Leaving Neverland, il documentario shock sulle accuse di molestie a Michael Jackson

Autore: Tanina Cordaro ,

Una nuova bufera mediatica si è abbattuta su Michael Jackson. In questi giorni si sta consumando un acceso botta e risposta tra la famiglia della popstar e il regista Dan Reed, autore di Leaving Neverland, il documentario sulle accuse di pedofilia contro il cantante.

Presentato in anteprima al Sundance Film Festival, il film segue le testimonianze di due accusatori di Jackson, Wade Robson e James Safechuck. I due raccontano delle loro visite al Neverland Valley Ranch e degli incontri privati con la popstar, avvenuti quando avevano rispettivamente 7 e 10 anni.

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Chi sono i due accusatori

Il lungo documentario, che questa primavera sarà trasmesso sul canale HBO, racconta la storia di Robson e Safechuck e, grazie alle loro testimonianze dirette e di quelle dei loro familiari, ricostruisce i momenti dei presunti abusi subiti tra la fine degli anni '80 e l’inizio dei '90.

Wade Robson conosce Jacko durante un concorso di danza quando aveva 5 anni. Secondo la sua testimonianza gli abusi sessuali iniziarono dopo due anni. Come riportato su Variety, Robson dichiara di aver ricevuto attenzioni particolari e regali costosi da parte del cantante. Judy Robson, la madre di Wade, ricorda che in quel periodo Jackson regalò al figlio un fax, con il quale inviava centinaia di messaggi d'amore al bambino. Pare poi che la popstar abbia ricontattato il ragazzo dopo alcuni anni, dopo lo scandalo sugli abusi sessuali su un 13enne che lo coinvolse nel 1993 (il caso si chiuse con un risarcimento di oltre 10 milioni di dollari).

Nel 2005 ha testimoniato al famoso processo People v. Jackson (le accuse di molestie stavolta provenivano dal 13enne Gavin Arvizo), testimonianza che contribuì a determinare l’innocenza del cantante: Robson infatti dichiarò di aver dormito molte volte nello stesso letto del cantante, senza aver mai subito molestie.

Oggi Robson è un ballerino e coreografo (ha collaborato con Britney Spears, gli NSYNC, il Cirque du Soleil e Demi Lovato), ed è per suo figlio Koa che ha deciso di partecipare al documentario e far emergere le sue verità.

È stata invece una partecipazione in uno spot della Pepsi a far incontrare James Safechuck e il cantante. Nel video della pubblicità si vede il piccolo James sorpreso dalla popstar nel suo camerino, mentre imita i suoi passi e indossa i suoi occhiali da sole.

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Dopo un periodo di lunga amicizia, Safechuck ha confessato l’inizio di una relazione durante la quale  lui e la sua famiglia avrebbero ricevuto doni di vario genere, tutti molto costosi.

La risposta della famiglia Jackson

A controbattere alle accuse mosse dal documentario ci ha pensato ovviamente la Jackson family, che in un comunicato ha descritto il film come “quel genere di massacro da tabloid” che il fratello deve ormai sopportare anche da morto.

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Il film prende accuse non confermate, legate a cose che presumibilmente sono accadute 20 anni fa e le tratta come fatti. Queste affermazioni erano alla base delle azioni legali intentate da questi due bugiardi dichiarati, che alla fine sono state respinte da un giudice. I due accusatori hanno testimoniato sotto giuramento che questi eventi non si erano mai verificati.

I Jackson continuano sottolineando che Robson:

Per 20 anni ha negato in tribunale e in numerose interviste, anche dopo che Michael era morto, di essere stato una vittima e ha dichiarato di essere grato per tutto ciò che Michael aveva fatto per lui. La sua famiglia ha beneficiato della gentilezza, della generosità e del sostegno alla carriera da parte di Michael fino alla sua scomparsa.

La famiglia accusa i due di essere interessati solo ai soldi, stessa accusa che il regista muove loro, ribattendo sull’Hollywood Reporter “Hanno un patrimonio molto prezioso da proteggere. Ogni volta che una canzone viene suonata il registratore di cassa fa ding. Non mi sorprende che si siano fatti avanti per lottare in difesa dei loro interessi”.

Una delle domande che si porranno molti amanti della musica di Jacko è "riusciremo mai ad ascoltare una canzone del Re del Pop, senza pensare a tutto questo?"

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