The Dark Pictures Anthology: Little Hope, recensione - la città delle streghe

Autore: Silvio Mazzitelli ,
Recensioni
5' 48''
Copertina di The Dark Pictures Anthology: Little Hope, recensione - la città delle streghe

Dopo l’esperienza dell’anno scorso con Man of Medan, la serie creata da Supermassive Games ritorna a distanza di circa un anno con una nuova avventura horror. Questa volta ci troviamo di fronte a The Dark Pictures Anthology: Little Hope, storia che cambia totalmente ambientazione, passando dalla lugubre nave vista nel primo episodio della serie a una cittadina avvolta dalle nebbie, che in passato è stata luogo di una tragedia legata alla caccia alle streghe.

Per chi fosse un neofita di questa saga, The Dark Pictures Anthology è un progetto creato da Supermassive Games, autori in passato dell’ottimo horror Until Dawn pubblicato da Bandai Namco. La saga è iniziata con Man of Medan nel 2019, e Little Hope, uscito il 30 ottobre su PlayStation 4, Xbox One e PC è il secondo episodio. Gli sviluppatori hanno riferito che il loro scopo è quello di creare un’antologia horror videoludica che analizzi diversi archetipi di questo genere, dove ogni episodio ha una storia slegata da quello precedente. Scopriamo dunque tutti i dettagli sulla seconda storia: Little Hope.

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Indice

Caccia alle streghe

Anche la seconda avventura horror di Supermassive Games ci viene introdotta dal Curatore, personaggio misterioso interpretato dal bravissimo attore Pip Torrens, la cui presenza fa da filo conduttore a tutta la saga di The Dark Pictures Anthology. Little Hope è ambientato in America: un gruppo di quattro studenti universitari, insieme al loro professore, sta andando in gita proprio nella cittadina che dà il nome al videogioco. Il pullman su cui viaggiano ha però un incidente e il gruppo si risveglia in un abitato avvolto nella nebbia; qui iniziano ad accadere cose molto strane e tendenti al sovrannaturale, tanto che ad un certo punto i protagonisti si ritrovano nel passato, precisamente nel 1692, mentre è in corso un vero e proprio processo alle streghe.

La struttura narrativa di Little Hope è meno vincolata a eventi reali come succedeva in Man of Medan, la cui trama era legata strettamente a un evento realmente successo. Qui, nonostante l'ispirazione a tragici eventi del passato, c’è molta più libertà nel descrivere un racconto che è fondamentalmente di fantasia. Come nel primo capitolo, la storia varierà molto a seconda delle nostre scelte e di come decideremo di far rapportare i personaggi tra loro. In questo caso non esiste spoiler da fare sulla sorte dei protagonisti, dato che, a seconda delle scelte del giocatore, sarà possibile sia far morire che salvare tutti.

Bandai Namco
Little hope personaggi

La sceneggiatura risulta più confusionaria e anche dopo aver risolto i principali snodi narrativi giocandolo più volte, restano diverse domande senza risposta, con alcune scelte che non hanno molto senso. I cinque protagonisti, guidati dalla presenza dell’attore Will Poulter (già visto in Revenant – Redivivo e Maze Runner), non hanno il tempo necessario per formare un legame particolarmente profondo con il giocatore e questo è anche dovuto al fatto che caratterialmente non risultano troppo riusciti.

La storia, che rimane il fulcro dell’esperienza, è comunque piuttosto godibile nonostante questi difetti, anche grazie all’elevata rigiocabilità; bisogna però ammettere che l’esperienza di Man of Medan da questo punto di vista era leggermente meglio riuscita. Un plauso va però alla minore presenza di “jump scare” e a una maggiore enfasi posta sull’atmosfera inquietante dell'ambientazione. La fonte d’ispirazione, come ammesso dagli stessi sviluppatori, è chiaramente Silent Hill con le sue angoscianti atmosfere, qui omaggiate dalla cittadina di Little Hope, che cerca di spaventare il giocatore in modo diverso, riuscendoci bene, anche se è ben lontana dal livello del capolavoro di Konami.

