Il mostro di Loch Ness, la storia di Nessie tra verità e leggenda

Autore: Maico Morellini ,
Copertina di Il mostro di Loch Ness, la storia di Nessie tra verità e leggenda

Noi esseri umani siamo da sempre affascinati dai misteri. Da un lato leggende e miti ci disturbano a tal punto da spingerci a trovare una spiegazione scientifica, a risolvere con la razionalità ogni componente irrazionale. Dall'altro l'eccesso di conoscenza sembra limitarci, tarpare le nostre ali, confinare la nostra componente creativa e fantasiosa. Ed è in questi frangenti che cerchiamo l'inspiegabile, alimentiamo miti e leggende, li trasformiamo in qualcosa a cui possiamo e vogliamo credere. Da un lato la razionale certezza sull'impossibilità che nei nostri oceani esista ancora un pesce preistorico come il Megalodonte, dall'altra il romantico dubbio che nella più caratteristica Scozia, tra le gelide profondità di un suggestivo lago, possa sopravvivere un vero e proprio dinosauro.

Gregory J. Kingsley / CC Attribution-Share Alike 3.0
Il lago di Loch Ness

Siamo parlando ovviamente del lago di Loch Ness e di Nessie, il suo preistorico abitante. 

  • Il mistero del mostro di Loch Ness
  • Le immagini e gli avvistamenti celebri di Nessie
  • L'ipotesi del plesiosauro
  • Il mostro di Loch Ness esiste davvero?
  • Il lariosauro di Como
  • Nessie e il lago di Molveno

Il mistero del mostro di Loch Ness

Siamo nelle Highlands scozzesi, una delle più suggestive regioni dell'intero pianeta oltre che una terra magica, con una storia ricca e piena di tradizioni. La città di Inverness, capitale amministrativa di questa regione (oltre che una delle location del mitologico numero uno di Dylan Dog, L'Alba dei Morti Viventi), sorge sulla foce del fiume Ness ed è proprio seguendo il corso del fiume per una decina di chilometri che si arriva a Loch Ness.

Il lago di Loch Ness è uno specchio d'acqua dalla forma sottile, lungo circa trentasette chilometri e largo poco meno di due, che raggiunge la notevole profondità di quasi duecentotrenta metri. È da queste profondità, dagli abissi del lago, dalle grotte sommerse, dalle cavità prive di luce che emerge la leggenda senza tempo di Nessie, il mostro del lago. 

Nessie ha una storia antica. Si inizia a parlare di lui (o lei) verso la metà del sesto secolo dopo Cristo, quando Admnano di Iona riferisce della vicenda accaduta quasi cento anni prima al monaco irlandese San Columba. Columba, all'epoca di passaggio nei pressi del fiume Ness, assiste alla sepoltura di un uomo aggredito e ferito a morte da una bestia marina. Leggenda vuole che San Columba deciderà poi di affrontare la bestia attirandola in superficie usando un fedele come esca e scacciandola con queste parole:"Non andare oltre. Non toccare l'uomo. Torna indietro". Alcuni studiosi tendono a separare questa testimonianza dalla vera storia di Nessie perché Columba affrontò una creatura che viveva nel fiume e non nel lago ma altri invece considerano questo come il primo, vero avvistamento del mostro.

John Ashlam / CC 2.0
Il lago di Loch Ness

Per trovare nuove tracce dell'esistenza Nessie occorrerà aspettare più di un millennio. È infatti il 1871 quando un certo Mackenzie testimonierà di aver visto tra le acque dal lago una strana massa simile a una barca rovesciata svanire tra i flutti, immergendosi in un ribollire di schiuma e onde. Da lì in poi gli avvistamenti si faranno sempre più frequenti e dettagliati.  

Le immagini e gli avvistamenti celebri di Nessie

Gli avvistamenti riprendono il 22 luglio del 1933 quando George Spicer e la moglie testimoniano di aver visto un "animale straordinario" attraversare la strada davanti a loro e poi raggiungere il lago. Spicer descrive l'essere come una creatura dal corpo lungo circa otto metri, con un collo lungo dai tre ai quattro metri e privo di arti. Nel novembre di quello stesso anno Hugh Gray dà una svolta alla leggenda del mostro scattando a Nessie la prima fotografia.

