The Spy: storia vera e miniserie Netflix a confonto

Autore: Rina Zamarra ,
Netflix
4' 34''
Copertina di The Spy: storia vera e miniserie Netflix a confonto

#The Spy ha riportato alla ribalta internazionale il nome di Eli Cohen, considerato la migliore spia del Mossad. Agendo sotto copertura, infatti, Eli riuscì a infiltrarsi in Siria e ad arrivare fino alle più alte sfere del potere. 

La miniserie vede Sacha Baron Cohen indossare i panni della leggendaria spia, con una eleganza e una bravura che lo rendono particolarmente credibile. Ma quanto c’è di vero e quanto di romanzato nella serie? In realtà, la storia è molto fedele alla biografia di Cohen. 

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Sacha Baron Cohen nella serie The Spy
Sacha Baron Cohen alias Eli Cohen

I primi passi  di Eli Cohen nel Mossad

The Spy inizia quando Eli vive a Tel Aviv, è sposato con Nadia, lavora in una catena di grandi magazzini e vorrebbe fare qualcosa per il suo paese entrando nel Mossad. 

La sua richiesta, però, non viene presa in grande considerazione perché Eli ha un precedente imbarazzante tra le file dei servizi segreti, che The Spy non mostra.

Eli, infatti, nasce ad Alessandria d’Egitto da ebrei siriani originari di Aleppo. Nel 1954, la Gran Bretagna stava trattando con l’Egitto per il ritiro delle truppe britanniche dal Canale di Suez. Ufficialmente, Israele non fece nulla per impedire il ritiro dei britannici, eppure una serie di esplosioni misero a dura prova i trattati (operazione Soshanna). 

Le esplosioni furono organizzate da ebrei egiziani allo scopo di far ricadere la responsabilità sul governo egiziano e minare le trattative con la Gran Bretagna. Ci fu un’inchiesta e Israele negò il proprio coinvolgimento. Fatto sta che i responsabili furono individuati ed Eli Cohen rimase coinvolto. Pare che fosse solo marginalmente vicino al gruppo operativo responsabile delle esplosioni, ma il risultato fu la sua espulsione dall’Egitto. Questo è l’antefatto della storia protagonista di The Spy. 

Eli Cohen diventa un infiltrato

La serie mostra subito l’addestramento di Eli, a cui viene data una nuova identità: sarà un uomo d’affari benestante di nome Kāmil Amīn Thābit. 

Per infiltrarsi in Siria, però, deve prima agganciare degli uomini che possano fornirgli una presentazione. Per questo motivo viene inviato in Argentina, dove riesce a prendere contatto con l’addetto militare presso l’ambasciata siriana Amin al-Hafiz. Amin non è una persona qualsiasi ma è un membro del Baath, il partito socialista che si sta organizzando per prendere il potere in Siria. 

Grazie all’appoggio di Amin, che comincia ad accettare da subito i regali piuttosto generosi della spia, Eli riesce a trasferirsi a Damasco in un lussuoso appartamento. Inizia così a frequentare le alte sfere degli ambienti militari. 

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Fino al trasferimento in Siria, la serie è fedele alla biografia reale della nostra spia. Dopodiché The Spy si sofferma molto sulla doppia vita di Eli a Damasco, dalle feste dissolute alla frequentazione di una giovane siriana, usata per rendere più credibile il suo personaggio. La spia condusse davvero questa vita in Siria? Probabilmente i dettagli sulla vita siriana di Eli sono funzionali a mostrare quanto potesse essere complessa la vita di un uomo costretto a indossare tutti i giorni una maschera, facendo allo stesso tempo i conti con la sua vera vita di padre e marito in Israele.

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The Spy - una scena della miniserie
 

La triste fine di una spia

Durante la sua permanenza a Damasco Eli appoggia il colpo di stato di Amin al-Hafiz, che diventa Presidente del paese nel 1963. L’amicizia tra i due è sempre più stretta al punto che Amin lo vuole nel ruolo di viceministro della difesa del regime siriano. Si tratta di un grande colpo per il Mossad, che purtroppo dura molto poco. 

Eli, infatti, inviava le informazioni a Israele usando un mini apparecchio telegrafico sempre alla stessa ora. L’apparecchio provocò delle interferenze con la radio militare e insospettì i servizi siriani, che riuscirono a catturarlo e giustiziarlo.

Dopo aver subito delle violente torture, Eli fu impiccato nella Piazza Marja al centro di Damasco il 19 maggio 1965. La piazza era gremita di gente e The Spy non ha affatto esagerato nel mostrare la soddisfazione della popolazione. Tant’è vero che nella realtà l’esecuzione fu trasmessa in diretta dalla televisione siriana.

Cosa è successo dopo la morte di Eli Cohen

The Spy si chiude con la morte di Eli Cohen e con un accenno all’importanza delle sue informazioni. Grazie al suo ruolo nelle sfere militari, infatti, era riuscito a scoprire dove si trovavano i bunker con i militari siriani sulle Alture del Golan.

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Non solo: visto il caldo asfissiante della zona, aveva suggerito di piantare degli alberi di eucalipto per fare ombra ai soldati. Proprio quegli alberi consentirono agli israeliani di conoscere esattamente la posizione dei bunker e di conquistare le alture del Golan nella Guerra dei Sei Giorni del 1967. Guerra che cambiò l'assetto geografico di Israele, con l'annessione anche della penisola del Sinai, della striscia di Gaza, di Gerusalemme Est e della Cisgioradania. 

Il ruolo della moglie

La moglie Nadia, molto presente nella serie, non sapeva di aver sposato una spia e non sapeva che il marito fosse un infiltrato.

Proprio sulle Alture del Golan è stata eretta una statua in suo onore, che raffigura la donna e i suoi tre bambini in attesa del ritorno a casa di Eli. Nadia ha chiesto per anni la restituzione della salma, scontrandosi sempre contro il muro della politica siriana. Solo nel 2019, l’intercessione dei russi ha consentito il ritorno a casa della salma di Eli Cohen

Flickr / CC BY 2.5 - via Wikimedia
Statua Waiting for Eli sulle alture del Golan
Waiting for Eli

Waiting for Eli is licensed under CC BY 2.5

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