Malcolm & Marie è la versione più ingenua e artefatta di Marriage Story: la recensione

Autore: Elisa Giudici ,
Netflix
5' 17''
Copertina di Malcolm & Marie è la versione più ingenua e artefatta di Marriage Story: la recensione

Comparare un film a un suo predecessore - nella nostra testa o in una recensione - non è quasi mai un approccio equo o raccomandabile. È come far crescere una pianta all'ombra di un'altra, rimproverandole poi di non essersi sviluppata al meglio. Di fronte al progetto ambizioso di Sam Levinson però farò un'eccezione, perché si potrebbero spendere centinaia di parole per analizzare Malcolm & Marie, ma tirando in ballo Marriage Story si finisce per essere più sintetici ed incisivi.

Cos'hanno in comune il film con protagonista John David Washington e Zendaya appena approdato su Netflix e quello di Noah Baumbach, uscito trionfalmente dalla Mostra del cinema di Venezia nel 2019 e divenuto così popolare da originare un meme dedicato? In apparenza molto. Entrambi i progetti sono stati finanziati da Netflix, con l'intento di fare molto più che infoltire settimanalmente il proprio catalogo. Marriage Story e Noah Baumbach puntano a fare bene, a farsi notare, chissà, persino nominare a qualche premio. Sono progetti di prima fascia. Sono il frutto del lavoro di un'unica persona, alla regia e alla sceneggiatura. Hanno per protagonista una coppia di star. In Marriage Story la coppia è bianca e gli interpreti (Adam Driver e Scarlett Johansson) sono già pesi massimi di Hollywood. Al contrario, Malcolm & Marie gira attorno a un terzetto (il regista Sam Levinson e gli attori John David Washington e Zendaya) già lanciatissimo nelle giovani promesse, in attesa di consacrazione definitiva, ma quasi di certo parte della Hollywood di domani.

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Anche a livello tematico i due film suscitano naturalmente paragoni. Si guarda infatti da vicino (da molto vicino, fino a suscitare un sentimento di claustrofobia) una coppia formata da un uomo e una donna che fanno parte a vario titolo dello star system cinematografico. Il cinema è il contesto lavorativo, ma quello che conta sono i sentimenti, che variano dall'amore all'odio, dalla gioia al pianto con una velocità impressionante. Malcolm e Marie, Charlie e Nicole. Si amano, si odiano o entrambi? I due film di fatto hanno come obiettivo sbrogliare la matassa dei non detti alla base della relazione, per giungere forse a conclusioni applicabili a ogni singola coppia in una relazione che affronta la fine della fase dell'innamoramento.

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Malcolm & Marie però è più estremo, più ambizioso, più artistico (o artistoide?). Girato in un lussuoso bianco e nero, è ambientato interamente in una stilosa villa di Malibu e nel circostante giardino. Gli unici attori a comporre il cast sono proprio John David Washington e Zendaya, che interpretano i rispettivi personaggi richiamati dal titolo. Lui è un regista di rientro dalla prima del suo film che promette di lanciarlo definitivamente, lei è l'affascinante fidanzata modella che gli è stata vicino per tutta la serata e negli anni difficili in cui il progetto è stato elaborato, sostenendolo e sacrificando parecchio per vederlo imporsi. Esattamente come in Marriage Story.

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La differenza tra una lezione e una confessione

Le analogie però finiscono qui, perché Malcolm & Marie vorrebbe essere tutto quello che è stato il progetto di Noah Baumbach e anzi ancora di più, ma finisce per risultare ben più sterile. Il regista e sceneggiatore Sam Levinson è esploso grazie alla serie Euphoria e si è portato dietro il legame con Zendaya, che con la sua fama ha aiutato a puntare la luce su un progetto che finisce per essere molto artificioso. È involontariamente ironico sentire  Levinson attraverso Malcolm parlare e parlare, straparlare di cosa sia il buon cinema, come lavorino i grandi artisti (drinking game: un sorso per ogni volta in cui vengono citati Barry Jenkins e Spike Lee) e come tutto ruoti attorno all'autenticità quando il suo film risuona irrimediabilmente come artificioso, vuoto, costruito attentamente per creare un saliscendi emotivo tra i protagonisti. Tanto che quelle di John David Washington e Zendaya sono prove di bravura di stampo teatrale, quasi sessioni di scuola di recitazione (immagina di essere triste, sii furioso, agitati come in preda alla rabbia) più che momenti rubati alla vita vera.

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Malcom e Marie discutono in cucina
Malcom e Marie sembrano più la versione sublimata in una sceneggiatura di un rapporto che una vera coppia

Nel suo essere apparentemente più dimesso, il film di Noah Baumbach ha parlato al pubblico perché dentro c'è tutto il vissuto del regista, tanto da poter individuare quale sua ex fiamma abbia dato origine a quale scena, con una minima conoscenza del gossip hollywoodiano. Marriage Story è una confessione travestita da narrazione, un film molto intimo in cui Baumbach non risparmia critiche a sé stesso; come uomo, come marito, come padre, come artista.

In tutto il suo bellissimo bianco e nero, nella sua ciotola di macaroni&cheese ironicamente elevata a cibo gourmet, nei suoi soliloqui e nei suoi incandescenti dialoghi Malcolm & Marie è una narrazione fittizia che si traveste da racconto intimo. Non dubito che questo o quel passaggio origini da esperienze personali o dall'osservazione degli ambienti hollywoodiani, ma il vero scopo di questo film (più o meno inconsciamente) è farsi elogiare per la propria bravura e per il proprio essere ardito da quella stessa Hollywood contemporanea di cui non riesce a smettere di parlare. Ha anche i suoi stessi difetti: è glamour, impegnata politicamente in modo superficiale, ossessionata dalla storia (bianca) del cinema, nera e arrabbiata. Nei momenti più artificiosi di quella che è un'esposizione, si raggiunge quasi il grottesco. Ci sono indubbiamente passaggi riusciti (la scena della pasta, quella del coltello, quella di Zendaya in vasca), ma non mancano momenti in cui l'ingenua seriosità con cui il film pensa di rivoluzionare qualcosa lo avvicinano al ridicolo. Un approccio più ironico e auto-ironico avrebbe enormemente aiutato i destini di un film riuscito solo a tratti e molto egocentrico.

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Netflix
Malcolm e Marie in giardino
Il film vuole insegnarci cosa sia il vero cinema (nero e bianco) ma finisce per essere inutilmente espositivo

Il peccato più grave di Malcolm & Marie è di utilizzare i sentimenti come arma di attacco rispetto al proprio pubblico, costringendolo quasi a partecipare a vite probabilmente lontanissime dalla propria, facendo fluire una colonna sonora così ammiccante da sembrare una playlist in sottofondo. Sam Levinson vuole la nostra ammirazione e ci rende studenti, Noah Baumbach vuole espiare le proprie mancanze passate e ci rende confessori e confidenti. La differenza, enorme, sta tutta qui.

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Sam Levinson ha troppa fretta di farsi notare e acclamare per prendere con ironia le inevitabili carenze del suo stesso film. È ambizioso e stizzoso, ma anche molto pretenzioso, talvolta artificioso.
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