Recensione Lost in Space 2, l'immensità dello spazio su Netflix

Autore: Andrea Guerriero ,
Recensioni
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Copertina di Recensione Lost in Space 2, l'immensità dello spazio su Netflix

Dal 1965 al 1968, Lost in Space riuscì a ritagliarsi un posto assai speciale tra le produzioni cinematografiche e seriali di genere fantascientifico.

In un periodo storico segnato dall'eccitazione per il futuro primo allunaggio e il comprensibile timore per l'atomica, l'ignoto e persino creature aliene, lo show conosciuto in Italia con il titolo Perduti nello Spazio si proponeva come uno sci-fi diverso, dal taglio più leggero - e con una punta di ironia -, ma non per questo meno affascinante. Per la sua epoca, caratterizzata da Cittadino dello Spazio di Joseph Newman e l'assai più inquietante Ai confini della realtà, l'avventurosa epopea della famiglia Robinson tratteggiava uno spazio più rassicurante, in cui sì permane il tema dell'odissea tra le stelle, ma senza solleticare le tipiche "paure" del pubblico americano del tempo.

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Netflix, dopo il fallimentare remake per il grande schermo degli anni '80, ha deciso di riproporre Lost in Space con un rifacimento nel 2018, che si è andato a collocare in un catalogo in cui grava la perdita un prodotto di qualità come The Expanse - poi salvato da Amazon Prime Video. Il risultato è stato altalenante, per una serie TV che è forse inciampata in troppe incertezze e ingenuità. E dal potenziale di sicuro non pienamente espresso.

Ora, Lost in Space riscalda di nuovo i reattori e si imbarca in un secondo viaggio con la Stagione 2, disponibile da Natale nel palinsesto del gigante dello streaming. Sarà riuscita a correggere la sua rotta?

Un viaggio a metà(no)

Ve lo diciamo fin da subito, Lost in Space 2 è un prodotto sicuramente maturato rispetto all'esordio, ma la sensazione che manchi ancora qualcosa per raggiungere l'eccellenza rimane durante tutto il corso della visione dei dieci nuovi episodi disponibili.

A sette mesi dagli eventi che hanno chiuso la prima season circa due anni fa, ritroviamo i Robinson dispersi su un pianeta alieno quasi inabitabile considerata l'alta concentrazione di metano nell'atmosfera. Qui, sono riusciti a costruire un rudimentale habitat sfruttando la loro Jupiter e mettendo a punto una serra che li possa aiutare a sopravvivere in un'atmosfera tanto tossica. L'obiettivo della famiglia di esploratori spaziali è però sempre quello di stabilire un contatto e magari tornare sulla Resolute, astronave madre del progetto di colonizzazione che ha il compito di trasportare l'umanità verso la sua nuova casa, Alpha Centauri. Una vera e propria impresa, quando i motori della tua navicella sono scarichi!

Nel frattempo, il piccolo Will (Maxwell Jenkins) è ancora intenzionato a rintracciare il misterioso robot con cui ha stretto un intenso legame di amicizia. Gli ingranaggi della trama vanno però ad innescarsi grazie a Maureen (Molly Parker), che propone al resto della famiglia di rendere la Jupiter una nave e solcare i mari galattici verso le tempeste elettriche che si stagliano minacciose all'orizzonte. Inizierà così una nuova, grande avventura che spinge i Robinson a riabbracciare i propri compagni, destinazione finale Alpha Centauri.

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La recensione di Lost in Space Stagione 2

E se è vero che nel primo ciclo di episodi di Lost in Space si soffriva per l'assenza di personaggi secondari dalla caratterizzazione vincente, gli sceneggiatori hanno ben pensato di renderli più solidi nella seconda stagione. Seppur i Robinson e i loro legami restino centrali, riavvicinarsi al resto dei colonizzatori dona all'intreccio narrativo un ritrovato gusto per la scoperta, rendendo i comprimari più determinati negli eventi che si andranno a consumare a schermo. 

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Si poteva comunque osare di più allargando il cast - si registra una sola aggiunta rilevante! -, soprattutto ora che si sono chiariti in maniera esaustiva le personalità e i rapporti tra i protagonisti nei - troppi - flashback del primo Lost in Space. Il rischio, che macchia in parte la produzione, è quello di incappare in risvolti già conosciuti, per un eccessivo riciclo delle solite situazioni

La scoperta e la crescita

Lost in Space 2 supera per coinvolgimento e compattezza la serie originale. La trama risulta molto più focalizzata, per un ritmo svincolato dai continui flashback della prima stagione, ora dal ritmo più serrato. Ogni puntata ha una struttura precisa, ed è determinante per l'avanzamento del racconto, mettendo pure sul piatto situazioni al cardiopalma, che sanno giocare con la sorte dei personaggi. Misteriose creature, scenari in cui il pericolo è costantemente alle porte e sfide da superare sono all'ordine del giorno, rendendo questa seconda stagione appassionante e più solida della precedente, grazie ad una continua esplorazione dell'ignoto.

Emergono più fluide le speranze e i timori dei protagonisti, senza però che la serie rinunci a sequenze di pura azione. I momenti morti sono ridotti al minimo, per una trama sicuramente godibile e capace di spingere lo show verso una maggior concretezza.

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Ignoto e scoperta in Lost in Space 2

Un risultato che si avvale pure del nuovo ambiente sociale a cui accennavamo, con le figure a muoversi sulla Resolute a raccontare - e di conseguenza valorizzare - il passato della stessa spedizione. Andremo a scoprire la verità dietro il viaggio verso Alpha Centauri, mettendo a nudo il meglio e il peggio dell'umanità in un turbinio di emozioni culminanti in un finale ben costruito e piuttosto spettacolare. Al netto, comunque, di alcune evidenti forzature narrative per far andare avanti la storia - e di cui non vi racconteremo per evitare spoiler. Sappiate solo che si tratta di coincidenze un po' goffe, decisioni scellerate e scelte troppo drastiche. Forse per far risaltare ancora una volta il nucleo famigliare dei Robinson, approfondito tra la fragilità di Penny, il senso di responsabilità di Judy e quello di estraniamento di Will, senza dimenticare il ruolo genitoriale di Maureen e John, pronti a difendere i propri figli ad ogni costo.

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A rendere il tutto ancora più godibile, è l'intera estetica fatta "sfilare" nella Stagione 2 di Lost in Space. Effetti speciali di prim'ordine si alternano a meravigliosi paesaggi densi di dettagli e popolati da stranezze, che riflettono tutte le bellezze della fantascienza. La serie Netflix si propone quindi come un incantevole spettacolo visivo, così come dovrebbe fare un'ambiziosa epopea sci-fi.

Giudizio finale

Metabolizzati gli scivoloni della prima stagione, Lost in Space "diventa grande" e imbocca la strada giusta. Gli autori, di ritorno sul catalogo di Netflix con una vividissima avventura dal sapore sci-fi, riescono a regalarci un intreccio più maturo e potente, raccontato per altro a ritmi più intensi e con una ritrovata compattezza generale. Seppur siano troppe le forzature legate allo svolgersi di particolari eventi. Questo riesce a far risaltare caratteri e relazioni della famiglia protagonista, reinquadrando il ruolo dei comprimari - a tratti però ancora troppo scialbi. Meraviglioso il comparto tecnico e artistico, mezzo con cui la fantascienza urla agli abitanti della Terra quanto lo spazio profondo possa essere attraente. 

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