Titane meritava la Palma d'Oro? Cosa aspettarsi dall'esplosivo vincitore del Festival di Cannes 2021

Autore: Elisa Giudici ,
Recensioni
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Copertina di Titane meritava la Palma d'Oro? Cosa aspettarsi dall'esplosivo vincitore del Festival di Cannes 2021

Titane ha vinto la Palma d'Oro al Festival di Cannes, con buona pace delle gaffe disordinate di Spike Lee e l'acida ironia di conservatori e benpensanti, tra cui spiace annoverare anche il nostro Nanni Moretti, che su Instagram un po' scherza e un po' fa sul serio nel descrivere Titane con dovizia di spoiler e pressapochismo. Non troverete né i primi né il secondo in questa recensione, che parte da un assunto: la regista Julia Ducournau non ha presentato il film più bello dell'edizione numero 74 di un Festival privo di veri capolavori (ma con tanti titoli di alto livello) e che raramente premia il film migliore in assoluto in concorso. 

Non sfugge nemmeno all'attenzione dei cinefili più attenti il fatto che trionfi una francese quando in giuria al fianco del regista afroamericano ci sono ben quattro giurati con passaporto locale, in un clima in cui una vittoria femminile, se possibile, è più che auspicata.

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Questi elementi hanno favorito la vittoria di Titane, ma non è un traguardo immeritato, anzi: il secondo lungometraggio di Julia Ducournau è una bella Palma di quelle ardite, irriverenti e un po' folli. Perfettamente in linea con quanto visto quest'anno in Croisette. 

Di cosa parla Titane, il film che ha vinto il Festival di Cannes

La protagonista di Titane è la giovane Alexia (Agathe Rousselle) ragazza immagine e ballerina di motor show con una vistosa cicatrice sopra l'orecchio, che si è procurata in un incidente stradale raccontato in apertura del film. Ribelle e per certi versi autodistruttiva, Alexia sembra provare sincera attrazione fisica verso il mondo dei motori, mentre il suo grado di empatia verso gli esseri umani è prossimo allo zero. Sarà una lunga scia di sangue e la necessità di cambiare identità a portarla a casa di uno steroideo pompiere di nome Vincent (Vincent Lindon), un caposquadra macho consumato dalla scomparsa del figlio avvenuto anni prima. 

Già la trama lineare di Titane è il trionfo dell'esplicito, soprattutto in campo visivo: Alexia e Julia Ducournau sembrano parimenti attratte da ciò che trafigge, perfora e trasforma i corpi umani. Pazienza se io corpo è proprio quello di Alexia, che in un secondo filone narrativo (promettente ma poco sviluppato) vede il suo stesso corpo protagonista di una grottesca trasformazione, solo in parte voluta dalla giovane donna. 

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La giovane Alexia post intervento
Il corpo di Alexia è un campo di battaglia che la regista racconta senza censure

È un cinema fisico, sporco di sangue e olio motore quello di Julia Ducournau, una cineasta che ha debuttato con un film sul cannibalismo e che ora chiede una performance fisica impressionante ai suoi protagonisti. Agathe Rousselle deve sostenere un vero e proprio tour de force con il proprio corpo, mentre un attore votato al dramma sociale come Vincent Lindon si è allenato due anni per interpretare il ruolo sorprendente del pompiere diviso tra ritrovato ruolo paterno e attrazione sessuale. 

Julia Ducournau non è la nuova David Cronenberg

Verrebbe da scomodare David Cronenberg per come i corpi vengano distrutti e ricomposti in Titane, ma non è il caso: in Videodrome e dintorni c'era sempre dietro un messaggio politico, un'invettiva così feroce da piegare il fisico dei personaggi che la incarnavano, per uscire fuori e colpire lo spettatore. Ciò che esce dal corpo di Alexia è un colpo di scena fine a sé stesso, come hanno giustamente rilevato i detrattori del film.

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Alexia osserva il fuoco
Dietro le scelte autodistruttive di Alexia non sembra esserci una forte connotazione simbolica di sorta

Per ora Julia Ducournau sembra interessata a muoversi su un livello più superficiale, che punti a scioccare con la forza delle immagini o dell'ironia surreale che talvolta spunta nei momenti più drammatici (penso all'inserimento di Macarena in un passaggio del film), senza però portarsi nulla o quasi dietro. In altre mani la capacità crescente di Alexia di sfondare i confini di genere e nascondersi nel mezzo sarebbe sfociata in qualcosa di più definito, oppure il punto d'arrivo del film sarebbe stato il punto di partenza verso una maggiore concretezza narrativa.

In una Cannes tanto incentrata a scoprire i corpi e a picconare un certo puritanesimo cinematografico, Titane è un'ottima sintesi, che restituisce il riflesso del cinema contemporaneo passato per la Croisette, ancora tutto da decifrare. I diritti per la distribuzione italiana in sala di Titane sono già stati acquisiti da Wonder Pictures. 

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Julia Ducournau vince una Palma d'Oro con il suo secondo film che ama giocare con gli estremi e lo shock visivo: speriamo sia la nascita di una cineasta con crescente maturità narrativa.
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