la missione ai protagonisti, Benedict Cumberbatch nel ruolo del Colonnello Mackenzie, Andrew Scott - il professor Moriarty di Scherlock -, Richard Madden e Mark Strong.

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Benedict Cumberbatch in una scena del film 1917

Nonostante i ruoli marginali, gli attori che contornano la missione suicida dei due commilitoni contribuiscono a rappresentare perfettamente l'atmosfera tra le trincee di guerra e, probabilmente, l'idea stessa che Mendes aveva del suo film.

Anche la sceneggiatura infatti è frutto della mente di Sam Mendes e dei racconti del nonno Alfred, che quella guerra e quelle drammatiche situazioni le ha vissute sulla propria pelle.

Forse è anche questo che rende 1917 un film di guerra così fedele e accurato. La pellicola non è solo la narrazione di una battaglia tra bianchi e neri, non c'è solo il sangue, la morte e la devastazione, ma c'è anche la paura, la stanchezza, la disperazione, il coraggio e il sacrificio. Elementi che solo chi ha vissuto la tragedia in prima persona può tramandare fedelmente.

Mendes riesce, dopo tanto tempo, a confezionare un prodotto autentico ed emblematico, riuscendo a proiettare il pubblico in sala nelle trincee - perfettamente riprodotte - dell'epoca. Riuscendo quasi a percepire gli schizzi di fango sulle proprie mani, lo spettatore soffre con i protagonisti e corre insieme a loro inseguiti da un nemico immaginario, finendo per sospirare esausti appoggiati ad un albero di ciliegio.

Di motivi per vedere 1917 ce ne sono tanti e a questi si aggiunge sicuramente il desiderio di un ritorno al passato e all'autentico. In un mondo cinematografico moderno fatto di effetti speciali, supereroi e battaglie intergalattiche, raccontare la realtà non è poi tanto male.

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Sam Mendes utilizza un unico piano sequenza e ci catapulta brillantemente tra le trincee nemiche. 1917 scava nell'animo della guerra e dei suoi guerrieri con delicata fermezza.
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