Suspiria di Dario Argento: tutti i segreti della colonna sonora

Autore: Francesco Nespoli ,
Copertina di Suspiria di Dario Argento: tutti i segreti della colonna sonora

Dario Argento debutta nel genere horror con Suspiria, pellicola del 1977, con cui riesce quasi a replicare il grande successo che aveva raggiunto con Profondo Rosso (1975), catalogabile ancora nella sfera del thriller. Se, infatti, il pubblico accoglie positivamente il film, è la critica italiana a dividersi, perlopiù pubblicando recensioni negative. Nonostante questo, comunque, si tratta dell'apice della carriera del regista romano.

Il film entra immediatamente nell'immaginario orrorifico dell'epoca, ponendosi come una delle prime opere ascrivibile all'espressionismo cinematografico. Un espressionismo molto marcato facilmente rintracciabile nelle scelte scenografiche, basti pensare ai colori intensi (rosso e blu su tutti, in omaggio al suo maestro Bava) o alle maniglie delle porte volutamente posizionate più in alto, e in quelle registiche, per esempio la complicata scena del delitto iniziale.

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Seda Spettacoli
Una scena tratta dal film di Dario Argento, Suspiria
In questa inquadratura è possibile notare l'uso intenso del rosso e del blu e il dettaglio della maniglia posizionata più in alto per riprodurre il punto di vista di un bambino

Ma a conferire gran parte della portata sperimentale e gran parte del successo è indubbiamente la colonna sonora. Basti rileggere la recensione del critico Morandini che, all'epoca, dopo aver evidenziato i punti deboli della pellicola, a cominciare dalla totale mancanza di logica narrativa, si sofferma sulle musiche dei Goblin che riescono a riprodurre quell'atmosfera angosciante e terrificante tipica del genere, coinvolgendo appieno lo spettatore.

Per il gruppo progressive rock si tratta della seconda lavorazione con Dario Argento, dopo Profondo Rosso. Vista l'ottima riuscita del primo esperimento, il regista non esita a richiamarli per Suspiria. La colonna sonora, così, non solo ricopre il ruolo di musica d'accompagnamento del film ma diventa parte integrante di esso. La trama si snoda parallelamente alle melodie angoscianti dei Goblin, cariche di significato che s'immergono perfettamente nel cinema espressionista.

Uno dei segreti principali della colonna sonora risiede nell'intenso lavoro di sperimentazione che il gruppo ha svolto durante le riprese del film, confrontandosi costantemente con lo stesso Dario Argento. Un lavoro lungo dettato dalla volontà di presentare qualcosa di diverso sulla base di un tema abusato nel genere horror, ovvero quelle delle streghe. Da qui la necessità di spingersi oltre e sperimentare campi ancora non battuti.

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La copertina della colonna sonora di Suspiria realizzata dai Goblin
La colonna sonora di Suspiria per il 40° anniversario

I Goblin partono essenzialmente da due punti per comporre la colonna sonora. Il primo riguarda il tema che trae ispirazione direttamente dal terrificante e sincopato respiro della regina nera, Elena Markos. Il secondo, invece, coinvolge l'utilizzo di un preciso strumento che, come ha ricordato il chitarrista Morante, sembra fatto apposta per Suspiria. Stiamo parlando del bouzuki, un mandolino greco che, proprio per la sua origine, richiama inevitabilmente la stessa Elena Markos, ellenica anch'essa (dettaglio importante). Inoltre, sempre utilizzando le parole di Morante, il bouzuki è dotato di un riverbero così intenso da adattarsi perfettamente alla melodia di Suspiria, facilmente rintracciabile nella title track.

Colonna sonora di Suspiria: la tracklist

  1. Suspiria
  2. Witch
  3. Opening to the Sighs
  4. Sighs
  5. Markos
  6. Black Forest
  7. Blind Concert
  8. Death Valzer

Su questi due punti fondamentali, i Goblin hanno costruito la spettrale e sperimentale colonna sonora di Suspiria, i cui principali esempi sono i primi due brani: Suspiria e Witch. Il primo di questi fonde alla perfezione il prog classico dei Goblin calato nell'ambientazione stregonesca e cupa del film. Il segreto, oltre nell'uso, come abbiamo ricordato prima, del bouzuki, è la voce sibilante e criptica di Simonetti che accompagna l'arpeggio iniziale del piano elettrico Rhodes e le evoluzioni successive. Si sente indistintamente quel magnetico, infantile e pauroso "la-la-la", seguito da parole incomprensibili, perché biascicate, come appartenessero a una lingua diabolica, inframezzato dal più chiaro e ripetuto "witch". Piccoli dettagli che hanno contribuito a fare di Suspiria uno dei brani simbolo dei Goblin e del cinema horror.

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Mentre il secondo, Witch, si delinea come uno dei brani più evocativi della colonna sonora. La band ha saputo riprodurre con un uso particolare del basso e i deliri vocali di Simonetti sia l'aspetto emotivo sia l'ambientazione della scena a cui il brano è legato: la fuga disperata di Patty nel bosco.

In conclusione, il segreto principale di questa colonna sonora si può riassumere nella sua perfetta adesione al film. Due opere, pellicola e colonna sonora, che non possono essere scisse e che non possono vivere separatamente.

Ora, in attesa del remake di Luca Guadagnino, resta da vedere se Thom Yorke sia riuscito a replicare la magia che i Goblin hanno saputo creare 40 anni fa.

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