Non Sono un Assassino, la recensione: Scamarcio è l'insolito sospetto

Autore: Emanuele Zambon ,
Recensioni
3' 57''
Copertina di Non Sono un Assassino, la recensione: Scamarcio è l'insolito sospetto

Un alibi inesistente, un movente che gli inquirenti faticano a cogliere. Un caso di omicidio che coinvolge due amici di vecchia data, il primo ritrovato senza vita nel proprio studio, ucciso con un colpo di arma da fuoco che gli ha trapassato il cranio, l'altro indiziato numero uno perché l'ultimo ad aver visto in vita la vittima, l'unico ad essere presente sul luogo del delitto al momento giusto. 

Non Sono un Assassino, il film diretto da Andrea Zaccariello e tratto dal best-seller di Francesco Caringella, è un giallo dai contorni nebulosi che vede protagonisti il vice questore Francesco Prencipe - lo interpreta Riccardo Scamarcio - e il suo migliore amico, Giovanni Mastropaolo (Alessio Boni), assassinato forse perché aveva scoperto troppo su un'organizzazione criminale operante in territorio pugliese oppure fatto fuori proprio da Prencipe, principale sospettato dell'omicidio.

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La verità affiorerà solo alla fine del film, grazie ad un epilogo rivelatore dall'inevitabile colpo di scena.

Non Sono un Assassino, la recensione: Scamarcio è l'insolito sospetto

Dietro un noir dalle linee temporali contorte ma per nulla appesantite dal montaggio di Massimo Quaglia che si snoda per mezzo di frequenti flashback, vi è un intreccio nel cui mezzo si agita l'amicizia tra tre uomini (ai primi due si aggiunge l'avvocato alcolizzato Giorgio di Edoardo Pesce, chiamato a difendere in aula l'indiziato Prencipe), legati fin dalla giovinezza da un patto segreto e da un sentimento inscalfibile, sebbene le circostanze li abbiano costretti negli ultimi tempi a dividersi.

C'è quindi il presente, nero e deprimente, e un passato da ricostruire nel film di Zaccariello. A ripercorrere gli eventi è la mente del protagonista, in una continua altalena spazio-temporale che aiuta a decifrare le personalità delle parti in gioco, macchiate - tutte, nessuna esclusa - da fallimenti personali.

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Non Sono un Assassino, quindi, si snoda come un legal thriller (l'imputato che deve dimostrare la propria innocenza ad una PM, Claudia Gerini, decisa a farlo condannare all'ergastolo) ma è più un dramma rompicapo sulla fragilità delle relazioni umane, sulla sottile linea di demarcazione tra verità e bugia in cui un castello di carte costruito con abilità rischia di far condannare un innocente o, a seconda delle possibilità, di eludere la giustizia.

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Scamarcio nel film

Il film colpisce per l'atmosfera, pungente e sinistra, di una Puglia suggestiva e che sembra essere una terra maledetta. Il presente è in contrasto con i ricordi del protagonista che affiorano in modo continuo e sembrano riportare il personaggio di Riccardo Scamarcio prima ad una giovinezza perduta per sempre poi al recente passato segnato da una condotta morale discutibile (i tradimenti, il distacco mai chiarito del tutto dall'amico Giovanni). Il coup de théâtre finale rimescola le carte in gioco in un maniera che ricorda da vicino un cult come I soliti sospetti (in comune, tra i due film, vi è anche il continuo riferimento al diavolo e alla sua capacità di esprimersi attraverso la malvagità umana).

Su taluni aspetti, Non Sono un Assassino affascina con una messa in scena che lascia sempre aperto il campo al sospetto, forte anche di uno Scamarcio ormai definitivamente maturato, a suo agio col noir e più in generale col crime (si pensi a La verità sta in cielo e a Il testimone invisibile, film che presenta più di un punto di contatto con l'opera di Zaccariello). L'attore di Loro e Pericle il nero è il migliore di tutti: lavora per sottrazione, gioca con silenzi e sguardi, ha dalla sua un'ambiguità di fondo che rende impossibile identificarlo con l'innocente oppure con l'omicida. Gli altri personaggi sono meno sfumati, dal giudice schivo di Alessio Boni al mediocre avvocato di Edoardo Pesce. La Gerini, invece, è completamente sacrificata con un tono di voce afono, innaturale.

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Dove Non Sono un Assassino palesa qualche passaggio a vuoto è invece nei dialoghi, che appaiono spesso forzati, poco realistici, e in un utilizzo dei personaggi di contorno che rischia di appesantire l'intera struttura del film, mettendo troppa carne al fuoco. Zaccariello è bravo invece a non confondere mai lo spettatore con i continui switch temporali (il rischio c'era, perché i ricordi di Prencipe corrono a diversi momenti del passato) e dimostra grande feeling con la macchina da presa quando l'azione lievita, come nell'acrobatica scena nei minuti iniziali del film in cui si perfeziona un'operazione di polizia tesa a smantellare una rete criminale.

Una delle note felici arriva poi dalle musiche. Non sono mai invadenti, consentendo così di respirare fino in fondo l'aria di un giallo dai mille interrogativi. Se "Heart of Glass" dei Blondie rende patinata l'atmosfera noir (un po' come ne I padroni della notte), "The Great Gates of Kiev" degli Emerson, Lake & Palmer dona una vena malinconica all'intero gioco di simulazione e dissimulazione qual è Non Sono un Assassino.

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Commento

Nospoiler.it

65

L'ennesima buona prova di Riccardo Scamarcio, pienamente a suo agio col noir e col crime. Non Sono un Assassino è un legal thriller che gioca con la coscienza del protagonista e con i piani temporali.

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