Scream Queens: Recensione episodio 2x05. Chanel pour Homme-Icide

Autore: Redazione NoSpoiler ,
Copertina di Scream Queens: Recensione episodio 2x05. Chanel pour Homme-Icide

Se la prima stagione di #Scream Queens era in qualche modo inquadrabile in un genere, quello horror-demenziale, la seconda corre su binari molto più liberi e selvaggi, connotandosi sempre più come una forma ibrida, un patchwork trasformista di generi diversi.

Ci sono la commedia, l’horror, lo splatter, il surreale, il nonsense e qualche eco postmoderno e citazionista. Ma la cosa più lampante è che, in questa seconda stagione ancora più che nella prima, non ci sono regole nella sceneggiatura e nella non-evoluzione dei personaggi: chiunque può morire, chiunque può essere politicamente scorretto, chiunque può essere ucciso senza che nessuno pianga per lui.

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L’episodio precedente, Halloween blues, ci ha lasciato con la morte cerebrale (apparente?) di #Denise, uno dei personaggi chiave della serie, che il #decano Munsch decide di crioconservare.

Denise resusciterà?

Di certo non è da escludere, mentre #Chanel #5, colpita dal killer in organi non vitali, persevera con il trend “mai una gioia”: nessuno la considera, nonostante sia gravemente ferita, perché accanto a lei c’è un’altra persona che è quasi morta, mentre nell’altra stanza Green Meanie ha ucciso tutti i pazienti travestiti per la festa di Halloween (sia gli avvelenati che i non avvelenati).

La Munsch è costretta a chiamare le autorità ma questo le porta inspiegabilmente un grande vantaggio: fa conoscere il suo istituto al grande pubblico e i pazienti cominciano ad aumentare.

È proprio vero quel vecchio detto: non esiste la cattiva pubblicità.

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La camera criogenica del decano Munsch
I segreti di Cathy Munsch

Chanel Pour Homme-Icide, un episodio quasi completamente in rosa, presenta diversi scontri tra donne e, soprattutto, i “casting” di Chanel Oberlin – ora caduta in disgrazia e costretta a lavare padelle per i bisogni dei malati – che è decisa a reclutare nuove Chanel da bullizzare.

Che Chanel sia un ibrido tra una macchietta e un fumetto era già chiaro dalla prima stagione. E nella seconda stagione è ancora più cinica, grettamente e grottescamente modaiola e crudele, ma di una crudeltà piatta, senza evoluzione, in stile “è che mi disegnano così”.

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Chanel Oberlin e Chanel n°3 puliscono le padelle dei malati
Le Chanel alle prese con padelle e cateteri

Ecco perché il parossismo di scorrettezze e cattiverie è cucito addosso a Chanel come i suoi outfit di pelo o piume e il suo piano di trovare nuove Chanel da schiavizzare e – soprattutto – consegnare come esche da uccidere a Green Meanie non stupisce nessuno. Non stupisce neanche la composizione assolutamente weird delle nuove Chanel, reclutate dalle corsie mortali dell’ospedale C.U.R.E: ci sono due ragazze malate (una ha una strana sindrome, l’altra ha le espressioni facciali immobilizzate) e c’è Tristan, un psycofan delle gesta delle Chanel, tanto da aver scritto diverse fanfiction su di loro.

Le Chanel non sono altro che un costrutto sociale, un ensemble di personaggi, film, serie visti altrove. Il cliché del gruppetto femminile di serie A diventa un icastico ammasso di pelo, gomma, piume, pelle e vernice: gli outfit, sgargianti e maestosi, precedono le Chanel diventandone involucro e tratto distintivo: anche una ragazza oggettivamente poco attraente può essere una Chanel, con un boa al collo, una minigonna glitterata e un requisito fondamentale.

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Hester scopre che Chanel sta cercando nuove adepte
Hester e i casting delle Chanel

- Ti piacciono i soldi?
- Sì.
- Congratulazioni, sei una Chanel.

Persino un uomo può diventare una Chanel.

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Tristan – prima che sia ucciso dal serial killer con l’esca di un collier di Hermès – rappresenta la versione maschile di Chanel: il cosiddetto Chanel Pour Homme-Icide, il surrogato della protagonista da immolare come agnello sacrificale sull’altare del serial killer, l'assassino mascherato di verde.

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Tristan è la versione maschile delle Chanel
Chanel Pour Homm

Il focus dell’episodio è proprio la proliferazione delle Chanel, che vengono uccise longitudinalmente dalla periferia delle nuove reclute fino al cuore, formato dalle storiche Chanel #3 e Chanel Oberlin, che cercano appunto di proteggersi usando come scudi le new entry e la sfortunata Chanel #5.

Chanel #5 appartiene a una sottotrama sadica, che infligge bullismo, dolore e crudeltà all'anello debole del gruppetto. Che sia proprio lei la serial killer, vessata continuamente dalle cattiverie delle altre?

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Chanel #5 in convalescenza dopo essere stata attaccata da Green Meanie
Chanel - Mai una gioia - n°5

La furia di Green Meanie, che si accanisce sulla vittima di turno (e la scena è davvero per stomaci forti!), è stata controbilanciata in questo episodio dalla leggerezza del “caso della settimana”: la sindrome dell’accento straniero, che ha colpito un’interprete delle Nazioni Unite fino a rivelarsi contagiosa e attaccare il dottor #Cassidy Cascade, il dottor #Brock Holt e #Chanel #3.

I siparietti citazionisti (quando i personaggi assumono un accento, gli altri d’impulso lo ricollegano a un film o a una serie). Che sia una metafora per indicare quanto ormai l’essere umano sia composto da quello che vede in uno schermo?

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Il dottor Brock Holt cambia continuamente accento in Scream Queens
Fioccano citazioni in Scream Queens

Un altro catfight incrociato è quello tra le Chanel e la Dottoressa #Ingrid Hoffel, che le maltratta per essere poi rimproverata e licenziata dal decano Munsch. Ma la Hoffel non si fa alcuno scrupolo a ricattarla, mantenendo inalterato il proprio ruolo e la tensione all’interno delle corsie.

Il decano s'inserisce nella schiera dei personaggi da fumetto senza nessuna evoluzione: com'era ipocrita e attenta alle apparenze nella prima stagione, nella seconda conferma sé stessa e in più (ri)scopre anche una vena erotica: apprendiamo particolari che forse non avremmo voluto sapere.

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Chanel Oberlin e le rivelazioni sul decano Munsch
Le abitudini della Munsch
Attenzione Spoiler!
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Ultimissimo colpo di scena finale: scopriamo che Cassidy Cascade è il figlio di Jane Hollis, la moglie del paziente ucciso nell’antefatto halloweeniano. #Zayday riesce a localizzare la donna che però decide di mentirle, allontanandola da casa sua. La Hollis non sembra equilibratissima, ma il figlio appare piuttosto solerte nei suoi confronti nonché succube di lei. Sicuramente Cassidy è coinvolto con i delitti, ma probabilmente questa scoperta lo esclude dalla possibile rosa degli assassini.

Ed #Hester? E se Red Devil fosse anche Green Meanie? Sarebbe una conclusione inaspettata, ma non per la sregolatezza narrativa di Scream Queens. Il sorriso sul volto della serial killer, agghindata in negligé celeste per il pigiama party in ospedale, fa pensare a una chiara responsabilità rispetto alla morte della vittima attratta dal luccichio di un gioiello Hermès.

Che ne pensate di questo episodio? Vi è piaciuto?

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