Favolacce, Diodato, Benigni e il ricordo di Morricone: cosa è successo ai Nastri d'argento (e tutti i vincitori)

Autore: Elisa Giudici ,

Da Roberto Benigni a Diodato, tutti hanno una parola di ricordo o ringraziamento per Ennio Morricone, il geniale musicista, compositore e creatore di colonne sonore per il cinema scomparso a poche ore dalla 74esima edizione dei Nastri d'argento, il premio che insieme ai David di Donatello racconta ogni anno il cinema italiano. Quest'anno il film principe della serata è un lungometraggio importante, già amato e premiato alla Berlinale ma sfortunato al botteghino per la complessa in sala. Favolacce dei fratelli D'Innocenzo infatti doveva uscire ad inizio 2020 e ha conosciuto una distribuzione sofferta, tra primordiali tentativi di noleggio on demand a pagamento e un passaggio tardivo in sala in queste ore.

Tuttavia i Nastri d'Argento confermano l'impressione che si ha da tempo, ovvero che i D'Innocenzo siano destinati a entrare nel ristretto novero di autori italiani attivi nel circuito festivaliero europeo, in attesa di una possibile consacrazione ancora più importante dell'Orso d'argento a Berlino. I due fratelli conquistano anche il premio come miglior sceneggiatura, mentre il miglior soggetto va a un grande autore come Pupi Avati per il suo ritorno al horror con Il signor diavolo. 

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L'altro vincitore di serata è Matteo Garrone, che con il suo Pinocchio fa incetta di premi di peso, a partire dalla migliore regia. Le altre vittorie sono nelle categorie tecniche come montaggio, costumi, scenografia e sonoro. Senza dimenticare l'atteso premio per Roberto Benigni come miglior attore non protagonista.

Il comico, regista e attore si rifà così della mancata vittoria ai David (dove a stravincere fu Il Traditore di Marco Bellocchio). Già amatissimo all'estero, Matteo Garrone si conferma un autore affermato anche in Italia, capace di imporsi nei premi nostrani con film dal respiro fiabesco (Pinocchio, Il racconto dei racconti), genere solitamente poco battuto e amato dal nostro cinema.

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La capacità di mettere in risalto non solo il proprio talento, ma anche quello di chi collabora con lui viene ricordato anche dallo stesso Benigni:

Matteo è una persona meravigliosa: dal set con lui si esce sempre ricoperti d'oro.

Per il cinema italiano del futuro invece i Nastri scommettono su Marco D’Amore, premiandolo come regista esordiente con L'immortale, spin-off della serie Gomorra che segna il suo esordio al cinema.

La miglior commedia dell'anno invece è Figli di Giuseppe Bonito, tragicomico racconto delle difficoltà di essere genitori oggi in Italia tratto da un monologo di Mattia Torre. Lo sceneggiatore mancato nell'estate del 2019 viene ricordato da Paola Cortellesi, protagonista femminile del film. Sia Cortellesi sia Mastandrea - la coppia attoriale al centro del film - vincono anche come protagonisti maschili e femminili nella categoria comica. 

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Non sembra esserci spazio per un altro nome oltre a quello di Pierfrancesco Favino come miglior attore in Italia. Dopo i trionfi con Il Traditore, Favino vince anche il Nastro d'argento come protagonista di Hammamet, grazie all'incredibile stadio di mimesi raggiunto nel suo ritratto di un Bettino Craxi malato e in esilio. L'attore si è reso protagonista di un divertente siparietto baciando la conduttrice Anna Foglietta, sottolineando: "noi possiamo, siamo congiunti!". I due infatti sono da anni una delle coppie più affiatate del cinema italiano.

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Sul fronte femminile si ripete lo steso copione dei David: Jasmine Trinca è la miglior attrice protagonista per La dea fortuna. Nel suo discorso di ringraziamento l'attrice ha esortato i presenti e il cinema italiano in generale a scrivere più ruoli femminili di spessore e non gregari.

La miglior attrice non protagonista è invece Valeria Golino, con ben due ruoli. Uno nostrano e partenopeo in 5 è il numero perfetto, l'altro internazionale e raffinato come quello incarnato nel film in costume di Céline Sciamma Ritratto della giovane in fiamme. 