Hugh Gray
La foto di Hugh Gray che ritrae il mostro di Loch Ness

L'immagine scattata da Gray mostra effettivamente qualcosa. Con un po' di immaginazione si possono notare un lungo collo e un corpo decisamente più spesso. A questi tempi le fotografie erano considerate prove inconfutabili e il pubblico degli anni '30 non aveva famigliarità con le fake news perciò anche se molti critici videro nella foto di Gray solo un cane che nuotava con un bastone in bocca, la maggior parte degli appassionati trovò in quello scatto la prova che cercava. Nessie esisteva veramente.

Il 1934 è l'anno della "foto del chirurgo". Lo scatto viene attribuito al ginecologo Robert Kenneth Wilson che mentre si trova sul lago di Loch Ness, immortala Nessie: è il Daily Mail a pubblicarlo il 21 aprile del 1934. Wilson preferisce non assumere ufficialmente la paternità della fotografia tanto che lo scatto diventa noto come la foto del chirurgo.

Robert Kenneth Wilson
La famosa foto del chirurgo

Questa foto è destinata a restare una delle raffigurazioni più popolari di Nessie fino al 1994 quando studi congiunti la identificano in via definitiva come un falso. L'oggetto alla base di questo inganno è un piccolo sottomarino modificato in modo da assumere le sembianze del famoso mostro marino. L'ideatore del piano mistificatore è Christian Spurling, amico di Wilson con un conto in sospeso con il Daily Mail: il piano di Spurling era di trarre in inganno il famoso giornale portandolo a pubblicare una foto falsa. Foto che però resterà considerata reale per i sessanta anni successivi. 

Daily Mail
La pagine del Daily Mail che svela l'inganno

Il 21 maggio del 1977 il mago sensitivo Anthony Shiels afferma di aver evocato dalle acque del lago la creatura misteriosa e documenta la sua impresa con una delle più dettagliate foto scattate fino a quel momento. Shiels si riferisce alla creatura chiamandola "calamaro elefante" e afferma che la foto ritrae il tronco del calamaro con un evidente occhio alla base del corpo. La mancanza di onde e la staticità della foto la derubricano in fretta al livello di ennesimo falso.

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Anthony Shiels
La versione del mostro di Loch Ness fotografata da Anthony Shiels

Dal 1934 al 2014 si susseguono gli avvistamenti molti dei quali però si rivelano falsi conclamati o degni di poca attenzione perché non supportati da prove concrete. Tra rilevazioni sonar anomale (la prima nel 1954, l'ultima nel 2011), falsi organizzati ad arte e denunciati come tali dagli stessi protagonisti (come quello del 2011 di George Edwards), tra foto satellitari (quella di Apple Maps del 2014) e improbabili video verità (come quello di David Elder del 2013), il mostro di Loch Ness resta un mistero sul quale scrivere la parola fine è molto difficile. Ma che cosa potrebbe essere davvero Nessie?

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David Elder
L'onda misteriosa fotografata e ripresa da David Elder

L'ipotesi del plesiosauro

Nel 1933, all'epoca del primo consistente avvistamento, Nessie viene identificato come un possibile plesiosauro sopravvissuto all'estinzione negli abissi gelidi del lago di Loch Ness. L'ipotesi è di certo affascinante e le somiglianze con il rettile acquatico un invito al quale risulta difficile resistere.

Mary Anning
Uno schizzo del plesiosauro

Ma diversi elementi ostacolano la scientificità di questa teoria. Il primo è prettamente biologico: i plesiosauri erano creature a sangue freddo e il lago di Loch Ness con i suoi 5,5 gradi centigradi di media è di certo troppo freddo per consentire la sopravvivenza del dinosauro nelle sue profondità. Il secondo è un motivo bio-meccanico: per un plesiosauro sarebbe impossibile sollevare il collo fuori dall'acqua come le fotografie del mostro suggerivano. Il terzo è una questione di puro tempismo: il lago di Loch Ness ha circa diecimila anni mentre l'ultimo fossile di plesiosauro risale a più di sessanta milioni di anni fa. Il quarto e ultimo è pura opportunità: i plesiosauri necessitavano di respirare uscendo dall'acqua e questo implicherebbe un numero di avvistamenti di Nessie decisamente superiore. 