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Fare la scelta giusta

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Bandai Namco
Little Hope streghe

Per quanto riguarda la struttura ludica di Little Hope, questa non differisce molto da Man of Medan. Per chi non lo conoscesse, lo si potrebbe quasi definire un’avventura interattiva. Il giocatore vive la storia attraverso i vari personaggi e le fasi di gioco sono sostanzialmente divise in tre punti: l’esplorazione, che ci consentirà di scoprire nuovi dettagli sulla storia del gioco e trovare anche dei collezionabili, tra documenti e altro, che spesso ci daranno ulteriori informazioni sul background narrativo; i dialoghi, in cui si dovranno fare delle scelte che potranno cambiare radicalmente la trama e il destino dei personaggi; infine, i QTE, o quick time event, sequenze d’azione in cui bisognerà premere il pulsante mostrato su schermo il più velocemente possibile o nel momento giusto, per fare in modo che il nostro personaggio abbia successo nell’azione svolta, salvandogli così la vita (fallire potrebbe infatti causare addirittura la morte del personaggio utilizzato).

Questi tre aspetti principali sono presenti anche in Little Hope, con qualche miglioramento rispetto a Man of Medan. Ora i QTE sono stati semplificati e sarà concesso più tempo per premere i giusti pulsanti indicati su schermo. L’altra novità è che in queste fasi concitate potremo controllare più di un personaggio, infatti il gioco ci farà impersonare chiunque venga attaccato o sia coinvolto nell’azione. Questo trasmetterà al giocatore un maggior senso di pericolo.

Bandai Namco
Little Hope Gameplay

L’aspetto più interessante del titolo è comunque la sua rigiocabilità. È difficile quantificare le variazioni presenti nel titolo, che sono molte a seconda di ogni scelta fatta. Di base però esistono tre diversi finali, ognuno poi con diverse sfumature a seconda dei personaggi sopravvissuti o meno. Anche in questo secondo capitolo capiterà di veder morire alcuni personaggi per scelte fatte molto prima, cosa che probabilmente non piacerà a tanti, ma che troviamo stuzzicante, anche per poi provare a fare una nuova partita così da capire dove si è deciso il destino di uno dei nostri eroi.

A queste varianti aggiungete il ritorno del multiplayer cooperativo, presente nelle stesse modalità di Man of Medan. Sarà infatti possibile giocare sia con degli amici in locale, passandosi il pad a seconda del personaggio interpretato da ciascuno, sia online con un amico. La modalità online è molto particolare, perché se quella locale non presenta variazioni nella trama, questa invece permette di rivivere la storia in maniera un po’ diversa, con nuove scene esclusive pensate apposta per questa esperienza.

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Bandai Namco
Little Hope caccia alle streghe

Tecnicamente il titolo, realizzato con l’Unreal Engine, ha una veste grafica molto simile a quella vista in Man of Medan. Gli attori, catturati tramite Motion Capture, sono riprodotti in maniera molto dettagliata, con qualche piccola sbavatura nelle animazioni facciali, ma nel complesso il lavoro svolto è molto buono. Ben fatto anche il doppiaggio in italiano presente all’interno del titolo.

Il verdetto

Prodotto Consigliato 20.98€ da Amazon 19.90€ da Namco

The Dark Pictures Anthology: Little Hope è un degno proseguimento del primo episodio dell'antologia dell’orrore videoludica. Il gioco pecca maggiormente sul piano della sceneggiatura rispetto al primo capitolo, anche con personaggi poco riusciti nella caratterizzazione. L’atmosfera della cittadina avvolta tra le nebbie riesce a trasmettere comunque il giusto senso d’inquietudine, inoltre i miglioramenti al gameplay, soprattutto sui QTE, sono un buon passo avanti per la serie. Il miglior modo di godere di Little Hope resta comunque il multiplayer, che sia in locale che online riesce a dare molte più emozioni rispetto all’avventura giocata in singolo.

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75
Little Hope è un horror che convince per le atmosfere, ma meno per la sceneggiatura. In multiplayer però è un'esperienza rara da trovare nel panorama videoludico.
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