Legat e Von Hartmann sono esistiti davvero? La storia vera dei protagonisti di Monaco: sull'orlo della guerra

Autore: Alessandro Zoppo ,
Netflix
7' 9''
Copertina di Legat e Von Hartmann sono esistiti davvero? La storia vera dei protagonisti di Monaco: sull'orlo della guerra

Dal 21 gennaio è disponibile su Netflix il dramma storico Monaco: sull'orlo della guerra, l'adattamento del romanzo scritto nel 2017 da Robert Harris, l'autore di bestseller come Fatherland, Enigma, Il ghostwriter e L'ufficiale e la spia. Diretto dal tedesco Christian Schwochow, il film riscostruisce il momento fatidico che nel settembre del 1938 definì il futuro dell'Europa: la Conferenza di Monaco, l'incontro tra Germania, Gran Bretagna, Italia e Francia che diede il via libera a Hitler per l'annessione della Cecoslovacchia e non servì ad evitare la guerra, ma soltanto a rimandarla di un anno.

Sceneggiato da Ben Power, #Monaco: sull'orlo della guerra è un thriller spionistico che mischia abilmente storia e finzione, raccontando in particolare i giorni che precedettero lo sfortunato accordo tra i quattro capi di stato. Come nella maggior parte dei suoi romanzi e in questo adattamento, Harris relega sullo sfondo le figure principali, concentrandosi su due personaggi marginali con una visione intima ma potente dell'evento. Quanto c'è di vero e quanto di romanzato nei protagonisti interpretati da George MacKay e Jannis Niewöhner? Scopriamolo insieme.

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Monaco - Sull'orlo della guerra Monaco - Sull'orlo della guerra Autunno 1938: l'Europa è sull'orlo della guerra, Adolf Hitler si prepara a invadere la Cecoslovacchia e il governo di Neville Chamberlain è alla disperata ricerca di una soluzione pacifica. Il ... Apri scheda

La trama del film

Hugh Legat è un giovane diplomatico britannico che lavora al numero 10 di Downing Street come segretario del primo ministro, il conservatore Neville Chamberlain (Jeremy Irons). Il suo matrimonio con Pamela (Jessica Brown Findlay) è in crisi perché dedica troppo tempo al lavoro e poco alla famiglia. Paul von Hartmann fa parte dello staff del ministero degli Esteri tedesco, ma in realtà, deluso dal Terzo Reich di cui è stato un fiero sostenitore, è entrato a far parte della resistenza anti-Hitler con alcuni generali della Wehrmacht.

I due sono vecchi amici: hanno studiato insieme a Oxford con Lenya (Liv Lisa Fries), all'epoca fidanzata di Paul. Poi qualcosa si è rotto. Nel settembre del 1938, non si vedono né sentono da sei anni. Il periodo è drammatico: Adolf Hitler (Ulrich Matthes) si sta preparando a invadere la Cecoslovacchia per rivendicare la regione dei Sudeti e il governo di Chamberlain cerca di ricorrere alla diplomazia per scongiurare l'esplodere di un conflitto che nessuno, apparentemente, vuole.

Frederic Batier / Netflix

Jeremy Irons in una scena del film Monaco: sull'orlo della guerra
Jeremy Irons è un impressionante Neville Chamberlain

Le strade di Legat e Von Hartmann si incrociano nuovamente a Monaco, dove i due sono impegnati, con le rispettive delegazioni, nella Conferenza che riunisce Hitler, Chamberlain, Benito Mussolini (Domenico Fortunato) e Édouard Daladier (Stéphane Boucher).

Il rischio che l'Europa sprofondi in una nuova guerra mondiale è più che concreto, perché Von Hartmann ha ottenuto dalla collega Helen Winter (Sandra Hüller) il verbale di una riunione segreta dalla quale emerge chiaramente il vero piano del Führer: reclamare il proprio "spazio vitale" e conquistare l'intero vecchio continente.

La rischiosa missione di Paul, tenuto d'occhio dal minaccioso SS di alto rango Sauer (August Diehl), è passare quel memorandum a Hugh in modo che questi, già allertato dall'MI6, lo consegni a Chamberlain e il primo ministro non firmi l'accordo. Soltanto conoscendo le reali mire espansionistiche di Hitler, il governo britannico e il mondo intero sapranno quali sono le intenzioni del dittatore.

Frederic Batier / Netflix

George MacKay in una scena del film Monaco: sull'orlo della guerra
Tutta la preoccupazione sul volto di Hugh Legat, il giovane diplomatico inglese interpretato da George MacKay

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A chi sono ispirati Legat e Von Hartmann

Robert Harris si era già confrontato con la Germania nazista e le conseguenze della Seconda guerra mondiale, prima con l'inchiesta I diari di Hitler (sui falsi diari del Führer) e poi con Fatherland ed Enigma.

Hugh Legat e Paul von Hartmann sono personaggi nati dalla sua fantasia. Lo scrittore inglese ha tuttavia spiegato in un'intervista alla PBS di essersi ispirato a una personalità di spicco realmente esistita.

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Von Hartmann ricalca molto da vicino il diplomatico Adam von Trott zu Solz, l'avvocato cosmopolita di Potsdam che considerò incompatibili fin dall'inizio il nazismo e il patriottismo. Durante i suoi numerosi viaggi e incarichi all'estero, divenne dolorosamente consapevole dell'aggressiva politica estera nazionalsocialista (anche se, da buon nazionalista, pensava che la Cecoslovacchia non avesse diritto ad esistere) e della crescente persecuzione degli ebrei e delle altre minoranze.