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Il 2020 si conferma l'anno della consacrazione per Diodato: dopo la vittoria a Sanremo e quella ai David, il cantautore salentino ha vinto anche il Nastro d'argento per la sua canzone Che vita meravigliosa, inserita nella colonna sonora di La dea fortuna. Dopo il ricordo di Ennio Morricone, il cantante ha spiegato di essere un grande appassionato di cinema e di immaginare in modo cinematografico anche il proprio lavoro musicale: 

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Mi piace scrivere musica pensando che ogni canzone possa essere la colonna sonora della vita di qualcuno.

Nel novero dei premi speciali, il Nastro alla carriera è andato a Toni Servillo, mentre il Nastro dell'anno al miglior filmsecondo il Direttivo con il Consiglio Nazionale va a Volevo Nascondermi, altra pellicola italiana premiatissima all'ultima Berlinale.

Volevo nascondermi Volevo nascondermi Toni, figlio di una emigrante italiana, respinto in Italia dalla Svizzera dove ha trascorso un’infanzia e un’adolescenza difficili, vive per anni in una capanna sul fiume senza mai cedere alla ... Apri scheda

Del film biografico sulla vita di Antonio Ligabue il protagonista Elio Germano ha detto:

Volevo nascondermi è inno alla fragilità. Siamo tutti un po' in conflitto con noi stessi, per cercare di dimostrare di essere più forti di ciò che siamo.

Tutti i vincitori dei Nastri d'argento 2020

  • Miglior film - Favolacce di Damiano e Fabio D’Innocenzo
  • Miglior regia - Matteo Garrone per Pinocchio
  • Miglior regista esordiente - Matteo D'Amore per L'immortale
  • Miglior soggetto - Il signor diavolo di Pupi Avati
  • Miglior sceneggiatura - Favolacce di Damiano e Fabio D’Innocenzo
  • Miglior attore protagonista - Pierfrancesco Favino per Hammamet
  • Miglior attrice protagonista - Jasmine Trinca per La dea fortuna
  • Miglior attore non protagonista - Roberto Benigni per Pinocchio
  • Miglior attrice non protagonista - Valeria Golino per Ritratto della giovane in fiamme e 5 è il numero perfetto
  • Miglior attore di commedia - Valerio Mastandrea per Figli
  • Miglior attrice di commedia - Paola Cortellesi per Figli
  • Miglior produttore - Agostino Saccà, Giuseppe Saccà, Maria Grazia Saccà per Favolacce e Hammamet
  • Miglior fotografia - Paolo Carnera  per Favolacce
  • Miglior montaggio - Marco Spoletini per Pinocchio, Villetta con ospiti 
  • Migliori costumi - Massimo Cantini Parrini per Pinocchio 
  • Miglior scenografia - Dimitri Capuani per Pinocchio
  • Miglior colonna sonora - Brunori Sas per Odio l'estate e Pasquale Catalano per La dea fortuna
  • Miglior canzone originale - Che vita meravigliosa di Diodato
  • Miglior sonoro in presa diretta - Maricetta Lombardo per Pinocchio

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Ha più di 130 anni, ma li porta benissimo: Pinocchio, il burattino di legno che voleva essere un bambino, continua a essere un’icona planetaria. Non male per un personaggio nato dall’immaginazione di uno scrittore toscano sul finire dell’Ottocento, le cui avventure risultano ancor oggi sorprendenti (drammatiche, talvolta crudeli) anche a un lettore moderno. Viene da stupirsi al pensiero di ciò che combina e subisce Pinocchio negli scritti di Collodi, al pensiero che il suo sia anche un racconto didattico per bambini.

A onor del vero, la storia nota a livello globale del burattino non è tanto quella di Collodi - già popolarissima a fine Ottocento - ma la versione del 1940 resa celebre dal classico ideato e prodotto da Walt Disney in persona. È cosa nota che le versioni animate dalla Casa del Topo, soprattutto agli albori dalla sua fondazione, fossero tutt’altro che fedeli. Pinocchio non fa eccezione e, pur conservando i tratti fondamentali del personaggio, viene ingentilito di molto nella sua trasformazione in cartone animato.

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