Il mostro di Loch Ness esiste davvero? Ipotesi e ricerche sul campo 

A partire dal 1934, l'anno in cui gli avvistamenti acquistarono autorevolezza grazie alla foto di Hugh Gray, il lago di Loch Ness fu teatro di dettagliate e approfondite investigazioni con l'obiettivo di svelare finalmente il mistero del mostro.

Nel 1934 l'imprenditore Edward Mountain finanziò una ricerca armando venti uomini con binocoli e macchine fotografiche e disponendoli lungo tutto il perimetro del lago. Vennero scattate molte fotografie ma nessuna di esse fu ritenuta degna di interesse. Gli studiosi conclusero che i pochi avvistamenti erano da imputare a una o più foche grigie

Dal 1962 al 1972 il Loch Ness Phenomena Investigation Bureau (LNPIB) organizzò un monitoraggio costante da parte dei volontari membri del gruppo con lo scopo di raccogliere testimonianze concrete sulla possibile presenza di Nessie: i lunghi appostamenti condotti anche a bordo di un caravan di proprietà del LNPIB non rilevarono però niente di significativo.

Loch Ness Investigation Bureau
Alcuni membri del Loch Ness Investigation Bureau

Dal 1972 al 2008 l'eclettico inventore Robert Harvey Rines si mise a capo di approfondite ricerche condotte grazie all'utilizzo di particolari sonar in grado di escludere dalle loro letture le principali interferenze. Allo strumento fu affiancata una telecamera in grado di scattare foto a ogni contatto sonar. Nel corso degli anni vennero rilevati diversi movimenti anomali tanto da spingere il naturalista Peter Scott a classificare una nuova forma di vita, il Nessiteras rhombopteryx, per spiegare i misteriosi riscontri portati dagli strumenti di Rines. Nel 2008 lo stesso Rines, dopo lunghi anni di totale silenzio sonar, teorizza la possibile estinzione della creatura a causa forse del surriscaldamento globale. 

Robert Harvey Rines
La misteriosa creatura immortalata da Robert Harvey Rines

Nel 1987 inizia l'operazione Deepscan dove vengono impiegate oltre venti navi armate di sonar con lo scopo di scandagliare ogni parte del lago di Loch Ness. Alcuni contatti scatenano la curiosità degli analisti anche se inizialmente i rilievi vengono attribuiti a foche che potrebbero essere entrare nel lago dal mare, percorrendo le altri parti del canale di Caledonia. L'esperto sonar Darrell Lowrance però, analizzando in dettaglio i dati registrati dalle apparecchiature, si convince che c'è qualcosa nelle profondità del lago, qualcosa ben più grande di un pesce. Forse una nuova specie che aspetta di essere scoperta.

Kongsberg Maritime
L'immagine sonar registrata nelle profondità di Loch Ness

Arriviamo ai giorni nostri per quella che potrebbe essere l'indagine definitiva volta a scoprire se Nessie vive ancora nel lago. Dal giugno del 2018 il professor Neil Gemmell insieme alla sua squadra sta campionando le acque dal lago e catalogando tutte le tracce di DNA ambientale in esse contenute. L'obiettivo è quello di identificare ogni forma di vita presente a Loch Ness: se un rettile preistorico dovesse aggirarsi negli abissi del lago, Gemmell lo troverà. Lo scienziato prevede di poter rendere pubblici i risultati delle sue ricerche l'anno prossimo.

Ian Bremner
Delle foche nel lago di Loch Ness

Qualunque esito daranno le ricerce di Gemmell, a oggi nessuna prova è abbastanza convincente da confermare l'effettiva esistenza della misteriosa creatura. 

Il lariosauro del lago di Como

Anche in Italia, nella splendida cornice del Lago di Como (o Lario) si nasconde un preistorico mistero. Da anni si susseguono molti avvistamenti e nelle profondità del lago (il Lago di Como raggiunge i quattrocento metri di profondità) i sommozzatori hanno ritrovato caverne e anfratti con strani resti tra cui reti di pescatori e altri oggetti. Chi può averli lasciati?

