The Passage: la lotta disperata dell'uomo nel finale di stagione

Autore: Chiara Poli ,

Conseguenze. Le terribili, atroci, inevitabili conseguenze delle proprie azioni: ciascuno ha dovuto farci i conti, quando è iniziato il nuovo mondo. Ed è successo in un attimo, nell’istante in cui le gabbie dei virali sono state aperte. Faccia a faccia con Lacey, Jonas Lear ci chiarisce in fretta la situazione: il ritmo di moltiplicazione dei mostri e di morte scatenato da Fanning e dai suoi.

Jonas Lear sa che il mondo è finito, così come Lacey sa che non può scegliere la via più facile: per lui, l’uomo che ha dato inizio a tutto questo, c’è del lavoro da fare. Togliersi la vita sarebbe troppo semplice. Ci dice questo il finale di stagione di #The Passage, che i lettori del romanzo di Justin Cronin riconosceranno come un punto di partenza di una storia affascinante e spaventosa.

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La felicità dove non te l’aspetti

Mentre il mondo finisce, la gente muore e migliaia di bambini restano orfani - o peggio - Amy e Brad Wolgast vivono alcuni fra i giorni più felici delle loro vite. Come padre e figlia, nascosti in Oregon, al sicuro - in una casa sul lago isolata se non per altre case sul lago, naturalmente abbandonate. 

Amy, Brad e Lila scoprono insieme come avrebbero potuto essere le loro vite. Si esce per fare provviste e aggiornarsi sull’andamento dell’epidemia, per il resto si gioca a fare la famiglia felice. In un’imitazione di realtà molto ben riuscita.

In solo un mese, però, molte città principali sono già state prese. I virali - lo capiamo da come si comportano e da ciò che dicono - escono al buio. Alla luce del sole, si è al sicuro. Ancor più se si ha un vicino come Bob, armato e con gli occhi sempre ben aperti. Ma non basta. I virali tornano a casa, nei posti da cui provengono. O nei posti in cui ci sono le persone che vogliono uccidere… 

Passaggi obbligati

Il panico, l’uso della forza da parte di chi cerca di contenere l’epidemia, gli equivoci e la paura di chi deve separarsi dai propri cari. La paranoia su chi è infetto e chi non lo è, la legge marziale: tutti i passaggi obbligati di film e serie post-apocalittici su un virus che distrugge (o trasforma) il mondo, inclusi i tentativi dell’uomo di impedire che accada, fanno parte dell’ultimo episodio di The Passage.

Clark Richards è fra i comandanti del posto in cui vengono riuniti e tenuti al sicuro, come meglio si può, i sopravvissuti civili.  Lear è ricercato e solo l’aiuto di Lacey gli permette di avere accesso a un laboratorio per replicare l’antivirus sintetizzato da Nichole Sykes.

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Passaggi obbligati, già. Jonas ha bisogno di Amy e del suo sangue per realizzare la cura, Shauna Babcock - che gli ha salvato la vita - ha bisogno di sangue. E Richards glielo fornisce consegnandole soggetto pericolosi, delinquenti, criminali. Autonominatosi giudice e giuria, condannando a morte chi ritiene lo meriti… Per tenere in vita, ironia, una vita che di umano non ha più nulla.

Intanto, forse Lila può aiutare. Nel suo sangue c’è la prova della cura, così decide di dirigersi verso il CDC. Amy e Brad restano soli, e Tim Fanning ne approfitta immediatamente…

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The Passage: Clark Richards nell'ultimo episodio
The Passage: Clark Richards nel finale di stagione

L’Osservatore e la Cacciatrice

Amy è la prescelta. Come Buffy, si erge contro i vampiri, i demoni e le forze del male. In un parallelismo con la storia della ragazza che avrebbe salvato il mondo, Brad Wolgast è come Giles: addestra la sua protetta e le insegna tutto ciò che sa. Incluso come fare a cavarsela senza lui.

Ma Fanning è in agguato e infetta Bob. Il destino di Brad Wolgast è segnato, e a quel punto Amy non ha che una scelta: uccidere. Dare sfogo al mostro nascosto dentro di lei, che non avevamo ancora visto, in nome dell’amore per l’uomo che le ha fatto da padre, mentore ed esempio. Il mondo è spacciato. Gli altri Paesi, dopo la caduta del CDC, sono pronti a bombardare gli USA per evitare che il contagio si diffonda oltre i confini. 

Lear testa la cura su di sé, mentre Amy dà a Brad il suo sangue ma non può restargli accanto. Non può affrontare il suo sguardo.

97 anni dopo, fra le rovine di un mondo ormai perduto, Amy è ancora una ragazzina. Ha vissuto a lungo, sempre cercando lui. L’agente. L’unica speranza per la ragazzina che rappresenta l’unica speranza per l’intera razza umana. Dietro le mura che Amy avvicina c’è un nuovo mondo. Lo scopriremo presto?

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Blonde, il film su Marilyn Monroe è un'esperienza surreale [RECENSIONE]

Leggi la recensione del lungometraggio Blonde dedicato alla vita di Marilyn Monroe, disponibile su Netflix dal 28 settembre 2022.
Autore: Giuseppe Benincasa ,
Blonde, il film su Marilyn Monroe è un'esperienza surreale [RECENSIONE]

La prima cosa da sapere prima di guardare su Netflix Blonde è che questo è in tutto e per tutto un film e non un documentario sulla vita di Marilyn Monroe. Quindi i fatti, narrati dallo sceneggiatore e regista Andrew Dominik e basati sul romanzo omonimo di Joyce Carol Oates, "prendono in prestito" dalla vita della bionda più famosa del cinema alcuni momenti di vita personale e pubblica. Su di essi è stata costruita una storia drammatica e in parte sconvolgente, soprattutto per chi si è sempre fermato all'abbagliante immagine di Marilyn Monroe senza documentarsi oltre.

Blonde ha lo scopo di portare alla luce la doppia vita di Marilyn: la star bella e appariscente e la donna estremamente fragile che le ha dato vita. Marilyn Monroe nasce come Norma Jeane ma le due personalità sono completamente all'opposto, separate da pensieri, atteggiamenti e parole. Norma è una bambina cresciuta senza un padre e con una madre rancorosa, lei è sempre stata una donna sola mentre Marilyn è sempre stata circondata da ammiratori, fotografi e amanti. Norma Jeane non ha mai avuto un vero e proprio disturbo dissociativo della personalità, o almeno non le è mai stato diagnosticato, ma il distacco emotivo vissuto da Norma verso Marilyn è stato sempre più forte e forse decisivo anche nella sua dipartita.

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