The Chicago Code: un manuale con le regole per un grande poliziesco

Autore: Chiara Poli ,

Shawn Ryan non è uno qualunque. Il suo nome fa parte dell'elenco dei produttori e degli sceneggiatori televisivi più rispettati nell'ambiente. Eppure #The Chicago Code, la serie che aveva creato dopo il grande successo di The Shield, è stata cancellata dopo una sola stagione.

Le ragioni? I cambiamenti del gusto dei telespettatori e il genere principale di appartenenza, il poliziesco, che dopo decenni di successi ha iniziato a scricchiolare. The Chicago Code, che FOX sta ritrasmettendo dopo averlo fatto conoscere al pubblico italiano in prima visione, è vittima di un grande cambiamento.

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Le parole di Kevin Reilly, dirigente alla Fox all'epoca della cancellazione, ne sono la prova. Quando Reilly chiamò Ryan per annunciargli che la sua serie non avrebbe avuto un seguito, gli disse:

Penso che ci sia in atto un grosso cambiamento nel panorama televisivo. E non necessariamente nel verso giusto.

Non posso che essere d'accordo con lui, se una serie che applica alla perfezione le regole per costruire un grande poliziesco viene cancellata senza troppi ripensamenti.

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Dopo le vicende di The Shield, la corruzione nella polizia e nell’amministrazione pubblica in genere si sposa ancora con le sfide quotidiane di chi rischia la vita fra mille difficoltà. E si affianca ad appassionanti casi su cui indagare. In The Chicago Code i personaggi, dai politici corrotti agli agenti di polizia che si barcamenano fra carenza di equipaggiamento e colleghi che chiudono un occhio troppo spesso, sono tutti ben tratteggiati.

Il sovrintendente Teresa Colvin (un'ottima Jennifer Beals) è il simbolo della volontà di fare il proprio dovere senza scendere a compromessi. Il detective Jarek Wysocki (Jason Clarke) invece rappresenta l’uomo onesto che a compromessi è costretto a scendere, per sopravvivere in strada, ma con l’intelligenza finisce per far fruttare anche il compromesso: la sua anima non è in vendita. La sua integrità non è in discussione. Non se riferita all’orizzonte immorale e degradato che fa da punto di riferimento in una Chicago marcia fino al midollo, almeno.

The Chicago Code applica tutte le regole del poliziesco perfetto: un sistema corrotto con uomini d’onore che lo combattono dall’interno; il detective esperto che si muove con perizia fra le strade insidiose della città, affiancato dall’agente novellino che deve ancora imparare tutto, soprattutto ad applicare la legge in modo “adeguato alla situazione”. Personaggi che si guadagnano il rispetto dei colleghi e l'affetto dei telespettatori con i fatti, più che con le parole, com'è giusto che sia in un poliziesco.

The Chicago Code si potrebbe definire l’equivalente poliziesco di The Newsroom: una riflessione continua sui mali della nostra società attraverso le voci incrociate di personaggi con storie, approcci e caratteristiche molto diverse. E, sebbene non abbia avuto il tempo di portare a compimento il suo progetto, vale la pena di vederla e rivederla. Per mettersi sotto gli occhi un esempio concreto di come si fanno i grandi polizieschi in TV.

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Autore: Francesca Musolino ,
La depressione dei lavoratori Marvel per la Saga del Multiverso è più che giustificata

Da oltre un decennio attraverso il Marvel Cinematic Universe, ci siamo appassionati nel vedere anche sullo schermo i supereroi di carta, che da sempre ci hanno regalato grandi emozioni con le loro storie a fumetti.
Tanti racconti diversi, su quelle che da semplici persone comuni, per svariati motivi da un giorno all'altro si sono ritrovate ad avere superpoteri e abilità particolari.
Ed ecco quindi che possiamo vedere Iron Man sfrecciare nel cielo con le sue armature, Thor mentre si teletrasporta da un mondo all'altro, Wanda che altera la realtà costruendo scenari immaginari e Wasp che si rimpicciolisce o ingrandisce ogni volta che una situazione lo richiede.
Ma affinché tutto questo sia possibile, dietro c'è un grande lavoro fatto da altri tipi di eroi: gli eroi invisibili.

Come spettatori, siamo da sempre abituati a ricevere il prodotto finito, giudicando solo ciò che vediamo sullo schermo.
Ma poche volte ci soffermiamo a domandarci quante persone, quante ore di lavoro, quanti sacrifici siano stati impiegati su ogni singolo pixel; perché un puzzle, per essere completo, ha bisogno di ogni suo pezzo al posto giusto.
Questa è una regola che vale in ogni ambiente e in ogni contesto. Ma purtroppo l'era del consumismo ci ha abituati a essere troppo superficiali; e con la scusante de "il cliente ha sempre ragione", valutiamo soltanto i contenuti finali, senza mai fare un percorso a ritroso per capire la storia che c'è dietro a quel contenuto. 
Ed è proprio sul binomio domanda-offerta che ruotano il mondo dell'economia e di tutti i settori annessi, incluso quello dell'intrattenimento. Perché è chiaro che se il consumatore non ottiene ciò che vuole, si rischia un flop; e di conseguenza, va sempre accontentato.

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