Carnegie Museum of Natural History, Pittsburgh, Pennsylvania, USA
Il lariosauro fossile

Il lariosauro è un rettile estinto ben prima del plesiosauro a cui farebbe riferimento Nessie e alcuni fossili sono stati proprio ritrovati anche nei pressi del Lago di Como. L'ultimo importante avvistamento risale al 2003 quando un gruppo di pescatori afferma di aver visto una grossa creatura marina solcare le acque del lago. 

Nessie e il lago di Molveno

Ma se il mostro non esiste, perché non crearlo su misura? Questo è quando accaduto nel nostro lago di Molveno nel luglio del 2018. Un concorso organizzato ha spinto diversi artisti a inventare la migliore creatura che potesse adattarsi alla splendida cornice del lago e, perché no, diventare il simbolo del paese. Per alcuni giorni il Nessie made in Italy realizzato sulla base delle opere degli artisti è emerso dalle acque tra l'entusiasmo dei turisti accorsi per godersi la creatura nata dalla migliore mente creativa del concorso.

L'uomo ama sognare e se la realtà non basta, perché non aiutarla un po'? E voi, avete mai visto il mostro del lago?

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Un nuovo capitolo di Cloverfield è in lavorazione

Scopri chi è il regista del quarto capitolo di Cloverfield, la saga di fantascienza prodotta da J.J. Abrams cominciata nel 2008.
Autore: Mauro G. Pozzuoli ,
Un nuovo capitolo di Cloverfield è in lavorazione

J.J. Abrams è tornato a produrre un nuovo capitolo del franchise Cloverfield, come ha riportato Deadline. Il regista di Cloverfield 4, che segue The Cloverfield Paradox del 2018, sarà Babak Anvari, che vanta in curriculum diversi film horror e thriller. L'artista iraniano-britannico ha infatti diretto Under The Shadow - Il diavolo nell'ombra, che gli è valso il premio BAFTA al miglior regista esordiente nel 2016, e I Came By, thriller del 2022 disponibile su Netflix con Hugh Bonneville. 

Secondo un vecchio rumor Cloverfield 4 potrebbe essere il sequel del primo film, intitolato semplicemente Cloverfield, uscito nel 2008. Infatti i due capitoli successivi della saga cinematografica si erano discostati dagli eventi narrati nel primo film: 10 Cloverfield Lane del 2016 era un thriller psicologico che seguiva tre personaggi chiusi all'interno di un bunker, mentre The Cloverfield Paradox del 2018 (disponibile su Netflix) era ambientato nel futuro e riprendeva i temi della minaccia al pianeta Terra e della lotta per la sopravvivenza.  Dunque i due capitoli successivi a Cloverfield non hanno ripreso in modo sostanziale gli eventi del primo film, preferendo la narrazione di vicende connesse in maniera più indiretta. Cloverfield 4 potrebbe invece riprendere gli eventi proprio dal finale di Cloverfield, che dopo aver introdotto l'attacco di un enorme mostro venuto dallo spazio nella città di New York, si conclude con i due protagonisti, Ruth e Beth, che si sono rifugiati sotto un ponte mentre intorno a loro cadono delle bombe. L'ultima esplosione mette fine alle riprese della telecamera di Rob: Cloverfield infatti è un film che utilizza la caratteristica del found footage, ossia proporre un film che sembri un filmato amatoriale ritrovato.

Le opere del genere found footage hanno avuto un buon successo negli ultimi anni; ricordiamo in particolare uno dei capostipiti di questo tipo di film, The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair del 1999. Inoltre anche Paranormal Activity del 2007 ha riscosso un buon successo di pubblico. Non si sa al momento se anche Cloverfield 4 sarà realizzato con questa particolare caratteristica, ma secondo me potrebbe essere una buona idea, anche perché è un tratto distintivo del primo film della serie che gli dona una certa originalità.

Immagine di copertina da Cloverfield (Paramount Pictures)

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