Von Trott aveva frequentato il Mansfield College di Oxford e nel 1934 entrò a far parte della resistenza anti-nazista di Kreisau guidata da Helmuth Graf von Moltke. Nel 1939 si fece assumere al ministero degli Esteri per cercare alleati in Gran Bretagna e negli Stati Uniti nella lotta contro il regime: fu uno dei pochi diplomatici tedeschi della sua generazione a contrastare il Terzo Reich. In seguito al fallito attentato contro Hitler, Von Trott venne arrestato il 25 luglio 1944, torturato e infine giustiziato nella prigione di Plötzensee a Berlino il 26 agosto.

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Durante il periodo trascorso ad Oxford, Adam von Trott zu Solz incontrò e divenne amico di Alfred Leslie Rowse: anche se Harris ha chiarito che il personaggio di Hugh Legat è "una figura completamente inventata", c'è un curioso nesso con lo storico e poeta britannico.

Studioso dell'Inghilterra elisabettiana, nel corso degli anni Trenta Rowse fu un giovane socialista marxista (si candidò al seggio di Penryn and Falmouth, senza successo, con i laburisti), difensore dell'imperialismo britannico, fervente anti-tedesco ma strenuo fautore dell'appeasement di Chamberlain.

Il contrasto con Von Trott, in realtà, non nacque per ragioni politiche ma filosofiche: stando alle cronache dell'epoca, la loro amicizia non sopravvisse alle aspre divergenze sul pensiero di Hegel. Amante dei gatti e della sua terra natale, la Cornovaglia, Rowse è morto il 3 ottobre 1997 alla veneranda età di 93 anni.

Il complotto contro Hitler nel 1938?

È ormai passata alla storia ed entrata nell'immaginario popolare grazie al film di Bryan Singer l'Operazione Valchiria, l'attentato organizzato dal ceto aristocratico e da membri dell'esercito che nella tarda mattinata del 20 luglio 1944 doveva uccidere il Führer. Nel caso di Monaco: sull'orlo della guerra, si fa riferimento ad una cospirazione di ufficiali e funzionari anti-nazisti già nel 1938 per spodestare Hitler in un putsch, se gli alleati gli avessero tenuto testa alla Conferenza di Monaco.

In effetti è esistito davvero un protocollo segreto in cui Hitler esponeva i suoi piani di guerra: è noto come il memorandum di Hossbach. Il protocollo risale al 5 novembre 1937, quando il Führer radunò alcuni alti ufficiali per una conferenza presso la Cancelleria del Reich a Berlino. Hossbach era il nome del colonnello assistente militare di Hitler che scrisse la relazione non autorizzata di quel summit.

Adam Von Trott partecipò all'Operazione Valchiria e incontrò davvero Chamberlain, anche se non a Monaco ma a Chequers, la casa di campagna del primo ministro nel Buckinghamshire. Tuttavia quella riunione avvenne soltanto nel giugno del 1939 quando ormai era troppo tardi: Hitler aveva stracciato l'accordo di Monaco, occupato la Boemia e la Moravia e messo il mondo sulla strada della guerra. Nella storia reale, inoltre, gli ambasciatori della Cecoslovacchia inviati a Monaco furono banditi dalla conferenza che stava decidendo il loro futuro e dividendo il loro Paese.

Frederic Batier / Netflix

Jannis Niewöhner in una scena del film Monaco: sull'orlo della guerra
Il verbale segreto ottenuto da Von Hartmann esisteva davvero: era il memorandum di Hossbach

Neville Chamberlain fu davvero un eroe?

Il film di Schwochow si concentra sulla figura di Chamberlain, diventato il simbolo della politica rinunciataria e delle concessioni ai dittatori dell'Asse nell'illusione di evitare la guerra. La descrizione che Monaco fornisce del premier britannico è contrastante.

Lo storico Nigel Jones scrive su History Extra della BBC che il ritratto "pensieroso e sensibile" dell'"uomo con l'ombrello" (così era chiamato in patria il primo ministro per il suo look borghese e formale) come di un leader anziano e compassionevole che sacrifica la sua credibilità nel tentativo di salvare milioni di persone dagli orrori della guerra, è "gravemente fuorviante".

Il vero Chamberlain era un uomo vanitoso, vendicativo e incredibilmente arrogante, con una sublime – e illusoria – convinzione di poter superare Hitler.

Frederic Batier / Netflix

Jeremy Irons in una scena del film Monaco: sull'orlo della guerra
Chamberlain sventola trionfante il

Nemmeno quanto riporta il film sui titoli di coda – Chamberlain si dimise da primo ministro perché sommerso dalle critiche e morì nel 1940, ma almeno il tempo guadagnato con l'accordo di Monaco permise agli Alleati di prepararsi alla guerra – convince Jones. Lo storico sostiene che l'organizzazione delle difese aeree da combattimento della RAF messa a punto in quell'anno scarso faceva parte del programma di riarmo che Chamberlain stesso aveva approvato quando era stato cancelliere.

Chamberlain tornò a Londra accolto all'aeroporto da una folla festante e con un accordo salutato come un grande successo. Il primo ministro sventolò il famigerato "pezzo di carta" convinto di aver ottenuto una vittoria diplomatica e assicurando che non ci sarebbe mai stato bisogno di una guerra. L'illusione di potersi fidare di "Herr Hitler" si sarebbe infranta appena sei mesi dopo. Il sogno della "pace per il nostro tempo" si sarebbe trasformato di lì a poco in un incubo.

Dinanzi ai fatti, Monaco: sull'orlo della guerra fallisce nel fare di Chamberlain quello che #L'ora più buia ha fatto per Winston Churchill. Resta un Jeremy Irons in grande spolvero: l'attore è il sosia perfetto del vecchio Neville e pare nato per interpretare questo ruolo.

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